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Apr
30
Mar
San Pio V Papa
Apr 30 giorno intero

Antonio Ghisleri non è solo il «grande pontefice della riforma tridentina», ma anche il protagonista della storica battaglia contro la flotta turca. Un santo che ebbe al suo fianco amici come san Carlo Borromeo e san Filippo Neri

Un ritratto di san Pio V.Con il Concilio di Trento (1545-1563) «il nuovo incremento della vita cattolica apparve come uno dei più stupendi fenomeni della storia della Chiesa. La rassegnazione che sembrava aver colpito il popolo cattolico, come un esercito ormai vinto e in piena ritirata, cedette lentamente il passo a un rinnovato spirito combattivo e a una coscienza che andò man mano acquistando sempre più il senso della sua vera missione. Le ferite dolorose inferte nel periodo della grande apostasia nel corpo della cristianità pian piano rimarginarono e chi era rimasto fedele all’antica fede si rallegrò per il nuovo corso della vita religiosa. La Chiesa entrò nell’epoca della “riforma cattolica” (Hubert Jedin) come un tempo di autocoscienza, da parte della chiesa, dell’ideale di vita cattolico grazie a un ampio rinnovamento interiore». Queste parole di August Franzen bene ci introducono al nostro santo papa Pio V, che è stato considerato «il grande pontefice della riforma tridentina».

Antonio Ghislieri, «unico piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro in duemila anni di cristianesimo» ricorda Fabio Arduino, nacque da una povera famiglia rurale il 17 gennaio 1504 a Bosco Marengo, presso Alessandria, esercitò fin da giovane il mestiere di pecoraio e ben presto si fece domenicano con il nome di fra’ Michele. Ha scritto Giovanni Paolo II nel suo “Messaggio in occasione delle celebrazioni giubilari promosse per il V centenario della nascita di San Pio V”: «La ricorrenza del V centenario della sua nascita sia motivo di benedizione per tutta la Chiesa e, in maniera speciale, per l’amata Diocesi di Alessandria, come pure per la Comunità ecclesiale del Piemonte». Il suo ottimo lavoro al servizio della Chiesa attirò l’attenzione del cardinale Gian Pietro Carafa, il quale, divenuto papa Paolo IV, lo nominò prima vescovo (1556), poi cardinale nel 1557 (quando venne chiamato a far parte del Collegio cardinalizio era conosciuto come il Cardinale Alessandrino) ed infine Inquisitore Generale di tutta la Cristianità.

Il conclave che elesse Pio V durò diciannove giorni; il novello papa deve la sua elezione (7 gennaio 1566) al cardinale di Milano Carlo Borromeo (1538-1584). Secondo Fabio Arduino, il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma; anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e di frutta, dedicando l’intera sua giornata alla messa in pratica della regola benedettina ora et labora. «Continuando il suo sobrio stile di vita dette una impostazione molto severa alla sua corte… e con vari decreti tentò di porre rimedio ai peggiori mali dell’epoca: i contemporanei ebbero l’impressione che volesse addirittura trasformare la città in una specie di monastero» scrive John Kelly. Il suo motto da Pontefice era quello di «camminare nella verità». Si oppose nettamente al nepotismo, proibì l’alienazione di possedimenti appartenenti allo stato pontificio, fece rispettare l’obbligo di residenza ai chierici, eseguì una sistematica indagine tra gli ordini religiosi, nominò i cardinali con grande attenzione, nominò una commissione per l’esame delle nomine episcopali. In armonia con le decisioni emerse dal Concilio Tridentino, Pio V pubblicò un Catechismus Romanus (1566), una nuova edizione del Breviarum Romanum (1568) e un nuovo Missale Romanum (1570). Istituì una commissione speciale per la revisione della Vulgata. Fondò nel 1571 la Congregazione dell’Indice.

Continua il Kelly: «Adoperò ogni mezzo per promuovere le riforme tridentine in Italia cominciando egli stesso a visitare personalmente le basiliche romane; organizzò anche una commissione per visitare sistematicamente le parrocchie e costituì inoltre molti visitatori apostolici inviandoli in tutto lo stato pontificio e a Napoli. Provvide infine a far pervenire i decreti del concilio di Trento in tutto il mondo». Nell’ottobre del 1576 condannò settantanove tesi di Michele Baio (1513-1589), il precursore fiammingo del giansenismo e nello stesso anno proclamò Dottore della Chiesa il grande pensatore domenicano Tommaso d’Aquino (1225-1274), obbligando le università allo studio della Summa Theologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo Dottore. Purtroppo gli interventi di Pio V in campo internazionale non ebbero successo, mancando di «realismo politico». Ne è un esempio eloquente il fatto che il 25 febbraio 1570 egli scomunicasse e deponesse la regina Elisabetta I (questa fu l’ultima volta che un Papa emise una sentenza di tal genere contro un monarca regnante): si trattò di un «inefficace anacronismo», che non fece che peggiorare la situazione dei sudditi inglesi cattolici.

«L’impresa più ambiziosa e meglio riuscita di Pio V fu la costituzione di una lega santa (sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V) con Venezia e la Spagna per la lotta contro i Turchi: la flotta navale della lega affrontò quella turca nel golfo di Corinto il 7 ottobre 1571 e le inflisse a Lepanto un’importante sconfitta. Attribuendo la vittoria all’intercessione della B. V. Maria, il papa dichiarò il 7 ottobre festa di nostra Signora della vittoria – più tardi trasformata da Gregorio XIII nella festa del Rosario -», racconta John Kelly. La battaglia, che cambiò il corso della storia, durò dal mezzogiorno alle cinque del pomeriggio; Fabio Arduino ricorda che, alla stessa ora, Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti «in estasi» con lo sguardo rivolto ad Oriente ed infine esclamò: «Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria».

Morì il 1° maggio 1572 e il corpo riposa nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Pio V è stato veramente un grande Papa, proclamato santo dalla Chiesa, «un gigante della santità» lo ha definito il Cardinale Angelo Sodano che ha operato in sintonia con altri grandi santi del tempo come san Carlo Borromeo a Milano e san Filippo Neri a Roma; un grande Papa riformatore, la cui opera, che avrebbe poi dato frutti per molti decenni, diede una caratteristica impronta tridentina sulla intera Chiesa.

(Eugenio Russomanno)

Mag
3
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Mag 3 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Ss. Filippo e Giacomo Apostoli
Mag 3 giorno intero

“Dio ha scelto questi uomini santi nella generosità del suo amore e ha dato loro una gloria eterna. Alleluia.” (Antifona d’ingresso S.Messa)


SAN FILIPPO
Filippo, il quinto nella lista degli apostoli, originario di Betsaida, probabilmente parlava il greco. È lui l’apostolo al quale si rivolge Gesù nel miracolo della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6, 5-13); e questo episodio rimarrà caratteristica iconografica (in alternanza alla croce, che indica la modalità del suo martirio) nelle rappresentazioni artistiche della sua figura. La tradizione letteraria più sicura gli attribuisce l’evangelizzazione della Frigia, mentre il Breviario Romano e alcuni martirologi vi aggiungono anche quella della Scizia e della Lidia. In Frigia visse gli ultimi anni della sua vita, a Ierapoli, dove ebbe la sepoltura. Ne è testimonianza precisa un passo di Policrate, vescovo di Efeso nella seconda metà del II secolo, che nella lettera al papa Vittore scrive: «Filippo, uno dei dodici apostoli, riposa a Hierapolis con due sue figlie che si serbarono vergini tutta la vita, mentre la terza, vissuta nello Spirito Santo, è sepolta a Efeso» (il passo è riportato da Eusebio, Storia ecclesiastica, III, 31, 3). E a conforto di questa notizia, anche i dati archeologici hanno mostrato in questa città le tracce del suo culto fin dalla prima epoca cristiana: infatti un’iscrizione dell’antica necropoli di Ierapoli accenna a una chiesa dedicata all’apostolo Filippo. La sua morte avvenne per martirio, al tempo dell’imperatore Domiziano (81-96), mediante la stessa pena alla quale era stato condannato, molti anni prima, Pietro, e cioè la crocifissione inverso capite (a testa in giù), in età sicuramente molto avanzata, che fonti più tarde fissano a ottantasette anni. Dal VI secolo appare come data del suo martirio, unitamente all’apostolo Giacomo il Minore, il giorno 1° di maggio: ma si tratta in realtà del giorno della dedicazione della chiesa dei Santi Apostoli a Roma, di cui papa Pelagio I (556-561) avviò la costruzione in occasione della traslazione dei corpi dei due apostoli (o almeno di una significativa parte di essi) da Costantinopoli, presumibilmente nel 560, e che papa Giovanni III (561-574) completò forse con l’aiuto economico del viceré bizantino Narsete. Si deve dedurre dunque una precedente traslazione delle reliquie di Filippo da Ierapoli a Costantinopoli, della quale però nessuna documentazione è rimasta. La tradizione della presenza di significative reliquie di Filippo a Roma è stata confermata da una ricognizione avvenuta nel 1873. Fino a quella data si conservava nella Basilica dei Santi Apostoli un reliquiario contenente, quasi intatto, il suo piede destro (e un altro reliquiario conteneva il femore di Giacomo il Minore), mentre i corpi dei due apostoli erano venerati sotto l’altare centrale. Nello scavare al di sotto di questo, nel gennaio 1873, venne alla luce un conglomerato di calce e mattoni: demolito questo, apparvero in piano due lastre di marmo frigio, unite esattamente fra di loro, che portavano scolpita a rilievo una croce greca (con i bracci uguali), e sotto di esse, perpendicolarmente sotto l’altare, un loculo, nel quale in particolare era una cassetta con alcune ossa, la maggior parte delle quali nello stato di frammenti o di scaglie, alcuni denti e molta sostanza impastata formata da disfacimento di materiale osseo; e inoltre residui di tessuto che in seguito, analizzati, si rivelarono lana con una preziosa coloritura con porpora. Le analisi sui reperti vennero compiute a opera di una commissione scientifica della quale erano parte anatomopatologi, fisici, chimici e archeologi (tra gli altri, Angelo Secchi, Giovanni Battista De Rossi e Pietro Ercole Visconti), e ne venne redatta e pubblicata una dettagliata relazione. Si poté constatare che le reliquie appartenevano a due distinti individui adulti di sesso maschile: a uno, di corporatura più gracile, le ossa conservatesi integre (in particolare parti di una scapola, di un femore e del cranio) e anche il piede conservato nel reliquiario e attribuito a Filippo; a un secondo invece, di corporatura più robusta, in particolare un molare (si veda più avanti a proposito di Giacomo il Minore). Non fu invece possibile distinguere fra i due individui tutto il resto dei frammenti, a causa del loro stato di disfacimento. Il contesto archeologico rimandava senza dubbi al VI secolo, e dunque all’edificio costruito da Pelagio I e Giovanni III; dalla ricognizione venne confermata quindi l’esattezza della notizia relativa alla traslazione del 560. La quantità delle reliquie fa ritenere che parte di esse si sia dispersa nelle traslazioni (che furono almeno due per ciascun apostolo) dall’Oriente a Roma. Nel 1879, dopo un certo periodo di esposizione alla venerazione dei fedeli, le reliquie rinvenute sotto l’altare furono deposte in un’arca di bronzo all’interno di un sarcofago di marmo collocato nella cripta della chiesa, al di sotto del luogo dove erano state trovate. La reliquia del piede fu invece lasciata al di fuori, all’interno di un reliquiario, attualmente non esposto ai fedeli.

SAN GIACOMO IL MINORE 
Sono verosimilmente la stessa persona il Giacomo, fratello dell’apostolo Giuda Taddeo, che i Vangeli e gli Atti elencano tra i dodici apostoli chiamandolo figlio di Alfeo, e il Giacomo che altrove gli stessi Vangeli chiamano “fratello” (cioè cugino, secondo la corretta interpretazione del termine ebraico) del Signore, figlio di Maria, una delle donne presenti ai piedi della croce di Gesù, moglie di Cleofa, “sorella” (cioè cognata) della Madonna. Cleofa e Alfeo potrebbero essere infatti due nomi della stessa persona, o meglio due forme dello stesso nome aramaico. Il Giacomo “fratello” di Gesù è nominato da Paolo come una delle “colonne” della Chiesa, con Pietro e Giovanni, a Gerusalemme, dove fu vescovo dalla partenza di Pietro per Roma (l’anno 44) fino al martirio avvenuto durante la Pasqua del 62. La Chiesa d’Oriente distingue tuttora tra l’apostolo e il vescovo di Gerusalemme, sulla base di una tradizione introdotta da scritti pseudoclementini (Ipotiposi, VI) tra la fine del II e l’inizio del III secolo e seguita in particolare da Eusebio di Cesarea e Giovanni Crisostomo, ma non da altri numerosi Padri greci; mentre per la Chiesa d’Occidente il Concilio di Trento ha affermato l’identità dell’uno con l’altro.
Il martirio di Giacomo, noto dalla notizia di Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XX, 197. 199-203), della fine del I secolo, ci viene descritto nei dettagli da Eusebio di Cesarea, che riferisce per esteso in particolare la precedente narrazione di Egesippo (Memorie, 5). Morto il prefetto di Giudea Festo, e mentre era ancora in viaggio da Roma il suo successore designato Albino, il sommo sacerdote Ananos il Giovane approfittò del momento per convocare il sinedrio e condannare Giacomo alla lapidazione. Siamo nell’anno 62. Giacomo fu gettato giù dal pinnacolo del Tempio e, poiché non era morto, fu lapidato; e poiché, messosi in ginocchio, pregava per coloro che lo stavano lapidando, «uno di loro, un follatore, preso il legno con cui batteva i panni, colpì sulla testa il Giusto, che morì martire in questo modo. Fu quindi sepolto sul luogo, vicino al Tempio, dove si trova ancora il suo monumento» (Egesippo, in Eusebio, Storia ecclesiastica, II, 23, 18). Il suo cippo sepolcrale, secondo la testimonianza di Girolamo, rimase al suo posto fino al tempo dell’imperatore Adriano (117-138); poi se ne dovettero perdere le tracce, se si ha la notizia dell’invenzione (cioè del ritrovamento), verso la metà del IV secolo, del corpo di Giacomo, insieme a quelli dei martiri Simeone e Zaccaria, a opera di un eremita, Epifanio. Il corpo di Giacomo fu temporaneamente traslato dentro Gerusalemme dal vescovo Cirillo il 1° dicembre 351, poi successivamente fu riportato nella chiesa costruita presso il luogo dell’invenzione; infine si ha notizia di una traslazione – ancora il giorno 1° di dicembre – in un’altra chiesa in Gerusalemme, costruita sotto l’imperatore bizantino Giustino II (565-578) e dedicata a Giacomo. Ma qui le varie notizie si integrano con difficoltà. Si deve infatti collegare con una traslazione di parte delle reliquie da Gerusalemme (o forse da Costantinopoli?) a Roma, l’avvio della costruzione, al tempo di papa Pelagio I (556-561), di una basilica dedicata agli apostoli Giacomo e Filippo, la cui la festa liturgica da allora in Occidente ricorre il 1° maggio (ora spostata al 3 maggio); basilica che fu completata da papa Giovanni III (561-574), e attualmente è intitolata ai santi XII Apostoli.
Nel gennaio 1873, come si è detto più sopra a proposito dell’apostolo Filippo, venne fatta, a opera di una commissione scientifica, una ricognizione sotto l’altare della chiesa dei Santi XII Apostoli a Roma. Le reliquie appartenevano a due distinti individui. Quello di corporatura più robusta, del quale si conservavano solo scaglie e frammenti ossei, anche se in quantità consistente, oltre a un femore presente ab immemorabili in Basilica, fu identificato con Giacomo il Minore. Nel 1879 le reliquie furono deposte in un’arca di bronzo all’interno di un sarcofago di marmo che venne collocato nella cripta della chiesa, al di sotto dell’altare centrale e del luogo dove erano state rinvenute; e lì sono anche oggi. La reliquia del femore fu invece collocata in un reliquiario appositamente fabbricato, attualmente non esposto ai fedeli.
A Santiago di Compostella si venera la reliquia della testa di Giacomo il Minore; secondo una tradizione la portò in Occidente il vescovo di Braga Mauricio Burdino, dopo averla prelevata verso il 1104 da Gerusalemme durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa. Verso il 1116 Urraca, regina di Castiglia e León, se ne impadronì e la donò alla chiesa di Santiago, dove tuttora è custodita in un busto-reliquiario nella cappella dedicata all’apostolo. Ma un altro cranio attribuito a Giacomo il Minore è noto dal Medioevo ad Ancona, ora custodito nel Museo diocesano annesso alla chiesa cattedrale di San Ciriaco: esaminato a seguito della ricognizione delle reliquie conservate a Roma, risultò con esse compatibile.

Mag
13
Lun
Nostra Signora di Fatima
Mag 13 giorno intero

La Madonna così come venne descritta dai veggenti

Fra le apparizioni mariane, quelle relative a Nostra Signora di Fatima sono tra le più famose. Tre pastorelli, i fratelli Francisco e Giacinta Marto (9 e 7 anni) e la loro cugina Lucia dos Santos (10 anni), il 13 maggio 1917, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, videro scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima apparizione, la Madonna diede appuntamento ai bambini per il 13 del mese successivo, e così per altri 5 incontri, dal 13 maggio fino al 13 ottobre.

Nel 1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne autorizzò il culto. A Fatima è stato edificato un santuario, visitato per la prima volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967, e in seguito anche da papa Giovanni Paolo II, pontefice molto legato agli avvenimenti del luogo, dove si recò più di una volta in pellegrinaggio.

Lo stesso Giovanni Paolo II subì un attentato quasi mortale il 13 maggio 1981, nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima. Giovanni Paolo II, convinto che fosse stata la mano della Madonna a deviare quel colpo e a salvargli la vita, volle che il bossolo del proiettile fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima.

Papa Francesco si recherà in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Fátima, in occasione del centenario delle Apparizioni della Beata Vergine Maria alla Cova da Iria. Accogliendo l’invito del Presidente della Repubblica e dei Vescovi portoghesi, il Papa sarà a Fatima dal 12 al 13 maggio 2017.

Mag
31
Ven
Visitazione della Beata Vergine Maria
Mag 31 giorno intero

«Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, quando venne da Elisabetta sua parente, che nella vecchiaia aveva concepito un figlio, e la salutò. Nel gioioso incontro tra le due future madri, il Redentore che veniva santificò il suo precursore già nel grembo e Maria, rispondendo al saluto di Elisabetta ed esultando nello Spirito, magnificò il Signore con il cantico di lode» (dal Martirologio Romano)

Cantico del Magnificat
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Giu
7
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Giu 7 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Giu
13
Gio
S.Antonio da Padova – Memoria
Giu 13 giorno intero

Cappella dedicata a Sant’Antonio – Chiesa Parrocchiale di San Francesco d’Assisi – Taglio di Po


“Memoria di sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa, ma esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di san Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore”
(dal Martirologio Romano)

Fernando di Buglione nasce a Lisbona. A 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, tra i Canonici Regolari di Sant’Agostino. Nel 1219, a 24 anni, viene ordinato prete. Nel 1220 giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d’Assisi. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori mutando il nome in Antonio. Invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Per circa un anno e mezzo vive nell’eremo di Montepaolo. Su mandato dello stesso Francesco, inizierà a predicare in Romagna e poi nell’Italia settentrionale e in Francia. Nel 1227 diventa provinciale dell’Italia settentrionale proseguendo nell’opera di predicazione. Il 13 giugno 1231 si trova a Camposampiero e, sentendosi male, chiede di rientrare a Padova, dove vuole morire: spirerà nel convento dell’Arcella.


Programma Celebrazioni:

Ore 08.30 – Santa Messa (ex Bar ACLI)

Ore 17.00 – Benedizione dei Bambini (capitello Via Garibaldi)

Ore 20.00 – S.Messa e Benedizione del Pane (capitello Via Garibaldi)

Giu
29
Sab
Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli
Giu 29 giorno intero

“Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo” (dal Martirologio Romano)

Due apostoli e due personaggi diversi, ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.

San Pietro fu il “primo” degli Apostoli di Gesù, da lui posto a capo della sua Chiesa. Vescovo di Roma, vi subì il martirio sotto l’imperatore Nerone. È considerato il primo papa. Nato a Betsaida, paesino in Galilea, svolgeva la professione di pescatore a Cafarnao. Fratello del futuro Sant’Andrea, era sposato e, secondo gli atti apocrifi di Pietro, aveva anche una figlia chiamata Petronilla. Divenne Apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea e dopo aver assistito alla pesca miracolosa. Divenuto uno dei dodici, faceva parte di una cerchia ristretta di tre individui (insieme a lui anche Giovanni e Giacomo) che assistettero alla risurrezione della figlia di Giairo, alla Trasfigurazione e all’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi. Pietro tentò di difendere il Maestro dall’arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori, Malco. Unico, insieme al cosiddetto “discepolo prediletto” Giovanni, a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch’egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, come questi aveva già predetto. Dopo la crocifissione e la successiva Risurrezione di Gesù, secondo la Chiesa cattolica, Pietro venne nominato dallo stesso Maestro capo dei dodici Apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con San Paolo riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone.

San Paolo invece, era originario di Tarso; è stato l’«apostolo dei Gentili», ovvero il principale (sebbene non il primo) missionario del Vangelo di Gesù tra i greci e romani. Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenista che godeva della cittadinanza romana. Sebbene a lui coevo, non conobbe direttamente Gesù e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica un giorno, mentre si recava da Gerusalemme a Damasco per perseguitare i cristiani della città, venne accecato da una luce e sulle sue palpebre si formarono come delle squame. Fu chiamato da Gesù risorto, e dopo il battesimo iniziò a predicare il Cristianesimo. Come gli altri missionari cristiani, si rivolse inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili». I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmente l’Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l’Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l’osservanza dell’intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta, e, con il suo carattere energico e appassionato, riuscì vittorioso. Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l’accusa di turbare l’ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell’imperatore – come era suo diritto, in quanto cittadino romano –, fu condotto a Roma, dove venne tenuto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo a continuare la sua predicazione. Venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone, come San Pietro. L’influenza storica di Paolo nell’elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i vangeli si limitano prevalentemente a narrare parole e opere di Gesù, sono le lettere paoline che definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione – ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei successivi due millenni.

Lug
5
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Lug 5 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Ago
2
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Ago 2 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Set
6
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Set 6 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Ott
4
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Ott 4 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Ott
19
Sab
Ricordo della Consacrazione della nostra Chiesa Parrocchiale
Ott 19 giorno intero

Il 19 ottobre 1905 il Patriarca di Venezia Mons. Aristide Cavallari consacrò la nuova Chiesa Parrocchiale di San Francesco d’Assisi, aperta al culto nel 1871.

Nov
1
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Nov 1 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Dic
6
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Dic 6 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

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