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Calendario

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Gen
18
Sab
Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani
Gen 18–Gen 25 giorno intero

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un’iniziativa internazionale ecumenica di preghiera nel quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso. Tradizionalmente, nell’emisfero nord si svolge dal 18 al 25 gennaio, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro (secondo il Rito Ambrosiano) e quella della conversione di san Paolo.

Gen
25
Sab
Conversione di San Paolo
Gen 25 giorno intero

La conversione di Paolo che siamo chiamati a celebrare e a vivere, esprime la potenza della grazia che sovrabbonda dove abbonda il peccato.
La svolta decisiva della sua vita si compie sulla via di Damasco, dove egli scopre il mistero della passione di Cristo che si rinnova nelle sue membra. Egli stesso perseguitato per Cristo dirà: ‘Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa’. Questa celebrazione, già presente in Italia nel sec. VIII, entrò nel calendario Romano sul finire del sec. X.
Conclude in modo significativo la settimana dell’unità dei cristiani, ricordando che non c’è vero ecumenismo senza conversione.

Gen
27
Lun
Festa Votiva della Madonna del Vaiolo
Gen 27 giorno intero
Festa Votiva della Madonna del Vaiolo

Il 27 gennaio di ogni anno è festa grande non solo per i fedeli della Parrocchia San Francesco d’Assisi, ma per tutti gli abitanti di Taglio di Po e dei Comuni limitrofi, nonché di tanti emigranti, che in tale data si ritrovano per festeggiare Colei che in dialetto viene definita “La Madonna del Varolo“.

Nell’autunno 1886 il paese di Taglio di Po fu infatti colpito dal morbo del “vaiolo nero”, sembra portato dall’equipaggio di un peschereccio tornato dalla pesca nelle coste della Turchia asiatica, che provocò in poco tempo la morte di una parte consistente della popolazione. Per arginare il morbo si decise di invocare la grazia della Beata Vergine della Salute e il 27 gennaio 1887, al termine di un periodo di intense preghiere, venne organizzata una messa con processione per le vie del paese a cui parteciparono tutti gli abitanti non ancora colpiti dal vaiolo, con in testa il Parroco ed il Sindaco. Da quel giorno la tradizione orale afferma che più nessuno si ammalò e tutti gli abitanti già colpiti guarirono rapidamente.

Da allora la statua della Beata Vergine della Salute viene chiamata Madonna del Vaiolo ed è festeggiata ogni 27 gennaio con una solenne processione che porta la vecchia statua in legno della Madonna del Vaiolo per le vie della cittadina sopra un carro trainato da uomini, con la partecipazione di tutta la comunità del paese, religiosa e civile.

Feb
2
Dom
Presentazione di Gesù al Tempio
Feb 2 giorno intero

La Presentazione del Signore è una festa del Signore; ricorda il corrispondente avvenimento della vita di Gesù, narrato in Luca 2,22-39.
È detta popolarmente Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Feb
7
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Feb 7 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Feb
11
Mar
Nostra Signora di Lourdes
Feb 11 giorno intero

Statua della Madonna di Lourdes

Nostra Signora di Lourdes è l’appellativo con cui la Chiesa cattolica venera la Vergine Maria in rapporto ad una delle più venerate apparizioni mariane.
Il nome della località si riferisce al comune francese di Lourdes, nel cui territorio, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, la giovane Santa Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, assisté a diciotto apparizioni mariane nella grotta di Massabielle. A proposito della prima, la giovane affermò:
«Io scorsi una Signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi»
Questa immagine della Vergine, vestita di bianco e con una cintura azzurra che le cingeva la vita, è poi entrata nell’iconografia classica.
Nel luogo indicato da Bernadette come teatro delle apparizioni fu posta nel 1864 una statua della Madonna. Intorno alla grotta delle apparizioni è andato nel tempo sviluppandosi poi un imponente Santuario.
Il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa fu dato nel 1862.
Attorno al luogo di culto si è ampliato successivamente un importante movimento di pellegrini. Si calcola che oltre settecento milioni di persone abbiano visitato Lourdes.

Ci piace qui ricordare che per volontà dei Frati Minori Francescani, presenti anche nella nostra Parrocchia, presso il Santuario di Chiampo (Vi) è presente una riproduzione della Grotta di Lourdes, nata dalla idea di ripresentare presso questo Santuario l’ambiente e il messaggio di Lourdes. Edificata in cemento e ferro nel 1935 dal Beato Claudio Granzotto, è copia fedele di quella dei Pirenei in Francia. Anche la statua dell’Immacolata fu scolpita dal Beato, che infuse nel marmo la sua profonda venerazione alla Vergine.

Feb
20
Gio
Giornata Mondiale della Giustizia Sociale
Feb 20 giorno intero

Giornata istituita dall’Onu nel 2007 per invitare gli Stati membri a riflettere su temi come lo sviluppo sociale, la povertà, le disuguaglianze e su tutti quei fattori che creano distanze tra gli uomini.

È lo Stato che generalmente si occupa di far sì che i suoi cittadini godano della giustizia sociale, che è la garanzia per tutti di avere le medesime opportunità di migliorare nella vita, sia fisicamente che psicologicamente, sia materialmente che culturalmente e socialmente. Nella ricorrenza della Giornata mondiale della giustizia sociale, è l’occasione per constatare che il divario sociale tende a crescere anziché a diminuire: intanto, a partire dal reddito e dalle possibilità materiali (nel mondo, metà della ricchezza totale è in mano al solo 1% della popolazione), per non parlare dell’accesso ai beni di prima necessità, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso. L’Ordine Francescano Secolare d’Italia, particolarmente sensibile a queste problematiche, auspica che l’integrazione e l’inserimento delle fasce più deboli e povere diventi uno “stile sociale”; per dirla con le parole di papa Francesco, sia uno stile contro l’«inequità», per «un’etica in favore dell’essere umano» (EG II, 58).

Feb
22
Sab
Cattedra di San Pietro Apostolo
Feb 22 giorno intero

Questo giorno per il calendario della Chiesa cattolica rappresenta il giorno della festa della Cattedra di San Pietro.
Si tratta della ricorrenza in cui viene messa in modo particolare al centro la memoria della peculiare missione affidata da Gesù a Pietro.
In realtà la storia ci ha tramandato l’esistenza di due cattedre dell’Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del magistero di Pietro fu infatti identificata in Antiochia. E la liturgia celebrava questi due momenti con due date diverse: il 18 gennaio (Roma) e il 22 febbraio (Antiochia). La riforma del calendario le ha unificate nell’unica festa di oggi. Essa – viene spiegato nel Messale Romano – “con il simbolo della cattedra pone in rilievo la missione di maestro e di pastore conferita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori, principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa“.

Mar
6
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Mar 6 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Mar
24
Mar
Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri
Mar 24 giorno intero

Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucarestia, venne ucciso Monsignor Oscar A. Romero Vescovo di San Salvador nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador.
La celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, il 24 marzo, prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza.

Mar
25
Mer
Annunciazione del Signore – Solennità
Mar 25 giorno intero

L’Annunciazione del Signore è una delle principali feste mariane che la Chiesa ha inserito nel calendario Liturgico. L’episodio è descritto nel Vangelo di Luca (1, 26-38): l’arcangelo Gabriele annuncia a Maria, vergine, sposa di Giuseppe, il concepimento del Figlio dell’Altissimo.
Il saluto e l’annuncio dell’arcangelo “ave gratia plena Dominus tecum benedicta tu in mulieribus” hanno dato origine alla preghiera dell’Ave Maria.

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei. »

Apr
3
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Apr 3 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Apr
30
Gio
San Pio V Papa
Apr 30 giorno intero

Antonio Ghisleri non è solo il «grande pontefice della riforma tridentina», ma anche il protagonista della storica battaglia contro la flotta turca. Un santo che ebbe al suo fianco amici come san Carlo Borromeo e san Filippo Neri

Un ritratto di san Pio V.Con il Concilio di Trento (1545-1563) «il nuovo incremento della vita cattolica apparve come uno dei più stupendi fenomeni della storia della Chiesa. La rassegnazione che sembrava aver colpito il popolo cattolico, come un esercito ormai vinto e in piena ritirata, cedette lentamente il passo a un rinnovato spirito combattivo e a una coscienza che andò man mano acquistando sempre più il senso della sua vera missione. Le ferite dolorose inferte nel periodo della grande apostasia nel corpo della cristianità pian piano rimarginarono e chi era rimasto fedele all’antica fede si rallegrò per il nuovo corso della vita religiosa. La Chiesa entrò nell’epoca della “riforma cattolica” (Hubert Jedin) come un tempo di autocoscienza, da parte della chiesa, dell’ideale di vita cattolico grazie a un ampio rinnovamento interiore». Queste parole di August Franzen bene ci introducono al nostro santo papa Pio V, che è stato considerato «il grande pontefice della riforma tridentina».

Antonio Ghislieri, «unico piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro in duemila anni di cristianesimo» ricorda Fabio Arduino, nacque da una povera famiglia rurale il 17 gennaio 1504 a Bosco Marengo, presso Alessandria, esercitò fin da giovane il mestiere di pecoraio e ben presto si fece domenicano con il nome di fra’ Michele. Ha scritto Giovanni Paolo II nel suo “Messaggio in occasione delle celebrazioni giubilari promosse per il V centenario della nascita di San Pio V”: «La ricorrenza del V centenario della sua nascita sia motivo di benedizione per tutta la Chiesa e, in maniera speciale, per l’amata Diocesi di Alessandria, come pure per la Comunità ecclesiale del Piemonte». Il suo ottimo lavoro al servizio della Chiesa attirò l’attenzione del cardinale Gian Pietro Carafa, il quale, divenuto papa Paolo IV, lo nominò prima vescovo (1556), poi cardinale nel 1557 (quando venne chiamato a far parte del Collegio cardinalizio era conosciuto come il Cardinale Alessandrino) ed infine Inquisitore Generale di tutta la Cristianità.

Il conclave che elesse Pio V durò diciannove giorni; il novello papa deve la sua elezione (7 gennaio 1566) al cardinale di Milano Carlo Borromeo (1538-1584). Secondo Fabio Arduino, il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma; anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e di frutta, dedicando l’intera sua giornata alla messa in pratica della regola benedettina ora et labora. «Continuando il suo sobrio stile di vita dette una impostazione molto severa alla sua corte… e con vari decreti tentò di porre rimedio ai peggiori mali dell’epoca: i contemporanei ebbero l’impressione che volesse addirittura trasformare la città in una specie di monastero» scrive John Kelly. Il suo motto da Pontefice era quello di «camminare nella verità». Si oppose nettamente al nepotismo, proibì l’alienazione di possedimenti appartenenti allo stato pontificio, fece rispettare l’obbligo di residenza ai chierici, eseguì una sistematica indagine tra gli ordini religiosi, nominò i cardinali con grande attenzione, nominò una commissione per l’esame delle nomine episcopali. In armonia con le decisioni emerse dal Concilio Tridentino, Pio V pubblicò un Catechismus Romanus (1566), una nuova edizione del Breviarum Romanum (1568) e un nuovo Missale Romanum (1570). Istituì una commissione speciale per la revisione della Vulgata. Fondò nel 1571 la Congregazione dell’Indice.

Continua il Kelly: «Adoperò ogni mezzo per promuovere le riforme tridentine in Italia cominciando egli stesso a visitare personalmente le basiliche romane; organizzò anche una commissione per visitare sistematicamente le parrocchie e costituì inoltre molti visitatori apostolici inviandoli in tutto lo stato pontificio e a Napoli. Provvide infine a far pervenire i decreti del concilio di Trento in tutto il mondo». Nell’ottobre del 1576 condannò settantanove tesi di Michele Baio (1513-1589), il precursore fiammingo del giansenismo e nello stesso anno proclamò Dottore della Chiesa il grande pensatore domenicano Tommaso d’Aquino (1225-1274), obbligando le università allo studio della Summa Theologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo Dottore. Purtroppo gli interventi di Pio V in campo internazionale non ebbero successo, mancando di «realismo politico». Ne è un esempio eloquente il fatto che il 25 febbraio 1570 egli scomunicasse e deponesse la regina Elisabetta I (questa fu l’ultima volta che un Papa emise una sentenza di tal genere contro un monarca regnante): si trattò di un «inefficace anacronismo», che non fece che peggiorare la situazione dei sudditi inglesi cattolici.

«L’impresa più ambiziosa e meglio riuscita di Pio V fu la costituzione di una lega santa (sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V) con Venezia e la Spagna per la lotta contro i Turchi: la flotta navale della lega affrontò quella turca nel golfo di Corinto il 7 ottobre 1571 e le inflisse a Lepanto un’importante sconfitta. Attribuendo la vittoria all’intercessione della B. V. Maria, il papa dichiarò il 7 ottobre festa di nostra Signora della vittoria – più tardi trasformata da Gregorio XIII nella festa del Rosario -», racconta John Kelly. La battaglia, che cambiò il corso della storia, durò dal mezzogiorno alle cinque del pomeriggio; Fabio Arduino ricorda che, alla stessa ora, Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti «in estasi» con lo sguardo rivolto ad Oriente ed infine esclamò: «Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria».

Morì il 1° maggio 1572 e il corpo riposa nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Pio V è stato veramente un grande Papa, proclamato santo dalla Chiesa, «un gigante della santità» lo ha definito il Cardinale Angelo Sodano che ha operato in sintonia con altri grandi santi del tempo come san Carlo Borromeo a Milano e san Filippo Neri a Roma; un grande Papa riformatore, la cui opera, che avrebbe poi dato frutti per molti decenni, diede una caratteristica impronta tridentina sulla intera Chiesa.

(Eugenio Russomanno)

Mag
1
Ven
Primo venerdì del mese – vedi dettaglio appuntamenti
Mag 1 giorno intero

Sacramento della Riconciliazione dopo la S.Messa delle ore 08:30

Adorazione Eucaristica dalle ore 09:00 alle ore 11:30

Mag
3
Dom
Ss. Filippo e Giacomo Apostoli
Mag 3 giorno intero

“Dio ha scelto questi uomini santi nella generosità del suo amore e ha dato loro una gloria eterna. Alleluia.” (Antifona d’ingresso S.Messa)


SAN FILIPPO
Filippo, il quinto nella lista degli apostoli, originario di Betsaida, probabilmente parlava il greco. È lui l’apostolo al quale si rivolge Gesù nel miracolo della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6, 5-13); e questo episodio rimarrà caratteristica iconografica (in alternanza alla croce, che indica la modalità del suo martirio) nelle rappresentazioni artistiche della sua figura. La tradizione letteraria più sicura gli attribuisce l’evangelizzazione della Frigia, mentre il Breviario Romano e alcuni martirologi vi aggiungono anche quella della Scizia e della Lidia. In Frigia visse gli ultimi anni della sua vita, a Ierapoli, dove ebbe la sepoltura. Ne è testimonianza precisa un passo di Policrate, vescovo di Efeso nella seconda metà del II secolo, che nella lettera al papa Vittore scrive: «Filippo, uno dei dodici apostoli, riposa a Hierapolis con due sue figlie che si serbarono vergini tutta la vita, mentre la terza, vissuta nello Spirito Santo, è sepolta a Efeso» (il passo è riportato da Eusebio, Storia ecclesiastica, III, 31, 3). E a conforto di questa notizia, anche i dati archeologici hanno mostrato in questa città le tracce del suo culto fin dalla prima epoca cristiana: infatti un’iscrizione dell’antica necropoli di Ierapoli accenna a una chiesa dedicata all’apostolo Filippo. La sua morte avvenne per martirio, al tempo dell’imperatore Domiziano (81-96), mediante la stessa pena alla quale era stato condannato, molti anni prima, Pietro, e cioè la crocifissione inverso capite (a testa in giù), in età sicuramente molto avanzata, che fonti più tarde fissano a ottantasette anni. Dal VI secolo appare come data del suo martirio, unitamente all’apostolo Giacomo il Minore, il giorno 1° di maggio: ma si tratta in realtà del giorno della dedicazione della chiesa dei Santi Apostoli a Roma, di cui papa Pelagio I (556-561) avviò la costruzione in occasione della traslazione dei corpi dei due apostoli (o almeno di una significativa parte di essi) da Costantinopoli, presumibilmente nel 560, e che papa Giovanni III (561-574) completò forse con l’aiuto economico del viceré bizantino Narsete. Si deve dedurre dunque una precedente traslazione delle reliquie di Filippo da Ierapoli a Costantinopoli, della quale però nessuna documentazione è rimasta. La tradizione della presenza di significative reliquie di Filippo a Roma è stata confermata da una ricognizione avvenuta nel 1873. Fino a quella data si conservava nella Basilica dei Santi Apostoli un reliquiario contenente, quasi intatto, il suo piede destro (e un altro reliquiario conteneva il femore di Giacomo il Minore), mentre i corpi dei due apostoli erano venerati sotto l’altare centrale. Nello scavare al di sotto di questo, nel gennaio 1873, venne alla luce un conglomerato di calce e mattoni: demolito questo, apparvero in piano due lastre di marmo frigio, unite esattamente fra di loro, che portavano scolpita a rilievo una croce greca (con i bracci uguali), e sotto di esse, perpendicolarmente sotto l’altare, un loculo, nel quale in particolare era una cassetta con alcune ossa, la maggior parte delle quali nello stato di frammenti o di scaglie, alcuni denti e molta sostanza impastata formata da disfacimento di materiale osseo; e inoltre residui di tessuto che in seguito, analizzati, si rivelarono lana con una preziosa coloritura con porpora. Le analisi sui reperti vennero compiute a opera di una commissione scientifica della quale erano parte anatomopatologi, fisici, chimici e archeologi (tra gli altri, Angelo Secchi, Giovanni Battista De Rossi e Pietro Ercole Visconti), e ne venne redatta e pubblicata una dettagliata relazione. Si poté constatare che le reliquie appartenevano a due distinti individui adulti di sesso maschile: a uno, di corporatura più gracile, le ossa conservatesi integre (in particolare parti di una scapola, di un femore e del cranio) e anche il piede conservato nel reliquiario e attribuito a Filippo; a un secondo invece, di corporatura più robusta, in particolare un molare (si veda più avanti a proposito di Giacomo il Minore). Non fu invece possibile distinguere fra i due individui tutto il resto dei frammenti, a causa del loro stato di disfacimento. Il contesto archeologico rimandava senza dubbi al VI secolo, e dunque all’edificio costruito da Pelagio I e Giovanni III; dalla ricognizione venne confermata quindi l’esattezza della notizia relativa alla traslazione del 560. La quantità delle reliquie fa ritenere che parte di esse si sia dispersa nelle traslazioni (che furono almeno due per ciascun apostolo) dall’Oriente a Roma. Nel 1879, dopo un certo periodo di esposizione alla venerazione dei fedeli, le reliquie rinvenute sotto l’altare furono deposte in un’arca di bronzo all’interno di un sarcofago di marmo collocato nella cripta della chiesa, al di sotto del luogo dove erano state trovate. La reliquia del piede fu invece lasciata al di fuori, all’interno di un reliquiario, attualmente non esposto ai fedeli.

SAN GIACOMO IL MINORE 
Sono verosimilmente la stessa persona il Giacomo, fratello dell’apostolo Giuda Taddeo, che i Vangeli e gli Atti elencano tra i dodici apostoli chiamandolo figlio di Alfeo, e il Giacomo che altrove gli stessi Vangeli chiamano “fratello” (cioè cugino, secondo la corretta interpretazione del termine ebraico) del Signore, figlio di Maria, una delle donne presenti ai piedi della croce di Gesù, moglie di Cleofa, “sorella” (cioè cognata) della Madonna. Cleofa e Alfeo potrebbero essere infatti due nomi della stessa persona, o meglio due forme dello stesso nome aramaico. Il Giacomo “fratello” di Gesù è nominato da Paolo come una delle “colonne” della Chiesa, con Pietro e Giovanni, a Gerusalemme, dove fu vescovo dalla partenza di Pietro per Roma (l’anno 44) fino al martirio avvenuto durante la Pasqua del 62. La Chiesa d’Oriente distingue tuttora tra l’apostolo e il vescovo di Gerusalemme, sulla base di una tradizione introdotta da scritti pseudoclementini (Ipotiposi, VI) tra la fine del II e l’inizio del III secolo e seguita in particolare da Eusebio di Cesarea e Giovanni Crisostomo, ma non da altri numerosi Padri greci; mentre per la Chiesa d’Occidente il Concilio di Trento ha affermato l’identità dell’uno con l’altro.
Il martirio di Giacomo, noto dalla notizia di Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XX, 197. 199-203), della fine del I secolo, ci viene descritto nei dettagli da Eusebio di Cesarea, che riferisce per esteso in particolare la precedente narrazione di Egesippo (Memorie, 5). Morto il prefetto di Giudea Festo, e mentre era ancora in viaggio da Roma il suo successore designato Albino, il sommo sacerdote Ananos il Giovane approfittò del momento per convocare il sinedrio e condannare Giacomo alla lapidazione. Siamo nell’anno 62. Giacomo fu gettato giù dal pinnacolo del Tempio e, poiché non era morto, fu lapidato; e poiché, messosi in ginocchio, pregava per coloro che lo stavano lapidando, «uno di loro, un follatore, preso il legno con cui batteva i panni, colpì sulla testa il Giusto, che morì martire in questo modo. Fu quindi sepolto sul luogo, vicino al Tempio, dove si trova ancora il suo monumento» (Egesippo, in Eusebio, Storia ecclesiastica, II, 23, 18). Il suo cippo sepolcrale, secondo la testimonianza di Girolamo, rimase al suo posto fino al tempo dell’imperatore Adriano (117-138); poi se ne dovettero perdere le tracce, se si ha la notizia dell’invenzione (cioè del ritrovamento), verso la metà del IV secolo, del corpo di Giacomo, insieme a quelli dei martiri Simeone e Zaccaria, a opera di un eremita, Epifanio. Il corpo di Giacomo fu temporaneamente traslato dentro Gerusalemme dal vescovo Cirillo il 1° dicembre 351, poi successivamente fu riportato nella chiesa costruita presso il luogo dell’invenzione; infine si ha notizia di una traslazione – ancora il giorno 1° di dicembre – in un’altra chiesa in Gerusalemme, costruita sotto l’imperatore bizantino Giustino II (565-578) e dedicata a Giacomo. Ma qui le varie notizie si integrano con difficoltà. Si deve infatti collegare con una traslazione di parte delle reliquie da Gerusalemme (o forse da Costantinopoli?) a Roma, l’avvio della costruzione, al tempo di papa Pelagio I (556-561), di una basilica dedicata agli apostoli Giacomo e Filippo, la cui la festa liturgica da allora in Occidente ricorre il 1° maggio (ora spostata al 3 maggio); basilica che fu completata da papa Giovanni III (561-574), e attualmente è intitolata ai santi XII Apostoli.
Nel gennaio 1873, come si è detto più sopra a proposito dell’apostolo Filippo, venne fatta, a opera di una commissione scientifica, una ricognizione sotto l’altare della chiesa dei Santi XII Apostoli a Roma. Le reliquie appartenevano a due distinti individui. Quello di corporatura più robusta, del quale si conservavano solo scaglie e frammenti ossei, anche se in quantità consistente, oltre a un femore presente ab immemorabili in Basilica, fu identificato con Giacomo il Minore. Nel 1879 le reliquie furono deposte in un’arca di bronzo all’interno di un sarcofago di marmo che venne collocato nella cripta della chiesa, al di sotto dell’altare centrale e del luogo dove erano state rinvenute; e lì sono anche oggi. La reliquia del femore fu invece collocata in un reliquiario appositamente fabbricato, attualmente non esposto ai fedeli.
A Santiago di Compostella si venera la reliquia della testa di Giacomo il Minore; secondo una tradizione la portò in Occidente il vescovo di Braga Mauricio Burdino, dopo averla prelevata verso il 1104 da Gerusalemme durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa. Verso il 1116 Urraca, regina di Castiglia e León, se ne impadronì e la donò alla chiesa di Santiago, dove tuttora è custodita in un busto-reliquiario nella cappella dedicata all’apostolo. Ma un altro cranio attribuito a Giacomo il Minore è noto dal Medioevo ad Ancona, ora custodito nel Museo diocesano annesso alla chiesa cattedrale di San Ciriaco: esaminato a seguito della ricognizione delle reliquie conservate a Roma, risultò con esse compatibile.

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