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Le odierne piaghe d’Egitto

Apr 28, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Paese che papa Francesco va ad incontrare è afflitto da un’economia fallita, da sovrappopolazione, corruzione, inquinamento, terrorismo e fatalismo. Ma è sede di un tesoro molto più grande della sua plurimillenaria storia: il cuore gioioso del suo popolo.
Nel Libro dell’Esodo, nel Vecchio Testamento, Dio infligge all’Egitto dieci castighi per punire il Faraone che ha impedito agli ebrei di lasciare il Paese e per convincerlo a lasciarli partire. Tra le calamità che Yahweh ha inflitto agli egiziani, notiamo le più estreme: l’acqua del Nilo trasformata in un fiume di sangue; sciami di locuste abbattutesi su tutta la terra; il Paese caduto nelle tenebre e, alla fine, la più terribile, la morte dei primogeniti d’Egitto. Questi duri castighi nel loro rigore colpiscono la nostra sensibilità. Ora, l’Egitto affronta dei flagelli altrettanto devastanti che lasciano il visitatore in preda a tristezza mista a impotenza.
Perché il popolo egiziano è afflitto da simili piaghe? Potrà mai guarirne e recuperare la sua buona salute?

La demografia: senza dubbio una delle maggiori fonti di povertà e instabilità del Paese. La popolazione sfiora i cento milioni e ha un tasso di crescita di più del 2.5%. Il Cairo, quella megalopoli la cui popolazione è stimata intorno ai 20 e i 23 milioni, attira ogni anno centinaia di migliaia di nuovi arrivi dalle regioni rurali. Alessandria, seconda città per importanza, si sbriciola sotto il peso di una popolazione di quasi sette milioni, triplicata in 50 anni. L’Egitto si frantuma dappertutto, le infrastrutture non sono sufficienti per le necessità. Le famiglie numerose sono ancora considerate benedette e la loro prosperità si misura per il numero di bambini. Fattori religiosi e culturali difficili da cambiare.

Il fallimento dell’economia: l’Egitto dipende in gran parte dall’aiuto dei Paesi stranieri, in particolare degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita, del Qatar e di alcuni Paesi del Golfo, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e di altre organizzazioni internazionali. Le tre fonti importanti di guadagno sono il turismo (11% del Pil), il petrolio, il gas naturale e il Canale di Suez. Ora, la caduta considerevole del prezzo del petrolio, la riduzione del turismo a seguito degli attacchi terroristici jihadisti e il rallentamento degli scambi commerciali tra l’Europa e l’Estremo oriente hanno portato una riduzione delle entrate e influito in maniera negativa sull’economia del Paese. Le ripercussioni sono gravi in particolare sul sistema sanitario e dell’istruzione, e le finanze sono insufficienti per rispondere ai bisogni. Le scuole e gli ospedali pubblici sono carenti. Come insegnare a degli allievi che sono accorpati a più di 80 per classe? O ancora come retribuire in maniera adeguata medici e altri professionisti sanitari con delle risorse finanziarie limitate, quando questi possono ottenere stipendi più generosi nei Paesi del Golfo? A seguire di un’importante svalutazione della lira egiziana, un’inflazione galoppante del 40% e un tasso di disoccupazione ufficiale che si aggira intorno al 12,5% (senza dubbio ben più elevato fra i giovani), le prospettive economiche non sono incoraggianti. La crisi che attraversa il Paese da più di quattro anni, rischia di perdurare e costituire la piaga più importante dell’Egitto d’oggi.

Lo scarto tra ricchi e poveri: esiste una classe abbastanza ristretta che si è arricchita in modo considerevole da una ventina di anni in Egitto. È questa ad avere i mezzi per acquistare le proprietà costruite nelle comunità chiuse al Cairo, sulla riva del Mar Rosso o lungo la costa mediterranea. Al contrario, la grande maggioranza dei giovani vivono ancora con i loro genitori, non possono permettersi di comprare un appartamento e di sposarsi. Questo scarto fra ricchi e poveri va aggravandosi e un’ondata di disperazione è facile da percepire fra i giovani, che siano diplomati o meno. Se conosci qualcuno che ti possa aprire una porta per accedere a un lavoro, il tuo avvenire è assicurato. Altrimenti, finisci per unirti alla massa di disoccupati che si aggirano per le vie delle grandi città.

La corruzione: è obbligatorio corrompere qualcuno per ottenere quel che si vuole in Egitto. Tutto ha un prezzo e dovete passare la bustarella a chi ve lo fa ottenere. Un poliziotto vi sposta da uno spazio in divieto di sosta? Una decina di lire e chiuderà gli occhi. Volete ottenere un contratto per costruire una strada, una fabbrica, un canale di irrigazione? Niente di più semplice. Qualche milione e si ha il contratto in mano. In seguito, si trova l’appaltatore che farà il lavoro a metà del prezzo. Ci sono anche buone possibilità che il sub-appaltatore abbia a sua volta un sub-sub-appaltatore che intraprenderà il progetto per un quarto della somma iniziale. E così di seguito. Non stupisce che da anni, gli imprenditori formano un’oligarchia che corrompe il potere e vice-versa. Un’alleanza incestuosa che non inganna nessuno. Questa corruzione ha portato alla rivoluzione del 2010 e alla caduta di Mubarak. L’arrivo del maresciallo Al-Sisi nel 2013 non ha eradicato questa cancrena che erode il Paese.

L’erosione dei valori e del rispetto: uno dei risultati della corruzione è l’emergere di una disaffezione generale al potere e alle altre istituzioni che costituiscono le fondamenta sociali. Oggi, è chiaro che un sentimento egocentrico disilluso sta prendendo il sopravvento, ciascuno difende con ferocia quello che possiede, a discapito di quello che univa gli individui nel passato. Le rivoluzioni successive del 2010 e del 2013 non hanno risposto alle aspettative del popolo e in qualche modo hanno rafforzato quest’attitudine scoraggiata di non avere il potere di cambiare niente. Questo fa sì che venga meno il rispetto per quelli che fino a quel momento erano i valori del Paese: solidarietà sociale, orgoglio di appartenenza, famiglia e lavoro.

Il terrorismo e il fondamentalismo: questa crepa sociale ha permesso l’insediamento di ideologie che nutrono le tensioni interne. Movimenti di rivendicazione religiosa come i Fratelli musulmani e i salafiti occupano al giorno d’oggi un posto importante nella vita del Paese. Queste ideologie seminano discordia nelle comunità religiose e fomentano il terrorismo. In molti casi, sono finanziate dai Paesi arabi che invidiano all’Egitto la sua posizione strategica e la sua influenza in quella parte del globo: vogliono a tutti i costi ridurne la portata. Essi sono aiutati dai Paesi occidentali che hanno sempre sostenuto la necessità di Dividere per governare. Serie di attentati hanno ridotto il turismo a zero e i media occidentali hanno trasmesso quest’informazione a ripetizione, rovinando sul piano economico il Paese. Il turista per sua natura è una creatura prudente che evita i rischi, preferisce scegliere destinazioni in apparenza più sicure. Tuttavia Il Cairo non è più pericoloso di Parigi, Londra, Madrid, Stoccolma, Bruxelles o Orlando in Florida. Un viaggio in Egitto nell’aprile del 2017, ci permette di affermare che il Paese è sicuro; ha una lunga tradizione di tolleranza e pacifismo. È tempo di bloccare l’ingresso sul territorio di stranieri che predicano l’odio con il pretesto della religione, dei principi geopolitici o dell’aiuto internazionale.

L’inquinamento e il deserto: l’Egitto si batte contro due forze che lo assalgono di fronte. L’attività umana, l’industria e il traffico nelle città più grandi sono la causa di gravi problemi di inquinamento che minacciano la salute e il futuro del Paese stesso. Inoltre, lo scarico dei rifiuti nel Nilo aggrava la precaria situazione dell’acqua potabile. Malgrado tutti gli sforzi di decongestionare la capitale e i grandi centri urbani nel costruire delle città satellite, le soluzioni sembrano arrivare troppo tardi con pochi impatti positivi. In più, dimentichiamo molto spesso che l’Egitto è un Paese desertico e, malgrado tutti i mezzi per colonizzare il deserto, la lotta è iniqua e la natura riprende rapida il suo corso. Al Cairo, un lavoro quotidiano è compiuto per pulire la città e rimuovere la sabbia deposta dai venti. Un autentico lavoro di Sisifo, da ricominciare in eterno.

Il fatalismo: se c’è una caratteristica culturale dominante nell’egiziano, essa è l’accettazione del proprio destino in silenzio. Egli riconosce una mano divina che dirige il suo destino in tutte le cose. Egli si sottomette per sua volontà con abnegazione e insieme riconoscenza. Perché la sua fede è la sua guida suprema. Punto di rivolta o dubbio sulla sua sorte: tutto arriva per volontà divina. Quindi non solo è inutile opporsi, ma, al contrario, è necessario rassegnarsi con riconoscenza. Questo atteggiamento comporta due conseguenze, una lama a doppio taglio. Da una parte, visto che è sottomesso al suo destino, l’egiziano rimane di buon umore anche se immerso nella peggiore delle calamità. Egli si fa carico della sua situazione, convinto di non poter far niente per cambiarla e che Dio non lo lascerà cadere. Per lui, il momento presente è un dono del cielo. Dall’altra parte, l’egiziano non farà mai grandi sforzi per tentare di modellare e padroneggiare il proprio destino. Egli si sottomette e lo accetta in anticipo. Egli si rimette ad istanze superiori che, se non sono divine, hanno assunto poteri temporali. Con tutte le derive e gli abusi che questi ultimi possono commettere. Per sfortuna, la storia dell’Egitto è piena di questi leader che hanno abusato di questa inclinazione fatalista del buon popolo.

Questa lista delle piaghe che affliggono l’Egitto è senza dubbio lontana dall’essere esaustiva. Essa è il risultato di quanto si può osservare in modo sommario quando si visita questo meraviglioso Paese e si è interessati un minimo alla sua situazione.
Molto più che la sua storia e il suo passato glorioso, molto più che i monumenti che sconfiggono l’immaginazione e il tempo, molto più che il suo ruolo determinante nell’evoluzione della civiltà umana, la reale ricchezza dell’Egitto sono gli egiziani. Il loro carattere è alle fondamenta generoso, buono e tollerante. Ma oggi, l’egiziano è malato e il suo corpo è coperto da piaghe. Egli spera che esse guariscano, un giorno, per poter infine pianificare un avvenire fatto di giustizia, di sicurezza e prosperità.
Guy Djandj *Nativo egiziano, emigrato in America del nord, viaggia di frequente fra il Canada e l’Egitto.
(dal sito ASIANEWS – giornale on-line del P.I.M.E. Pontificio Istituto Missioni Estere) 28/04/2017

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