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Meditazione di mons. Pizzaballa: Battesimo di Gesù

Gen 12, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Vangelo di Luca non insiste molto sul Battesimo di Gesù (solo un inciso), ma pone l’accento sulla investitura di Gesù con la discesa dello Spirito Santo e la dichiarazione di Gesù come figlio di Dio, che verrà poi confermata dal brano seguente, con la genealogia che lo presenta come figlio di Davide e di Abramo, ma che arriva fino ad Adamo e poi a Dio Creatore. Gesù, nel Vangelo di Luca, è fin dal principio solidale con tutta l’umanità.

La prima parte del Vangelo di oggi (Lc 3,15-16.21-22) ci presenta ancora una Volta Giovanni il Battista, il quale sta preparando il popolo alla venuta del Messia, che è un altro e non lui stesso, come il popolo tendeva a credere (15).

Ma lo stesso Gesù ha bisogno di prepararsi alla missione affidatagli dal Padre, e nel nostro brano Luca presenta la vocazione divina di Gesù, la sua investitura tramite lo Spirito Santo, il suo stato di Figlio di Dio, la sua solidarietà con il progetto di Dio. Nonostante questa solenne investitura da parte di Dio stesso, il Figlio di Dio, ha comunque bisogno di discernere la volontà del Padre e assoggettarsi ad essa, per rimanere nella giusta relazione con Lui.

Anche nell’Antico Testamento abbiamo un esempio di come stare di fronte a Dio. Nel libro della Genesi, che Paolo riprenderà nella Lettera ai Romani (Rom 4,3), si dice che quando Dio promise di nuovo ad Abramo una discendenza, Abramo “credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia” (Gn 15,6). Significa che Dio ritenne la fede di Abramo il modo giusto di stare in relazione con Lui; Dio dichiarò buono questo modo di stare di fronte a Lui, il modo della fede, di chi si affida a Lui nell’impossibilità delle proprie forze.

Abramo non si fida di se stesso; non fa affidamento sulle proprie capacità, sulla propria osservanza, sulla propria fedeltà; si fida di Dio, e questo piace al Signore, di questo Lui si compiace.

Per cui Abramo diviene un modello di credente per tutte le generazioni, diviene il padre della fede, proprio per aver trovato quel modo di stare davanti a Dio che a Dio piace.

Anche Gesù, all’inizio della sua vita pubblica, ha scelto in quale modo vivere la propria appartenenza al Padre, quello di essere un uomo in mezzo a uomini normali e che, pur non essendo peccatore, si mette in fila con i peccatori per ricevere il battesimo di penitenza del Battista. Ha scelto di rimanere fedele all’Incarnazione, di stare dentro questo stile: di essere completamente Dio in questo essere semplicemente un uomo. Il battesimo è la scelta di Gesù di essere non uomo potente, forte, ricco ma, come ogni altro semplice uomo, bisognoso di salvezza e di vita, un uomo che attende la vita da Dio, e che perciò ha bisogno di pregare (Lc 3,21), per mantenersi in sempre in intima relazione con Lui.

Questa scelta, così come è riportata nel vangelo di Luca, ha due risvolti.

Uno, lo abbiamo già accennato, è che su Gesù scende la pienezza dello Spirito (Lc 3,22), la pienezza della vita divina. Il cielo si apre (Lc 3,21), ed ogni separazione viene in qualche modo superata, anche quella tra Dio e l’uomo. La vita divina non è riservata a Dio; ma non è nemmeno riservata a qualche personaggio particolare, che si distingue per le sue prerogative speciali. È donata a tutti e, in Gesù, scende sull’umanità che semplicemente vive la propria vocazione ad essere figlia; è donata all’uomo che si sente fratello degli altri uomini. L’umanità, allora, non può più essere disprezzata, o considerata lontana da Dio: è il luogo dove la divinità si riversa, si esprime, si compie.

Il secondo è che il Padre vede questa scelta di Gesù, e si compiace (Lc 3,22).

Come aveva ritenuto giusto l’atteggiamento di Abramo, proprio così ritiene giusto questo atteggiamento di Gesù: in esso si riconosce, riconosce che Gesù “interpreta” con esattezza quello che è il Suo disegno, il Suo stile.

Perché Dio non vuole essere un Dio potente, straordinario; vuole essere un Dio che ama, che dona vita.

Non vuole essere un Dio lontano, che si disinteressa dell’uomo. Al contrario se ne interessa a tal punto di fare della questione dell’uomo la sua stessa questione, la sua stessa vita. Non dall’esterno, non con il pensiero, ma nella sua propria carne.

A noi, allora, non resta che stupirci di questo compiacimento di Dio. Lui si compiace quando siamo solidali, fratelli nella comune umanità; quando riconosciamo in questa umanità, ferita e redenta, il dono più grande che Lui ci ha fatto.

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