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Meditazione di mons. Pizzaballa: I Domenica di Avvento, anno C

Dic 1, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Con questa domenica ha inizio un nuovo anno liturgico, in cui il Vangelo di Luca ci accompagnerà nel nostro cammino di conoscenza del Signore e di crescita nella fede.

In questo anno rivivremo tutti i misteri della vita di Cristo, perché, di anno in anno, la sua vita prenda sempre più spazio in noi, perché diventi sempre più la nostra stessa vita; e, come ogni anno, il nostro cammino inizia con il tempo dell’Avvento, tempo in cui passo dopo passo ci avviciniamo all’incontro con il Signore che si manifesta nella carne.

È un evento che Dio stesso ha preparato lungo i secoli: e noi entriamo in questa lunga preparazione.

Il brano che ascoltiamo oggi è tratto dal capitolo 21 del vangelo di Luca, il capitolo che precede direttamente il racconto della Passione; come gli altri Vangeli sinottici, anche quello di Luca pone a questo punto, prima della passione, un discorso “escatologico”, ovvero una riflessione di Gesù sui tempi ultimi, sul ritorno del Signore. E questo per dire che proprio la Pasqua è la vera luce con cui guardare senso della storia.

Il brano è diviso in due parti, e noi, da ciascuna delle due parti, traiamo uno spunto di riflessione.

Nella prima (Lc 21, 25-28), è possibile vedere ccon una certa chiarezza il cammino della storia dell’uomo. Com’è questo cammino? Gli elementi sono due.

C’è innanzitutto un tempo di sconvolgimento, di timore, di dolore. Potremmo dire che questo tempo non è diverso dalla vita ordinaria della gente, fatta spesso anche di questa realtà dolorosa. È il tempo della vita come prova, di provvisorietà, di scelte da compiere e di passi incompiuti, un tempo in divenire.

Ma la cosa importante, che dice Gesù, è che proprio questa storia va verso un fine; potremmo dire che questa storia è un grembo, che ha in sé ciò a cui tende e per cui è fatta.

La storia non va verso la fine, verso l’annullamento di tutto; non va verso il caos o la morte; la storia va verso l’incontro con il Signore.

Perché, questa è la grande notizia che il Vangelo di oggi ci dona: il Signore viene (Lc 21,27). Mentre la storia cammina verso un fine, il Signore ci viene incontro, ed entra nella storia.

Dalla seconda parte del brano, ci è dato di capire che questa venuta del Signore sarà percepita e vissuta in modi diversi: per alcuni sarà un laccio (Lc 21,35), per altri una liberazione (Lc 21,28).

Il laccio è qualcosa che ti arriva all’improvviso: per alcuni la venuta del Signore sarà come un evento inatteso che ti capita mentre proprio non te lo stavi aspettando, perché eri occupato da altro. Come qualcosa che non avevi proprio l’idea che sarebbe potuto avvenire.

Ciò sta a indicare che c’è la possibilità di vivere tutta la vita senza sapere che questa vita ha senso perché un giorno incontrerà il Signore, senza vivere di quest’incontro come qualcosa che già è accaduto, che ogni giorno si rinnova. Senza sapere che un giorno tale incontro si compirà in modo definitivo, e che quel compimento non sarà altro da ciò che giorno per giorno è si è vissuto: un incontro con il Signore.

Se questo incontro non accade, allora non stupisce che la vita si appesantisca in dissipazioni, ubriachezze, affanni (Lc 21,34): è la situazione di chi non ha altro orizzonte, per la propria vita, se non il momento presente, e deve trovare mille modi per colmare un vuoto, per fuggire dalla solitudine. È la situazione di chi non è mai stato, nella sua vita “davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36), e non sarà certo alla fine che imparerà a farlo; perché la vita ci è data proprio per imparare quest’arte, quella di stare con il Signore.

Per altri, invece, la venuta del Signore sarà una liberazione, la liberazione definitiva dalla solitudine. Sarà il momento in cui l’uomo vedrà che quella salvezza in cui ha creduto e in cui ha riposto la propria speranza, veramente si compie, e compie tutta quanta la vita.

Ciò che fa la differenza tra i due diversi esiti dell’esistenza umana non dipenderà tanto da una questione morale, da un’osservanza della Legge, da una perfezione personale. Dipenderà dalla capacità di vigilanza (Lc 21,34.36), ovvero da quel modo di stare nel mondo di chi sa che questo mondo non è tutto, e si aspetta altro. È l’atteggiamento di chi rimane aperto, di chi non si riempie la vita, di chi lascia sempre un posto libero dentro di sé, per potersi stupire, per accogliere. Ed è l’atteggiamento di chi si aspetta una novità, e vive ogni cosa sapendo che proprio lì la novità inizia.

Accanto alla vigilanza, Gesù accenna alla preghiera (Lc 21,35): si veglia solo pregando, e se non si prega ci si addormenta, come gli apostoli nel Getzemani. Perché la preghiera è la reale possibilità di stare nella vita senza fuggire, senza perdersi di fronte alla complessità o al dolore.

Spesso abbiamo pensato alla preghiera come un modo per cambiare l’esistenza, come ad un mondo alternativo e un po’ magico dove rifugiarci quando la vita diventava troppo difficile.

In realtà, la preghiera è esattamente il contrario, è attingere dal Signore la forza di stare dentro ciò che accade, sapendo che non siamo soli. E che tutto potrà venir meno, tranne questa presenza.

+Pierbattista

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