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Meditazione di mons. Pizzaballa: I Domenica di Quaresima

Mar 9, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Ha oggi inizio il tempo di Quaresima (Lc 4,1-13), e il racconto delle tentazioni segna la prima tappa di questo cammino che ci conduce fino alla Pasqua del Signore.

Sottolineiamo alcuni elementi, che ci possono aiutare ad entrare nel tema di oggi e, quindi, nel tempo che oggi comincia.

L’evangelista Luca, come gli altri sinottici, pone il racconto delle tentazioni prima dell’inizio della vita pubblica di Gesù.

E questo per dire che prima di iniziare la sua missione, Gesù deve fare una scelta, deve orientarsi nel cammino, deve scegliere quale stile messianico voglia dare al suo ministero.

La tentazione entra nel mondo, fin dall’inizio, come si legge nel Libro della Genesi al capitolo 3, come la possibilità di una scelta altra, diversa dal progetto originario di Dio, dal modo con cui Dio ha pensato e creato l’uomo, a sua immagine e somiglianza.

Anche Gesù deve scegliere, dunque, e il diavolo non lo risparmia da questa prova. Ma, a differenza degli altri sinottici, Luca conclude la pericope dicendo che “dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (Lc 4,13).

Quale sia questo momento fissato, è lo stesso Luca a suggerircelo: mentre in Matteo, infatti, dopo la prima tentazione nel deserto, il diavolo porta subito Gesù “nella città santa” (Mt 4,5), in Luca le ultime due tentazioni sono invertite, e Luca pone il culmine della prova a Gerusalemme, dove il diavolo pone Gesù sul punto più alto del tempio (Lc 4,9).

Tutto il cammino di Gesù nel terzo Vangelo, come vedremo più volte durante l’anno, non è altro che un cammino verso Gerusalemme, dove Gesù sa di avere un appuntamento, di essere atteso.

Anche sulla croce, come oggi nel deserto, verrà chiesto a Gesù di salvare se stesso, di non essere un uomo come ogni altro uomo, di preferire almeno questa volta la via del potere, del sensazionale e del miracolistico; gli verrà chiesto di scendere dalla croce, e questo per tre volte (Lc 23,35-39), proprio come per tre volte nel deserto Gesù è tentato dal diavolo.

A Gerusalemme Gesù affronta la prova definitiva, e conferma di volere ciò che oggi sceglie: non una vita centrata su di sé, una vita che si fa da sé, ma una vita che si riceve dal Padre e che a Lui si affida.

E a Gerusalemme la prova sarà terribile, perché il prezzo della fedeltà alla scelta originaria sarà la morte di croce: lì Gesù giudicherà che questa fedeltà vale più della propria vita, e invertirà completamente la logica del demonio.

Se infatti il diavolo, nelle tentazioni di oggi, invita Gesù ad utilizzare il potere che gli viene dal suo essere Figlio di Dio per salvare se stesso, evitare il limite e la fatica dell’essere uomo, a Gerusalemme Gesù sceglierà proprio la via del limite, della debolezza e della morte come modo di esprimere appieno la sua obbedienza al Padre, la sua illimitata fiducia in Lui; per esprimere appieno il senso ultimo di una umanità che si realizza non facendosi da sé, ma in un umile e fiducioso rapporto di figliolanza con il Padre.

Da dove viene a Gesù questa consapevolezza, che dà consistenza alle sue scelte? Luca ci suggerisce due risposte.

La prima è la menzione dello Spirito, che ritorna due volte in questo brano (Lc 4,1): Gesù non è solo, ma è costantemente rivolto al Padre grazie allo Spirito che abita in Lui. La solitudine del deserto è il luogo dove Gesù sperimenta con maggior forza la presenza del Padre, la forza della relazione con Lui.

La seconda è evidentemente legata alla Parola: Gesù risponde al diavolo non con parole sue, ma attingendo alla Scrittura. Le sue parole, infatti, non sono altro che citazioni del Deuteronomio. Gesù risponde non con le sue parole, ma con la Parola di Dio Padre.

La tentazione che vorrebbe spingere l’uomo ad ascoltare e a fidarsi di un’altra voce che non sia quella del Padre, non si vince con la forza, con la furbizia, con la semplice intelligenza: attraverso questi soli mezzi non potremmo essere se non perdenti, ancora una volta schiavi della fiducia in noi stessi. La prova si attraversa e si supera rimanendo in ascolto, umile e paziente, della verità del Padre, fidandosi di Lui.

Anche sulla croce, nell’ultima tentazione, Gesù userà queste stesse armi: le sue ultime parole (Lc 23,46) saranno la citazione di un salmo (Sal 31,6), di una preghiera capace di dire ancora una volta la sua totale fiducia nella relazione con il Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

+Pierbattista

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