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Meditazione di mons. Pizzaballa: II Domenica di Avvento, anno C

Dic 8, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

La seconda domenica d’Avvento ci fa incontrare la figura di Giovanni Battista, di colui, cioè, che precede la venuta del Signore e ne prepara l’attesa tra il popolo.

Il brano di Vangelo di oggi (Lc 3,1-6) inizia in modo molto solenne, con una schiera di re e sacerdoti, di personaggi importanti della storia del tempo, per dire che la storia di Dio si mescola con questa nostra storia. Dio non fa una storia parallela, alternativa a quella dell’uomo. Esiste un’unica storia, per Dio e per l’uomo; e l’uomo non dovrà cercarne un’altra se vorrà trovare Dio: lo troverà dentro questa storia, dentro la piega di questi nomi che sentiamo nel brano del Vangelo e nel mondo di oggi: Cesare, Pilato, Filippo…

Nomi che hanno almeno due caratteristiche: innanzitutto sono sette, che è un segno di pienezza, di totalità. Sette nomi, pagani e giudei, per dire che la salvezza è per tutti, non importa a che popolo si appartenga. Come verrà detto qualche versetto più avanti, “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Lc 3,6).

Inoltre, alcuni di questi nomi, che sembrano lontani, sono legati alla vicenda di Gesù e compariranno nella sua storia: Erode è ricordato perché è colui che cerca di mettere a morte il bambino appena nato, mentre Pilato, Anna e Caifa riappariranno al momento della condanna a morte.

Questa storia, dunque, è anche una storia segnata dal male, dall’ingiustizia, dalla sofferenza: Dio entra in questa storia, e vi porta qualcosa di nuovo.

Questo qualcosa di nuovo è semplicemente una Parola che accade nella vita di un uomo che sta nel deserto: “La parola di Dio venne (lett.: accadde) su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto” (2).

Solo questo cambia la storia, quando una Parola accade, entra nella vita di qualcuno. Dio parla sempre, ma solo a volte la Parola “accade”, cioè irrompe, crea qualcosa di nuovo.

Quando questo accade, la Parola di Dio diventa un fatto, un evento, è qualcosa che ti succede dentro e che diventa la tua stessa vita. Non è qualcosa che fai tu, non decidi tu cosa ascoltare. La Parola di Dio accade, irrompe, e quella Parola ti cambia la vita

Giovanni, allora, è innanzitutto colui che sta nel deserto per accogliere il dono di una Parola; di lui si dice solo questo, questo essere un uomo in cui accade una Parola di Dio.

Il Vangelo di Luca, a differenza degli altri sinottici, non si sofferma sui diversi particolari, sugli atteggiamenti del precursore: non dice nulla dei suoi abiti, del suo cibo…L’essenziale di Giovanni è il suo essere un uomo che ascolta, che attende, che riceve una Parola e se ne lascia trasformare la vita. Per venire, il Signore ha bisogno di questo, ha bisogno di uomini che sanno ascoltare in questo modo: questa è la strada.

Due cose sono importanti nella descrizione di Giovanni.

La prima è che Giovanni sta nel deserto, nel luogo per eccellenza dell’ascolto. La Parola non irrompe nei palazzi dei grandi nominati sopra, perché sono saturi di molte altre parole. Il deserto è il luogo dove l’uomo fa silenzio per ascoltare una Parola che non sia la sua.

La seconda è che in Giovanni sopraggiunge, irrompe, accade una Parola precisa, che era già stata detta molti anni prima: Luca infatti cita il profeta Isaia, i versetti 3-5 del capitolo 40. è il capitolo dove prende inizio il libro della consolazione, ovvero quella parte del libro in cui Isaia annuncia l’avvicinarsi della salvezza.

Di cosa parlano questi versetti?
Parlano di una visione, perché così succede: che chi ascolta, vede. Vede oltre la storia, oltre tutto ciò che vedono gli occhi di tutti: “Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate” (5). Gli occhi di tutti vedono burroni, strade impervie, vie tortuose; vedono monti e colli invalicabili. Chi ascolta la Parola vede che tutto questo sta avendo una profonda trasformazione, per accogliere il Signore che viene, il Signore che ritorna in mezzo alla storia degli uomini. Tutto ciò che è storto, tutto ciò che è sconnesso, tutto si può aprire ad una venuta.

Chi farà questo? Dio o l’uomo?

Il testo lo fa solo intuire: lo farà Dio, e l’uomo sarà chiamato a guardare, a rendersi conto di quello che sta accadendo, che Dio sta facendo per lui. L’uomo è chiamato ad accogliere.

L’esito di questa storia è certo, è sicuro: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Lc 3,6) .

Non c’è strada impervia, non c’è monte scosceso, non c’è Erode né Pilato né Caifa né Anna che può impedire questo compiersi del desiderio profondo dell’uomo, quello di vedere, di conoscere, fare l’esperienza di Dio che salva.

La Parola che irrompe su Giovanni è dunque una parola nuova, perché è per tutti.

E la prima conversione a cui Giovanni stesso è chiamato, e a cui poi lui stesso chiamerà gli altri, è proprio questa: è che i peccati saranno perdonati così come i monti saranno abbassati.

Questa è la vera novità che accade nella storia per chi, ascoltando, vede.

+Pierbattista

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