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Meditazione di mons. Pizzaballa: III Domenica di Pasqua

Mag 4, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Anche il brano di Vangelo di oggi racconta un’apparizione del Signore ai suoi discepoli, dopo la sua risurrezione. Siamo al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, e l’evangelista precisa che questa è la terza volta che Gesù si rivela (Gv 21,14).

Questo è il primo dato su cui ci soffermiamo, il fatto che Gesù si riveli più volte, non una sola.

Gesù viene, e poi ritorna, e ogni volta si rivela.

Non è un caso che il brano inizi dicendo che Gesù si rivela “di nuovo” (Gv 21,1), perché ogni volta che Gesù viene, ogni volta che il Signore si affaccia sulla nostra vita, in realtà è sempre qualcosa di nuovo che accade, una novità che si propone. Ogni incontro con il Signore non è mai uguale a quello già sperimentato in precedenza, e per questo bisogna essere attenti e vigili, pronti ad accogliere la manifestazione sempre nuova del Signore.

Se questo è vero, allora nasce la domanda: come riconoscerlo? A quale condizione il suo passaggio diventa un incontro, un principio nuovo per la nostra vita?

Il brano di oggi offre alcuni elementi a riguardo.

Il primo nasce dall’esperienza della sua assenza: noi riconosciamo il Signore quando riconosciamo che senza di Lui non possiamo fare nulla.

I discepoli vanno a pescare, ma “quella notte non presero nulla” (Gv 21,3), e questo non è un caso, non è solo una notte particolarmente sfortunata. È una questione che ci riguarda molto più profondamente, che dice la verità della nostra vita: se non siamo uniti a Lui, se Lui non è presente nella nostra vita, noi non possiamo se non fare esperienza del nulla, del vuoto; senza di Lui noi non abbiamo nulla da mangiare (Gv 21,5).

Ebbene, il Signore si rivela proprio lì. E si rivela con una promessa di vita: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. Il Risorto è l’unico che può fare e mantenere una promessa di vita piena, abbondante, proprio perché è il Risorto, perché ha sconfitto la morte. Molti possono promettere la vita; ma solo il Risorto la può donare veramente.

E infatti i discepoli fanno questa esperienza, e a partire da questa esperienza lo riconoscono: “È il Signore” (Gv 21,7).

C’è un ulteriore elemento da sottolineare, un elemento che accomuna questo brano alle altre apparizioni del Risorto raccontate nei Vangeli. Ogni volta che Gesù appare, c’è sempre una parola, o un gesto che apre il cuore dei discepoli, increduli, o dubbiosi o semplicemente ancora incapaci di riconoscerlo.

C’è qualcosa di familiare, che tocca il cuore, che fa scattare una memoria, che apre gli occhi.

Per Maria di Magdala è il suo stesso nome, pronunciato da Gesù in un modo tale che Maria subito riconosce il Maestro (Gv 20,16). Per i discepoli di Emmaus è il gesto dello spezzare il pane (Lc 24,31), anche qui, un gesto familiare, amico, che Gesù aveva fatto più volte insieme a loro. Nel Vangelo di oggi è di nuovo questo mangiare insieme (21,12), questo stare a tavola con Lui: è in questo gesto che i discepoli sono di nuovo capaci di vedere il Signore.

La seconda parte del Vangelo di oggi riguarda l’incontro personale di Gesù con Pietro (Gv 21,15-19). Alla nuova manifestazione del Signore, corrisponde una nuova chiamata per Pietro.

In realtà, nel Vangelo di Giovanni è solamente qui che Gesù invita Pietro a seguirlo; Gesù ha attraversato la Pasqua, e Pietro ha fatto esperienza del proprio peccato, della sua incapacità totale a mantenere ogni promessa al Signore.

Ora sa che solo il Signore mantiene la sua promessa di vita, e che la sequela non sarà altro che buttarsi in Lui, come nel vangelo di oggi si è gettato in mare (Gv 21,7): potremmo dire che è un po’ il simbolo del battesimo di Pietro, la sua scelta di seguire il Signore solo in forza di un’unione profonda con la morte e la risurrezione di Lui.

+ Pierbattista

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