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Meditazione di mons. Pizzaballa: III Domenica di Quaresima

Mar 3, 2018   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale, Quaresima, Riflessioni  //  No Comments

Dopo aver iniziato la Quaresima con il Vangelo di Marco, oggi cominciamo a seguire fino alla domenica delle Palme brani del Vangelo di Giovanni. Il brano di oggi (Gv 2,13-25) narra l’episodio di Gesù che entra nel tempio, vede venditori e cambiavalute e li caccia fuori. Siamo all’inizio del Vangelo (cap. 2).

Per comprendere meglio questo brano partiamo un po’ da lontano.

Ogni evangelista inizia il proprio racconto con un “rovesciamento”, con un evento o con delle parole capaci di dire tutta la novità che sta irrompendo nella storia.

Tutti gli evangelisti pongono alla base della loro narrazione alcuni elementi comuni e quindi pensiamo anche fondanti: le scritture si sono compiute; il Regno di Dio si è fatto vicino; sta iniziando un tempo nuovo, in cui Dio opererà la salvezza gratuita per tutti i poveri. Per entrare in questo Regno è necessario non fare altro se non convertirsi, lasciare un modo vecchio di vivere la relazione con Dio, per aprirsi ad un nuovo modello di relazione con Lui.

Matteo, ad esempio, dopo i racconti dell’infanzia in cui il Messia atteso accoglie l’adorazione dei pagani, fa iniziare la vita pubblica di Gesù con il grande discorso della Montagna, una sintesi di tutta la novità di vita che i chiamati al Regno possono vivere da quel momento in poi.

Marco racconta che Gesù viene in mezzo agli uomini e annuncia che Dio si è fatto vicino.

Anche Luca racconta gli eventi della nascita di Gesù, e con il Magnificat mette sulla bocca di Maria il grande rovesciamento della storia, che Maria vede con i propri occhi nella propria carne (“ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” Lc 1,52). E dopo il battesimo e le tentazioni, Gesù inizia il suo ministero a Nazareth, dove un sabato entra nella sinagoga e pronuncia il suo discorso programmatico, che da subito gli crea grande ostilità. E in questo discorso dice che si è aperto l’anno di grazia del Signore, anno di misericordia per tutti gli ultimi della storia.

In Giovanni questo rovesciamento è addirittura fisico, concreto, plastico.

Questo evento della “purificazione” del tempio, che tutti i sinottici mettono alla fine del Vangelo, dopo l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, Giovanni lo pone qui, all’inizio.

Dopo l’incontro con il Battista e la chiamata dei primi discepoli, Gesù inizia il suo ministero in due luoghi strategici: a Cana, in una casa in cui si celebrano delle nozze, e nel tempio di Gerusalemme.

A Cana dona in abbondanza il vino nuovo per l’alleanza nuova, di cui è giunta l’ora.

Nel tempio di Gerusalemme, Gesù pone un gesto simbolico importante: afferma che quel modo di celebrare il culto, con compravendite e denaro, non è un culto a gradito Dio, ma un mercato, un’idolatria. È mercato e idolatria qualsiasi relazione con Dio, in cui si pensi che la salvezza debba essere acquistata.

Gesù dice che è finito questo tempo, questo modello di culto, e inizia un nuovo modo di vivere la fede: il capovolgimento è completo, come i banchi dei cambiavalute che Gesù rovescia a terra (Gv 2,15).

È capovolto il rapporto tra sacro e profano, è capovolta l’immagine di Dio, è capovolto il senso del culto, del sacrificio e del tempio, che viene riportato alla sua originaria dimensione di gratuità.

Nel gesto che Gesù compie vi è un richiamo all’ultimo versetto del Libro del profeta Zaccaria (14,21) in cui si parla dei tempi messianici come tempi in cui “non vi sarà neppure un mercante nella casa del Signore degli eserciti”. Non stupisce dunque che i capi del popolo chiedano un segno (Gv 2,18) che dia a Gesù la legittimità del suo comportamento, ritenuto da essi scandaloso.

Cosa, dunque, rende legittima questa pretesa di Gesù di inaugurare un tempo nuovo?

Gesù risponde parlando della sua passione. Sarà essa a rendere definitivo il gesto di oggi, perché allora il suo corpo glorioso, risorto dopo tre giorni dalla distruzione (Gv 2, 19), sarà davvero il nuovo tempio, nuovo luogo di incontro tra Dio e l’uomo, ogni uomo.

È normale che i capi del popolo e i farisei non capiscano. Neppure i discepoli capiscono, e si inaugura così una dinamica di fraintendimenti che percorrerà tutto il vangelo di Giovanni.

Se non capiscono, però, non significa che il discorso di Gesù sia inutile: Giovanni anticipa già ora che, dopo la risurrezione di Gesù, i discepoli ricorderanno (Gv 2,22) queste parole e questo gesto, e crederanno.

Sarà la resurrezione l’evento chiave che renderà i discepoli finalmente capaci di comprendere, e sarà lo Spirito Santo (Gv14,26) a far loro ricordare le cose in modo nuovo.

Il cammino di Quaresima si sta dunque facendo impegnativo: non perché ci sia chiesto di fare qualcosa in più, ma piuttosto di lasciare che il Signore operi anche in noi quel rovesciamento che ha operato con i banchi dei mercanti, nel tempio di Gerusalemme…

+Pierbattista

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