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Meditazione di mons. Pizzaballa: IV Domenica del Tempo Ordinario

Feb 2, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Abbiamo visto, domenica scorsa, gli inizi della vita pubblica di Gesù secondo il Vangelo di Luca, inizi posti sotto il segno della consolazione (Lc 4,14-21): la consolazione annunciata dai profeti, attesa da tutte le genti, si compie nella vita del Signore Gesù, nel suo essere consacrato dal Padre per portare a tutti l’annuncio della grazia.

Oggi abbiamo in qualche modo la prova che questa consolazione è vera, certa, sicura e per tutti.

Lo deduciamo dal fatto che Gesù è disposto a pagarne di persona il prezzo.

Il brano di Vangelo di oggi (Lc 4,21-30), che è il diretto proseguimento di quello di domenica scorsa, racconta la reazione della gente all’annuncio fatto in sinagoga. Gesù si trova a Nazaret, tra parenti e persone conosciute, e a loro per primi annuncia che con Lui si compie la promessa fatta da Dio per il suo popolo.

Ma proprio lì, da subito, Gesù sperimenta opposizione e rifiuto. Non quindi dai lontani, dai nemici, dai pagani, ma dai più vicini, dai suoi, da quelli di casa.

Gesù sembra dire che anche questo è scritto nella rivelazione: che cioè misteriosamente il messaggio della grazia è sempre associato ad un rifiuto, ad una resistenza, e proprio da coloro che per primi sono chiamati ad ascoltarlo e ad accoglierlo. Fa parte della grazia essere rifiutata, perché sia davvero grazia, perché sia solo grazia, perché la drammatica esperienza del rifiuto confermi che questa grazia è per tutti, e che non costringe nessuno.

E proprio lì, dove è rifiutata, è data la conferma che questa grazia è affidabile, perché va oltre il rifiuto, lo attraversa, così come Gesù attraversa la gente di Nazaret che gli si era stretta intorno per gettarlo giù dal monte (Lc 4,30).  La grazia non dipende dalla nostra accoglienza, ma è donata sempre e comunque. Altrimenti non sarebbe grazia.

Una domanda importante da farsi è quella che riguarda i motivi di questo rifiuto: perché i compaesani di Gesù non lo accolgono? Perché immediatamente scatta un’opposizione che addirittura arriva a progetti di morte? Perché così velocemente si passa dalla meraviglia all’incomprensione?

Non ci sono motivazioni serie che giustifichino l’atteggiamento dei Nazaretani, se non quella malattia del cuore che si oppone ad ogni novità possibile, ad ogni bellezza, ad ogni dono. E più il dono si fa vicino e gratuito, più l’insofferenza del cuore aumenta; eppure solo una grazia così gratuita può guarire questo dolore, questa malattia.

I Nazaretani, come i farisei e tanti altri nel vangelo, non erano capaci di riconoscere la novità nella persona di Gesù. Il loro cuore era chiuso alla novità. La loro idea di messia prevaleva sulla persona che avevano di fronte. In questo modo non hanno reso possibile in loro l’opera dello Spirito, di vedere in modo completamente nuovo la vita. Per accogliere Gesù, per vederlo nella sua verità, è necessario farsi piccoli, poveri. A loro infatti è annunciata la buona novella (Lc 4: 18 mi ha inviato ad evangelizzare i poveri). Questi sono i poveri del Vangelo, capaci di fare spazio alla novità, senza pregiudizi. Sono i piccoli, i poveri i privilegiati, perché capaci di lasciarsi curare, come gli abitanti dei villaggi di Galilea che accolsero Gesù al contrario degli abitanti di Nazareth.

L’atteggiamento dei nazaretani potrebbe scandalizzarci.

Ma dobbiamo stare attenti, perché dice semplicemente quello che c’è nel cuore di ogni uomo, anche nel nostro, che così tanto fatica a lasciarsi rendere felice. Preferiamo mille volte meritare, conquistare, guadagnare, che accogliere un dono.

Ebbene, Gesù è venuto per questo, per guarire questo peccato dell’uomo diventato ormai incapace di credere all’amore del Padre. Per questo è così necessario che Gesù paghi di persona la grazia che ci dona, per farci vedere quanto vale la nostra vita ai suoi occhi.

+Pierbattista

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