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Meditazione di mons. Pizzaballa per la Solennità dell’Ascensione del Signore 2017

Mag 27, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Solennità dell’Ascensione del Signore

Il Vangelo di Matteo non riporta nessuna apparizione del Risorto ai discepoli, se non questa che si legge oggi. Dopo la risurrezione, le prime e le uniche a vedere il Signore sono le donne, alle quali Gesù dà l’incarico di annunciare ai fratelli di andare in Galilea: là lo vedranno (Mt 28, 9-10).

I discepoli, dunque, per vedere il Signore devono obbedire alla Sua Parola e mettersi in cammino; e devono tornare là dove tutta la loro storia con il Signore è iniziata.

Il Vangelo si conclude lì, dove in qualche modo è cominciato: e questo per dire, fra le altre cose, che il Vangelo non si conclude, che la vita di Gesù non è mai una volta per tutte assimilata, che non basta leggerlo una volta per sapere qualcosa di Lui. Ma che lì dove la storia finisce, lì, dallo stesso punto, ogni volta ricomincia, e il viaggio percorrerà la stessa strada, ma non sarà lo stesso; e ci porterà ogni volta ad una conoscenza sempre più profonda di Lui.

Il testo sembra dire che, una volta arrivati in Galilea, i discepoli scoprono che il Signore li ha preceduti ed è già lì, ad aspettarli (Mt 28, 16). Non c’è missione – i discepoli saranno subito inviati ad annunciare la vita nuova del Risorto – che non parta da questa esperienza, che non nasca da questo stupore di essere sempre preceduti, e di esserlo nonostante i propri tradimenti, abbandoni, fallimenti. Si ricomincia sempre, di nuovo.

L’incontro è segnato da due atteggiamenti diversi: i discepoli lo adorano, ma alcuni dubitano (Mt 28, 16).

Il primo, l’adorazione, esprime la fede, ed è riservato solo a Dio: nell’episodio delle tentazioni (Mt 4, 8-10) il diavolo aveva portato Gesù su di un monte – esattamente come su un monte si svolge l’episodio di oggi – e gli aveva chiesto di adorarlo, in cambio di tutti i regni del mondo e della loro gloria; ma Gesù non era caduto nell’inganno, e si era aggrappato a quella Parola che non ammette che nessun altro prenda il posto di Dio: “Il Signore, Dio tuo, adorerai, a Lui solo renderai culto” (Dt 6,13).

E nel Vangelo di oggi, dopo aver donato tutto per amore e aver compiuto pienamente la volontà di salvezza del Padre, è Lui a ricevere non solo quell’adorazione che il diavolo avrebbe voluto carpirgli, ma anche quei regni che il diavolo avrebbe voluto dargli in cambio. Così Gesù può affermare: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” (Mt 28, 18).

Il secondo atteggiamento sembra quasi strano in un contesto così intenso, in un incontro così solenne. Eppure l’evangelista non teme di dire che il dubbio è presente anche in questo momento, anche all’interno di quel primo gruppo chiamato poi ad evangelizzare tutti gli altri. La fede rimane mescolata al dubbio, e non può che essere così.

Il Signore li sta chiamando come un giorno aveva chiamato Pietro a camminare sulle acque incontro a Lui, e lì anche lui, il primo degli apostoli, aveva dubitato (Mt 14,31); Gesù allora aveva rimproverato Pietro per la sua poca fede. Ma è proprio da questa coscienza umile della propria fede povera che si può ripartire ogni volta: da lì ripartiranno anche i discepoli per la loro missione universale.

A questi discepoli, impastati di fede e incredulità, Gesù si avvicina (Mt 28, 18): “avvicinarsi” è un verbo che ricorre spesso nel Vangelo di Matteo, soprattutto per dire della gente che si avvicina a Gesù per cercare guarigione e salvezza.

Solo due volte questo verbo dice il movimento contrario, quello di Gesù che si avvicina ai discepoli: qui, e nell’episodio della Trasfigurazione (Mt 17,7). Non è un caso che entrambi gli episodi parlino di Gesù nella sua gloria: come a dire che la gloria del Signore non è mai qualcosa di lontano dagli uomini, dai suoi, anzi. È esattamente il luogo dove lui più si avvicina, dove ha una possibilità infinita di farsi vicino.

Ed è per questo che proprio nel momento in cui Lui sta lasciando i suoi, proprio allora può pronunciare parole che dicono una relazione e una presenza definitiva : “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Sono, queste, le ultime parole del Vangelo di Matteo, e sono parole a sorpresa: il Signore risorto non si è allontanato, ma è definitivamente venuto.

Si compie così la promessa con cui il Vangelo era iniziato, quella annunciata in sogno da un angelo a Giuseppe: quel bambino che Maria portava in grembo sarebbe stato il Dio-con-noi (Mt 1,22).

Ora inizia una storia nuova, quella di Dio presente nella storia attraverso la vita risorta del Signore, che dona il Suo Spirito.

Ed è nuova anche perché è per tutti: i discepoli sono inviati a vivere in mezzo a tutte le genti, e ad essere ovunque fermento di vita nuova, perché a tutti possa essere annunciata la buona novella della salvezza.

La nuova storia, che oggi inizia, è all’insegna dell’universalità: in pochi versetti l’aggettivo “tutto” ritorna ben quattro volte: tutto il potere, tutte le genti, tutto ciò che ho ordinato, tutti i giorni (Mt 28,18-20).

Tutto ciò che Gesù “possiede”, ovvero la sua relazione d’amore nella Trinità, ora può passare a tutti gli uomini, attraverso i discepoli che avranno a cuore di annunciare tutto ciò che il Signore ha detto a loro.

Nessuno sarà più escluso da questa grazia, perché il Signore della gloria è Colui che si avvicina ad ogni uomo: questo è il potere che gli è stato dato.

+ Pierbattista

(Mons. Pizzaballa, frate francescano, è Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme)

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