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Meditazione di mons. Pizzaballa: Sacra Famiglia, anno C

Dic 29, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Possiamo dire che nel brano di Vangelo di oggi (Lc 2,41-52) si incrociano diverse ricerche.

Da una parte c’è Gesù che cerca il Padre, e la sua è una ricerca prioritaria, fondamentale, come Lui stesso dice a Maria e a Giuseppe: devo occuparmi delle cose del Padre mio (Lc 2,49). Potremmo dire che Gesù, ormai dodicenne e quindi adulto secondo la Legge di Israele, si cerca, cerca la propria identità, la propria missione, il senso della propria vita, e lo fa dentro la relazione con il Padre; cerca questa relazione al di sopra di tutto, per cui tutto il resto diventa relativo e secondario.

Ma perché questa relazione accada, Gesù deve fare un taglio, una separazione, deve staccarsi: dalla famiglia, innanzitutto, per cui non si unisce alla carovana che torna a Nazaret, e sceglie di restare a Gerusalemme, da solo.

Poi, insieme alla famiglia, Gesù lascia una serie di consuetudini, di usanze: era consuetudine (Lc 2,42) che gli Ebrei salissero a Gerusalemme per le feste più importanti, e che poi tornassero ognuno alla propria casa, alle proprie occupazioni. Gesù invece rimane (Lc 2,43) a Gerusalemme, e non dice niente ai suoi, perché non è a loro che fa riferimento, non è a loro che obbedisce. È adulto, ed obbedisce al Padre suo

E questo è così scontato ed evidente per Lui, che si stupisce che gli altri non capiscano, che per gli altri non sia così: non si diventa adulti per obbedire al Padre?

Fra l’altro, nel Vangelo di Luca, queste parole sono le prime pronunciate da Gesù. Ed è significativo che il Padre tornerà anche nelle ultime, quando Gesù si consegnerà completamente a Lui, sulla croce, in totale affidamento e obbedienza (Lc 23,46). Il Padre, dunque, fa da inclusione a tutto il Vangelo di Luca che, come sappiamo, è la parabola di un lungo cammino di Gesù verso Gerusalemme. Ma, ancor più profondamente, è la parabola del cammino dell’umanità intera che, dai luoghi del proprio smarrimento, è ricondotta al Padre, alla relazione con Lui come relazione fondante di tutta la vita.

Accanto alla ricerca di Gesù, c’è quella di Maria e Giuseppe, che cercano Lui.

Una ricerca più ansiosa rispetto alla prima, perché mentre Gesù sa bene da dove cominciare la propria ricerca, cioè dalla casa del Padre che è il tempio, non così per i suoi genitori, che iniziano a cercarlo nel posto sbagliato, e infatti non lo trovano (Lc 2,45).

Lo cercano tra parenti e conoscenti, ma lui non può essere lì: sono legami superati, e Gesù è già oltre.

Alla fine del Vangelo, troveremo una scena analoga: le donne vanno al sepolcro, per ungere il corpo di Gesù, ma un angelo dirà loro che Gesù non è più lì (Lc 24,1-12) . Non è più nella morte, è già oltre, è già nella casa del Padre, e quindi è inutile cercare Gesù nel sepolcro, perché lì non lo si può trovare.

Ci è passato, ed è stato un passaggio obbligato, ma non può esserci rimasto.

Così nella sua famiglia, nelle cose della sua gente: ci è passato, ma non è rimasto lì.

C’è un unico luogo dove Gesù rimane, ed è il Padre.

Lì, nella casa del Padre, si sente evidentemente a suo agio, come con qualcosa che gli è molto familiare: infatti è seduto (Lc 2,46) tranquillamente nel tempio, in mezzo a dottori e maestri, e lì fa tre cose, cioè ascolta, interroga e risponde (Lc 2,46-47).

Innanzitutto ascolta, che è l’atteggiamento fondamentale di ogni figlio, è l’inizio di ogni sapienza, è segno di maturità.

Poi interroga, cioè Gesù cerca, vuole conoscere. Non inizia sapendo già tutto, dando tutto per scontato. E anche questo è un segno di maturità.

E poi risponde, e le sue risposte generano stupore, così come stupore genera la risposta che Gesù dà ai suoi genitori.

Da dove tutto questo stupore?
Forse a generare stupore è proprio il Padre, e questa relazione privilegiata che Gesù ha con Lui.

Stupisce che questo ragazzo abbia come unico criterio del proprio sentire e del proprio agire un Dio che Lui chiama “Padre mio”.

Anche la finale del Vangelo in qualche modo stupisce (Lc 2,51), perché dopo questo strappo, questa novità, Gesù torna a Nazaret con i suoi e tutto sembra ritornare esattamente come prima: Gesù rimane sottomesso a Maria e a Giuseppe. In realtà non potrebbe essere altrimenti, perché l’obbedienza al Padre non passa per un’altra strada che non sia l’obbedienza alla vita, alla storia, alle persone a cui siamo affidati.

E lì dove questo avviene, allora il cammino è sempre un cammino di crescita (Lc 2,52).

+Pierbattista

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