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Meditazione di mons. Pizzaballa: Solennità della Santissima Trinità

Mag 26, 2018   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale, Riflessioni  //  No Comments

Nel meditare il Vangelo di questa festa della Santissima Trinità, ci soffermiamo su due brevissime particelle, due semplici preposizioni.

La prima è la preposizione “nel”, e la troviamo al versetto 19: “battezzandoli nel nome del Padre…”.

La seconda, invece, è “con”, e la troviamo alla fine del brano di oggi, al versetto 20: “Io sono con voi…”.

È attraverso queste due parole che entriamo nella celebrazione di oggi, cercando, attraverso di esse, di contemplare quella vita nuova che Gesù ha portato sulla terra, ma che, ancor prima, si vive all’interno delle relazioni della Trinità.

Gesù incontra i suoi discepoli in Galilea, dopo la risurrezione. Lì si congeda da loro per tornare nella gloria del Padre, ma non lo fa se non dopo aver dato loro un mandato, una missione assolutamente nuova: “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo” (Mt 28, 18-19).

La missione ha qualcosa di paradossale: Gesù ha davanti undici persone, undici persone semplici e per lo più illetterate, e le invia ovunque nel mondo per annunciare a tutti i popoli la fede. C’è una sproporzione evidente tra la povertà degli inviati e l’immensità della missione.

Ma il paradosso non è solo questo.

Il paradosso è che questa nuova fede non è una nuova etica, una nuova legge da osservare, ma è l’essere immersi (questo significa battezzare) nella vita di un altro, nella vita di Dio.

Cosa significa?

Il tempo pasquale, conclusosi con la Pentecoste, ci ha fatto leggere i capitoli 15-17 del Vangelo di Giovanni: e lì, più e più volte, Gesù ha utilizzato questa immagine, del vivere l’uno nell’altro: il tralcio nella vite, Gesù nel Padre, noi in Lui.

La vita vecchia è una vita in cui ciascuno rimane in se stesso, chiuso nella propria solitudine, nella propria individualità; si possono fare anche cose buone, si possono anche avere intuizioni profonde; ma si rimane dentro i confini del proprio io.

La vita nuova, al contrario, è una vita gli uni negli altri, una vita che crea un senso di appartenenza reciproca così profonda che uno non può più vivere senza l’altro: la vita dell’uno diventa la vita dell’altro.

Per noi può risultare un’immagine lontana, perché nella nostra esperienza siamo solo abituati a vivere gli uni accanto agli altri, se non gli uni contro gli altri.

Ma il Battesimo ci innesta in questa esperienza totalmente nuova, che non siamo capaci di darci da soli: è questo il frutto della Pasqua, la novità che lo Spirito compie in noi, come una nuova creazione.

L’esperienza del ritrovare veramente se stessi solo nella relazione con l’altro.

Eppure neanche questo esaurisce la portata paradossale di questo versetto: la vita in cui tutti i popoli potranno essere immersi è la relazione di tre persone, ovvero è l’amore con il quale loro si amano.

La vita nuova consisterà nell’essere immerse dentro questo amore, dentro questa vita; sarà il vivere nel loro spazio, nel loro amore, nei loro pensieri, in loro: del Padre con il Figlio e con lo Spirito.

E qui veniamo alla seconda preposizione: con.

La vita nuova, in cui saremo immersi, è una vita con.

Con è la preposizione che sta davanti a tutti i vocaboli che dicono compagnia, comunione, condivisione…; ed è la preposizione che dice un modo di vivere in cui uno non è solo.

La vita in cui siamo immersi, in cui viviamo, è una vita di comunione e di amore.

Dio rifiuta di essere separato, e sceglie, sempre, l’unità.

Vive la comunione all’interno delle proprie relazioni, e ugualmente la vive al di fuori, con la sua creazione, con la quale rimane in comunione, ad ogni costo.

L’Incarnazione è il frutto di questo stile, di questo suo modo di essere, che lo porta ad essere il Dio con noi.

E così la Pentecoste, come l’unico modo possibile per Dio di rimanere con noi.

Allora, questo è ciò in cui noi siamo battezzati, immersi; è ciò che riceviamo in dono il giorno del nostro battesimo, e che poi fiorisce nella vita attraverso le tante pentecosti che ci è donato di vivere.

L’unica cosa che ci è chiesta è di rinnegare in noi tutto un modo di pensare la vita in cui si cerca solo di controllare, difendere, salvare i confini del proprio io, come un assoluto.

Per accogliere di essere consacrati nell’unità e nell’amore, perché solo questa è vita vera.

+Pierbattista

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