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Meditazione di mons. Pizzaballa: V Domenica di Quaresima

Apr 6, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Nel brano di Vangelo di oggi (Gv 8,1-11), vediamo Gesù nel tempio di Gerusalemme, che insegna alla folla che accorre a Lui.
Siede, come un maestro, e la scena ricorda quella di Mosè che, dal mattino alla sera, sedeva nell’accampamento per risolvere le questioni che sorgevano tra la gente (Es 18,13ss): il popolo andava da lui “per consultare Dio”, per conoscere i suoi decreti e le sue leggi (Es 18,16).

Anche nel Vangelo di oggi un gruppo di persone va da Gesù con una questione legata alla Legge: hanno scoperto una donna in adulterio, e sanno che la Legge dice di lapidarla.

Vanno da Gesù non per sapere cosa dicesse la Legge a questo proposito, perché dimostrano di saperlo bene.

L’evangelista ci informa che ci vanno non per risolvere un problema (come facevano gli Israeliti nel deserto con Mosè), ma per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo (Gv 8, 6): accusando la donna, vogliono in realtà accusare Gesù.

La prima cosa che notiamo è la distanza che gli accusatori tengono da questa donna, come se fosse qualcuno che in nessun modo c’entra con la loro vita: la pongono nel mezzo (Gv 8,3), esponendola al giudizio di tutti; poi, sempre davanti a tutti, dicono la sua colpa (Gv 8,4) e la chiamano “una donna come questa” (Gv 8,5).

E il loro atteggiamento, come sempre accade in chi si sente dalla parte della verità, è insistente (Gv 8,7), per cui, quando Gesù sembra non dar loro ascolto, loro non si danno per vinti, e continuano a chiamare in causa Gesù.

Si tengono lontani da questa donna, perché si sentono lontani dal peccato, dal male; come se il peccato fosse solo suo, di questa donna, e come se questa donna fosse solo il suo peccato.

Quello che fa Gesù fa è di annullare le distanze tra la donna e i suoi accusatori.

Toglie la donna dal centro, dove è sola con il suo peccato, e mette, insieme a lei, anche tutti loro: “Chi di voi..?” (Gv 8,7). L’invito è quello a riconoscere che lo stesso peccato che abita in lei, abita anche in loro. L’invito è quello di sentire la donna non più come un’estranea, una diversa, da poter accusare senza mettersi in gioco; ma a riconoscersi in lei, a specchiarsi in lei. A riconoscere che ogni uomo è ugualmente peccatore davanti a Dio, e solo Lui può essere giudice del cuore dell’uomo.

Gesù, in tutto questo dialogo, rimane seduto, anzi chinato, a scrivere per terra.

È un gesto strano, di cui cogliamo due aspetti: mentre lo sguardo indagatore degli accusatori era fisso sulla donna e fisso su Gesù, Gesù non ricambia con un uguale sguardo.

E poi scrive per terra, e ciò che si scrive per terra, sulla polvere, non rimane a lungo: così è la memoria che Dio ha dei nostri peccati, come di qualcosa scritto sulla sabbia, che sparisce al primo colpo di vento.

Da quella posizione Gesù si alza solo per parlare con la donna, a cui finora nessuno aveva ancora parlato. Le rivolge due domande, che hanno il sapore della liberazione: Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato? (Gv 8,10)

Non le chiede nulla del suo peccato, di ciò che ha fatto, non la rimprovera, non guarda al passato; il suo sguardo è in avanti, è “d’ora in poi” (Gv 8, 11).

L’incontro di Gesù segna uno spartiacque per tutti.

Per gli accusatori, perché d’ora in poi non potranno più accusare nessuno senza ricordarsi di essere ugualmente complici del male che vedono nell’altro. E poi per la donna, per la quale sembrava non esserci più futuro.

Il futuro invece c’è, e nasce dall’incontro con un uomo che l’ha guardata con misericordia, con uno sguardo ha trasformato la sua vita.

L’evangelista non dice nulla dei sentimenti della donna, del suo eventuale pentimento: il perdono del Signore arriva assolutamente gratuito, inatteso, prima di qualsiasi conversione.

Ma è proprio questa esperienza che può trasformare veramente il cuore, offrendole una reale possibilità di sentire il peso del proprio peccato e di iniziare una vita nuova, in cui provare a ricambiare l’amore ricevuto.

+Pierbattista

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