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Meditazione di mons. Pizzaballa: VI Domenica del Tempo Ordinario

Feb 16, 2019   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale  //  No Comments

Una chiave di lettura per entrare nel brano di Vangelo di oggi (Lc 6,17. 20-26) ci è data dal versetto 20, dove leggiamo che Gesù “alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva…”.

All’origine di queste parole molto note, che chiamiamo beatitudini, c’è uno sguardo di Gesù su coloro che lo seguono: Gesù li guarda, e poi dice come li vede.

Le beatitudini sono fondamentalmente uno sguardo, un modo di vedere gli altri, la vita, la storia, le situazioni. Gesù vede la vita in un modo suo, che è quello del Padre. Gesù viene e dice qual è il suo sguardo, e cerca di comunicarlo ai suoi. Dice ai suoi discepoli che c’è un altro modo di guardare la realtà.

Il nostro è uno sguardo che si ferma a ciò che vede: se vede un povero, vede solo un povero; se vede qualcuno che piange, vede solo qualcuno che piange; se vede dei ricchi, vede solo dei ricchi. Vede la realtà chiusa in se stessa.

Lo sguardo di Gesù, invece, è uno sguardo capace di vedere dentro, di vedere oltre, di guardare le cose in relazione al Padre e al modo che il Padre ha di portare avanti la sua storia con l’uomo.

Vede i poveri come coloro a cui appartiene il Regno; vede gli affamati come coloro sperimenteranno la cura del Padre; vede gli afflitti come coloro che conosceranno un Dio che consola; vede i perdenti come coloro che si aprono alla vera ricchezza, alla più grande ricompensa.

E vede i ricchi, i gaudenti, i sazi, come persone che non possono aprirsi a nulla di più di ciò che già hanno, come persone chiuse nel loro presente, persone per cui la vita è tutta in ciò che vivono qui ed ora.

Gesù non spiega come mai avvenga così: non è qualcosa che si può spiegare con una logica umana, ma è uno sguardo di fede da accogliere. Più avanti, al capitolo 10, Gesù stesso dirà il suo stupore per questo mistero, per questo sguardo del Padre: “In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza»”. (Lc 10, 21).

Le beatitudini, allora, sono il senso della storia rivelato ai piccoli.

Cosa accade quando c’è questo sguardo?

Questo sguardo porta ad un totale rovesciamento di prospettive, di interpretazione della realtà.

La realtà rimane la stessa, per cui i poveri sono poveri e così via; ma lo sguardo sa vedere che questa realtà è un privilegio, un dono, una beatitudine; questa realtà è la strada che porta a Dio, che mette in relazione con Lui.

Chi fa esperienza di salvezza, della venuta di Dio nella propria vita, vede dunque la realtà in un modo diverso, in un modo ribaltato.

Non si può non pensare alla vergine Maria: dopo aver vissuto il suo personale incontro con Dio all’annunciazione, dopo aver fatto esperienza che davvero il Signore aveva portato vita dove la vita non poteva esserci, allora Maria, con il suo Magnificat, canta un mondo nuovo; canta il mondo così come lo vede ora, in relazione a Cristo e alla sua salvezza donata agli ultimi.

E lo stesso possiamo dire dell’apostolo Paolo: dopo aver incontrato il Signore Gesù sulla via di Damasco, cambia completamente il suo modo di vedere la vita e il mondo. E lui stesso dice che quello che gli sembrava essenziale, non lo è più, diventa come spazzatura. Mentre quello che gli sembrava disprezzato e indegno, diventa lo spazio della salvezza, della beatitudine.

Non si tratta di sforzarsi di essere beati; si tratta invece di lasciarsi trasformare lo sguardo, perché sia uno sguardo pasquale.

Se questo sguardo manca, il cristianesimo non porta nulla di nuovo nel mondo, e non è capace di trasformare nulla: la storia rimane chiusa in se stessa.

Ma se c’è questo sguardo nuovo, c’è anche un altro modo di pensare, di vivere, di agire, un modo capace di trasformare la storia perché sempre più si avvicini a quella visione che si porta in cuore.

+ Pierbattista

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