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Meditazione di mons. Pizzaballa: VI Domenica del Tempo Ordinario

Feb 10, 2018   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale, Riflessioni  //  No Comments

Torniamo anche oggi alle prime parole di Gesù, quelle con cui, all’inizio del suo ministero, annuncia la buona notizia che Dio si è fatto vicino (Mc 1,14).

Ma come per mettere da subito in chiaro cosa significhi questa vicinanza di Dio all’uomo, la strada di Gesù è incrociata da un lebbroso. Un lebbroso, in quel tempo era una persona inavvicinabile, che la Legge di Mosè voleva al di fuori del raggio di azione della grazia di Dio, al di fuori dell’alleanza, al di fuori della società.

Una persona a cui nessuno poteva avvicinarsi e nemmeno toccare.

E subito ci poniamo la domanda: il Regno di Dio si farà vicino anche a questo lebbroso? E come la buona notizia può essere davvero buona, se non è capace di raggiungere tutti, anche chi è ritenuto lontano? Se ancora qualcuno rimane di nuovo escluso? Ad osare la vicinanza con Gesù è il lebbroso stesso, con una supplica che dice una fiducia totale: “Se vuoi, puoi purificarmi!” (Mc 1,40).

E Gesù non si tira indietro, anzi, si espone alla vicinanza del lebbroso facendosi per primo toccare dalla sua sofferenza: “ne ebbe compassione”, dice Marco (1,41), e la compassione sta lì a dire la scelta di Gesù di lasciarsi coinvolgere dalla storia di quest’uomo, di accoglierla e di portarla dentro di sé, di non mantenere delle fredde distanze. È questo che anch’Egli vuole (Mc 1,41).

Eppure la reazione di Gesù supera le attese del lebbroso. Avrebbe potuto guarirlo rimanendo a distanza, come aveva fatto Eliseo con Naaman il Siro (2 Re 5,1-14); avrebbe potuto pronunciare su di lui parole di benedizione e guarigione, e certo questo sarebbe bastato a guarirlo. Invece Gesù va oltre, e stendendo la mano su di lui, lo tocca (Mc 1,41). Fa ciò che non avrebbe né potuto né dovuto fare.

Perché lo fa?

Lo fa per dargli la certezza di non essere più inavvicinabile e intoccabile, di non essere più un lontano ed un escluso: questa è la vera guarigione, di cui il lebbroso aveva bisogno. Lo fa per dargli la certezza che Dio vuole arrivare proprio dove l’uomo è perso, dove sembra non esserci più speranza, dove la sventura sembra avere l’ultima parola. Anche lì Dio si fa vicino.

Solo così allora la buona notizia è davvero buona, perché è davvero per tutti. È la buona notizia che Dio compromette la propria vita con la storia di ogni uomo perduto, lo raggiunge, ovunque si sia perso, e si lega a lui.

Ma questa è solo la prima parte del Vangelo di oggi.

Nella seconda, c’è come una stranezza, perché Gesù, molto severamente, scaccia via subito il lebbroso guarito, gli ordina di presentarsi al sacerdote per l’offerta e di non dire a nessuno ciò che gli è accaduto (Mc 1,43-44). Dal testo risulta che il lebbroso non fa nulla di ciò che gli è ordinato, e che anzi subito si mette “a proclamare e a divulgare il fatto”. E il Vangelo si sofferma soprattutto sulle conseguenze di questa disobbedienza, per cui “Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti” (Mc 1,45).
E così accade che da subito, dall’inizio della missione di Gesù, siamo messi al corrente che questa vicinanza di Gesù con l’uomo peccatore ha un prezzo. A tal punto Egli si identifica con l’umanità, da mettersi al suo posto, da diventare egli stesso un escluso, un reietto. È Lui, ora, ad essere inavvicinabile, a doversene stare fuori, lontano.

Quanto tutto questo sia gravido di conseguenze estreme, lo vedremo proprio nel cammino della Quaresima, che inizia tra pochi giorni: al culmine di questo cammino, al culmine della storia di Gesù, vedremo che davvero la Sua solidarietà con l’uomo lo porterà a “condividerne la stessa pena” (Lc 23, 40), come dirà uno dei due ladroni ai quali il Regno si è fatto così vicino da poterci entrare subito, il giorno stesso; e così il luogo della perdizione diventa il luogo della salvezza; la debolezza dell’uomo, la sua malattia, il suo male, diventa luogo in cui Dio si rivela proprio nella sua scelta definitiva e scandalosa di un amore che non esclude nessuno.

Il lebbroso, il ladrone, oggi ci invitano ad osare questa salvezza: per entrambi è bastata una supplica, poche parole sussurrate dal profondo del loro dolore. E la loro distanza da Dio è immediatamente svanita.

+Pierbattista

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