• Subcribe to Our RSS Feed

Meditazione di mons. Pizzaballa: XIX Domenica del Tempo Ordinario

Ago 11, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Domenica scorsa abbiamo visto le prime reazioni della gente di fronte al miracolo del pane, così come è raccontato nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni.

La gente cerca Gesù, ma Lui chiede di far chiarezza sulla motivazione che anima questa ricerca: cosa stanno cercando? Quale fame li spinge?

E come aveva fatto con la sete della donna di Samaria, così ora fa con loro: come c’è un’acqua viva, che toglie la sete in eterno (Gv 4,14), così c’è anche un pane vero, che nutre la fame di vita eterna.

Allora si tratterà di capire cos’è questo pane, da dove viene, chi ce lo dona, e come possiamo esserne nutriti.

La prima affermazione su cui ci soffermiamo oggi è quella che troviamo al versetto 49: “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti”.

La parola “morte”, così come la parola “vita”, ritornano più volte in questi versetti, e ci aiutano a comprendere dove sta il problema, di cosa Gesù sta parlando. Gesù sta parlando del problema fondamentale dell’uomo, cioè della sua vita e della sua morte.

Israele, nel suo cammino nel deserto, ha fatto un’esperienza grandiosa, quella della manna: Dio si è incaricato per lunghi e lunghi anni di nutrire il suo popolo con un pane che ogni giorno ne placava la fame.

Non era un pane qualunque, veniva dal cielo ed era il segno della presenza di Dio nella vita del suo popolo.

Era certo un prodigio stupendo, eppure non è bastato ad evitare che chi ne mangiava morisse. Essi ne hanno mangiato, eppure sono morti. Era un pane che nutriva una vita votata alla morte.

Si mangia per vivere; eppure il pane che abbiamo a disposizione è un pane che non evita la morte.

C’è anche un pane che nutre per la vita? Un pane di vita eterna? Come può esserci un pane così?

Il Vangelo di oggi ci dice che non possiamo dare nessuna risposta a questa domanda se non ci lasciamo attirare dal Padre (Gv 6,44).

Conoscere questo pane non è opera dell’uomo, come già abbiamo più volte detto, ma è dono di Dio. Da solo, l’uomo non può comprendere il grande scandalo, il grande paradosso di questo pane, quello che Gesù sintetizza nell’ultimo versetto che leggiamo oggi: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51).

Ciò che scandalizza è che nella carne di Gesù, nella sua vita umana e fragile, tutta la vita di Dio si faccia pane per gli uomini, si faccia nutrimento di una vita vera.

Lo scandalo è che il pane del cielo passi per la vita di un uomo, per la sua carne: non c’è vita di Dio se non nella carne dell’uomo Gesù, che sceglie di darci questa carne come nutrimento, come dono. E tutto questo solo perché l’uomo possa vivere finalmente di una vita che va oltre la morte. Chi mangia questo pane, infatti, ha la vita eterna (Gv 6, 51).

Per questo è un pane vero(Gv 6,32) ed è un pane vivo: solo ciò che è vivo può nutrirci di vita eterna. La manna nutriva della vita terrena, quella che muore; la carne di Cristo ci nutre della vita del Padre, che non muore.

Per comprendere questo non bisogna far altro che entrare nell’esperienza della fede, che è questione di attrazione, non di sforzo umano: è accoglienza di quell’opera che misteriosamente Dio compie negli uomini.

In tutti gli uomini, perché tutti saranno attirati da Dio, tutti saranno da Lui ammaestrati (Gv 6, 45), nessuno escluso.

Attrazione non è costrizione: nessuno è costretto a mangiare questo pane. Ne mangia solo chi ha cura della propria fame, chi accetta di ricevere un dono dall’alto, chi non si basta, chi continua a cercare.

Quando questo non accade, l’alternativa è la mormorazione (Gv 6,41.43), proprio come fanno gli israeliti di fronte all’affermazione con cui Gesù si proclama il vero pane dal cielo.

Hanno davanti il pane della vita, ma non si lasciano attrarre perché hanno smesso di cercare, perché non accettano di potersi stupire.

La mormorazione è il ritornello che accompagna Israele nel deserto, quando non si ricorda che Dio provvede e quando lascia prevalere la paura della morte. Ed è il tentativo dell’uomo di capire senza ascoltare, di piegare ciò che è vero a ciò che si vede; è la resistenza all’attrazione del Padre.

Tutti, dunque, saranno attirati; e chi si lascia attrarre, mangia, e vive.

+Pierbattista

 

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.

error:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi