• Subcribe to Our RSS Feed

Meditazione di mons. Pizzaballa: XVI Domenica del Tempo Ordinario

Lug 21, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Potremmo dire che il brano di Vangelo di oggi è un brano “scomodo”: scomodo per i discepoli, che tornano dalla loro missione presumibilmente stanchi e che, nonostante l’invito di Gesù a trovare un po’ di riposo, si ritrovano invece ancor più presi dalla gente.

Ma scomodo anche da “capire”: come si concilia il bisogno dei discepoli con quello della gente? Perché Gesù offre un tempo di intimità ai suoi, ma subito dopo non fa nulla per sottrarli e sottrarsi all’assalto della folla? Come stanno insieme queste due cose?

Se ci ascoltiamo bene, in realtà, queste domande sono domande che riguardano da vicino la nostra vita, i nostri bisogni, i nostri desideri. E ci riportano ad un desiderio del Signore, ad un bisogno di stare con Lui che non viene mai appagato del tutto, e che, soprattutto, è sempre destinato in qualche modo ad aprirsi all’altro.

Non esiste incontro vero con il Signore che non faccia ancora più posto al bisogno del fratello.

Dunque Gesù accoglie i suoi di ritorno dalla missione; e li accoglie invitandoli ad una esperienza di intimità. Per dire questa intimità, Marco usa due espressioni.

La prima è “in disparte” (Mc 6,31), ed è un termine che in Marco ritorna diverse volte: quando Gesù spiega ai suoi, in disparte, il significato delle parabole (4,34), quando porta Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor (9,2), quando i suoi hanno domande un po’ impegnative da fargli e non vogliono fargliele davanti a tutti (9,28; 13,3). Nella relazione personale e intima che lega Gesù ai suoi, ritorna questo “disparte”, questo spazio dove l’amicizia si nutre e si approfondisce, spazio di ascolto e di condivisione, spazio di conoscenza reciproca. Questo termine, “in disparte”, è legato quindi ad un’esperienza di rivelazione che il Signore fa di sé ai suoi discepoli.

Il secondo termine è “deserto” (Mc 6,31): lo spazio in disparte in cui Gesù li guida è un eremo, un deserto, un luogo solitario. Ebbene, il deserto non è mai stato per nessuno un luogo di relax: è, invece, il luogo della lotta, della sete e della fame, della tentazione e del cammino: è il luogo che Dio sceglie perché il suo popolo apprenda l’impegnativa arte di fidarsi e di condividere.

Ebbene, quello che sorprende, che scomoda, è che questo spazio deserto e in disparte non è uno spazio isolato al punto da essere irraggiungibile. Anzi, al contrario: diventa il posto dove per la gente è ancora più facile raggiungerli, al punto che (unica volta in Marco) addirittura vengono preceduti (Mc 6,33): la gente sa di poterli trovare proprio lì, in questo luogo isolato e in disparte.

E qui accade che Gesù e i discepoli sono chiamati semplicemente ad accorgersi, a sentire la fame della gente, a farsi carico della loro ricerca di vita. Sono chiamati a trovare riposo non tanto in una tranquilla solitudine, quanto in una scomoda accoglienza dell’altro.

Nel deserto, in disparte, non si va dunque per rilassarsi, ma per aprirsi ad una sete ed una fame più profonde della propria: ed è questa esperienza a dare senso, vigore, forza alla vita. Quest’esperienza si chiama compassione(Mc 6,34).

Quindi: è vero il desiderio di Gesù di stare con i suoi; è vera l’intuizione di Gesù, che vorrebbe per i suoi un tempo di tranquillità.

Ma è anche vero che Gesù sa che questo desiderio non si compie se non nel fare spazio, insieme, ad una folla numerosa, alla loro fame. Solo questo riposa veramente.

Ogni fuga dalla realtà, dall’altro, non solo non è sorgente di riposo, ma, al contrario, è fonte di stanchezza, nervosismo, frustrazione. Chissà che tanta del nostro affaticamento non sia dovuto ad una non evangelica ricerca di riposo, ad una non corretta ricerca di relazione con il Signore.

La lotta che i discepoli sono chiamati a fare nel deserto è allora proprio questo passaggio, questa apertura nel fare spazio ad un Signore che non appartiene loro se non nella condivisione della sua stessa passione per l’uomo.

E la rivelazione legata all’essere “in disparte” questa volta non riguarda tanto il Signore, quanto la missione dei discepoli: sono partiti e sono tornati, ma il loro ritorno non significa che la missione è finita, né che può concedersi una pausa; così come non ha pausa la fame dell’uomo, né ha pausa il desiderio di Dio che il suo regno si faccia vicino.

+Pierbattista

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.

error:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi