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Meditazione di mons. Pizzaballa: XXI Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Ago 24, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il brano di Vangelo di oggi (Lc 13,22-30) inizia con la menzione del viaggio di Gesù a Gerusalemme, in modo che il lettore abbia subito chiaro l’orizzonte su cui si inserisce la pericope che sta per ascoltare. E l’orizzonte è proprio il compimento del disegno salvifico che Gesù realizzerà nella Città santa, morendo in croce per tutti.

Questa parte del viaggio, che inizia con il brano di oggi, sarà caratterizzata da un pressante invito di Gesù affinché tutti, nessuno escluso, accolga la salvezza, entri nel Regno.

Dentro questo contesto arriva la domanda del tale di oggi, il quale chiede se sono pochi quelli che si salvano (Lc 13,23).

Non chiede quanti sono quelli che si salvano, o come si fa per salvarsi; chiede invece se sono pochi, facendo intendere che la mentalità comune, alimentata dalle riflessioni rabbiniche del tempo, sosteneva esattamente questa convinzione, che a salvarsi sarebbero stati in pochi.

Innanzitutto perché la salvezza era solo per il popolo eletto; e, all’interno del popolo eletto, era solo per chi era totalmente fedele alla Torah, in tutti i suoi precetti, anche minimi. Tutti gli altri, cioè la maggioranza della gente, rimaneva fuori.

Gesù, per rispondere, usa un’immagine che inizialmente sembra confermare questa mentalità: per entrare nella salvezza bisogna attraversare una porta che è stretta (Lc 13,24). E, pensando ad una porta stretta, viene da sé pensare che, attraverso questa porta, proprio perché stretta, entra poca gente.

In realtà non è così, perché il brano continua dicendo che attraverso questa porta stretta entra tantissima gente: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio” (Lc 13,29).

Ma come può una porta stretta far entrare così tanta gente? E, ci chiediamo, allora chi è che rimane fuori?

Una risposta può venire dal verbo che Gesù utilizza per invitare ad entrare: “sforzatevi” (Lc 13,24).

Il verbo potrebbe far pensare ad uno sforzo di volontà, in modo che entrerebbe nel Regno solo chi si sforza di più. In greco, invece, il verbo è “agonízo”, che è lo stesso termine che l’evangelista usa nella scena del Getzemani, quando Gesù vive la sua lotta per andare fino in fondo nella sua obbedienza al padre; vive fino in fondo la sua lotta per non cedere alla tentazione di non salvare solo se stesso, ma di dare la sua vita per la salvezza di tutti.

Allora potremmo dire che questa è la strettoia attraverso cui è necessario passare, ovvero la morte di Gesù. Per entrare nella Vita bisogna passare attraverso questa strettoia, che è la Passione di Cristo, che chiede semplicemente di riconoscere che la salvezza viene da lì, e solo da lì.

Ma questo è possibile a tutti, per cui, paradossalmente, questa porta stretta diventa una porta larga, la porta della grazia.

Per alcuni, invece, la porta non è solo stretta, ma è addirittura chiusa. Chi sono costoro?

Sono coloro che si vantano di poter dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze” (Lc 13, 26), ovvero chi è sicuro di potervi entrare in base alle proprie opere, chi pensa di avere un po’ di vantaggio sugli altri, chi si sente sufficientemente vicino.

Se questa falsa sicurezza impedisce di entrare nella morte con Cristo, anche le opere più buone e meritorie in realtà non fanno altro che chiudere la porta, anziché aprirla.

Non solo. Gesù chiama costoro “operatori di ingiustizia” (Lc 13, 27), e l’espressione ci può sembrare ingiusta, eccessiva: cos’hanno fatto costoro di male?

Qui Gesù sembra dire che chi non entra nella nuova logica del Vangelo, e rimane fuori, non può se non diventare ingiusto, infedele alla vera e unica Legge che Dio ha dato, quella dell’amore. Rimane prigioniero di una legge ingiusta, iniqua, quella che calcola, che misura, che vive la salvezza come un diritto, che premia i buoni e punisce i cattivi.

Costoro, che sembrano vicini, sono in realtà molto lontani da Dio, dal suo modo di pensare.

Vediamo così che accade un rovesciamento: “vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi” (Lc 13,30), rovesciamento che avremo modo di vedere più volte nei Vangeli delle prossime domeniche, fino al rovesciamento ultimo, quando, arrivato a Gerusalemme, accadrà che un giusto muore per gli ingiusti, che Dio dà la vita per l’uomo.

+Pierbattista

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