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Meditazione di mons. Pizzaballa: XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Set 8, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Ciò che colpisce, nel racconto della guarigione riportato dalla Liturgia di oggi (Mc 7,31-37), sono i gesti di Gesù: Gesù porta il sordomuto in disparte, gli mette le dita negli orecchi, gli tocca la lingua con la sua saliva, emette un sospiro, pronuncia una parola (Mc 7,33-34).

Perché sono necessari questi gesti per guarire questo malato?

Altre volte Gesù guarisce semplicemente stendendo la mano sulle persone, altre addirittura con una sola parola. In questo brano la gente gli chiede di imporre la mano sul malato, come ha fatto altre volte. Ma Gesù compie una breve ed intensa liturgia, in cui è fortemente sottolineata la componente corporea, fisica.

Questi gesti rimandano al racconto della creazione dell’uomo (Gn 2,7), dove Dio plasma con le sue mani la sua creatura, la impasta con l’acqua che ha creato, soffia nelle sue narici un alito di vita. E solo così l’uomo diventa un vivente.

A confermare questo collegamento al racconto della creazione, c’è la reazione della gente, che nel vedere questo prodigio, esclama: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!” (Mc 7, 37), un evidente richiamo al ritornello che scandisce i giorni della creazione, al termine dei quali “Dio vide che era cosa buona”.

Il tema della nuova creazione è caro all’evangelista Marco, che legge così il senso della missione del Figlio di Dio tra gli uomini, come un nuovo inizio, una nuova vita portata da Gesù e donata a tutti.

Lo si può vedere da subito, nel racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto: a differenza degli altri sinottici, Marco non si sofferma sulle singole tentazioni, ma aggiunge in finale un particolare importante: Gesù “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” (Mc 1,13). È la possibilità, da parte dell’uomo nuovo, di vivere una vita riconciliata con tutta la creazione (le bestie selvatiche), e in piena comunione con il mondo di Dio (gli angeli).

Questa è dunque la vita nuova che Gesù è venuto a restaurare: una vita di piena comunione.

Dio, in principio, ha creato l’uomo “aperto”, cioè in relazione, in ascolto, in dialogo: lo ha creato capace di amicizia. È il peccato che ha chiuso l’uomo in se stesso e nelle sue paure.

E il sordomuto è proprio la figura dell’uomo caduto, un uomo chiuso in se stesso, incapace di relazione con Dio e con gli altri. È da notare, a questo proposito, che a differenza di altri malati del Vangelo, non sia il sordomuto a rivolgersi a Gesù. Molti altri lo faranno, gridando al Signore il proprio bisogno di salvezza. Ma è esattamente questo ciò che manca al sordomuto, questa capacità di gridare e di chiedere aiuto, che è il primo passo, la porta della relazione che salva. Per cui ha bisogno che altri lo portino davanti al Signore, e preghino per lui (Mc 7,32).

Si capisce, a questo punto, perché siano necessari dei gesti: sono la prima forma di contatto, la più semplice, la più immediata, per chi ha perso la capacità di ascoltare e di parlare; è il tocco di Gesù a rendere l’uomo di nuovo capace di ascolto, di nuovo capace di una relazione piena.

E si capisce anche il perché di questa parola, che Gesù gli rivolge, “Effatà”, che nella sua traduzione letterale significa “apriti completamente, apriti del tutto”.

L’uomo, malato di solitudine e di isolamento a causa del peccato, è un uomo chiuso in se stesso: e vive tanto quanto si apre, quanto si riapre al dono della Parola che lo mette in relazione. Questa è la nuova creazione.

Un’ultima annotazione: il termine tradotto con “muto”, in realtà dice di un uomo impacciato nel parlare: compare solo qui nel Nuovo Testamento, e una volta nell’Antico, in Isaia (Is 35,6, cfr I Lettura).

In Isaia l’opera della salvezza del Signore – che ridona la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti… – era destinata al popolo eletto, e posta in un contesto di minaccia e di castigo verso i popoli pagani (Is 34).

Qui, al contrario, il destinatario è proprio un pagano, nel cui territorio Gesù si è inoltrato, dove sta incontrando accoglienza e apertura: la nuova creazione, dunque, è per tutti, indistintamente, e il tocco della mano del Signore raggiunge chiunque abbia bisogno di vita.

+ Pierbattista

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