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Meditazione di mons. Pizzaballa: XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Nov 3, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Domenica scorsa abbiamo visto Gesù all’uscita da Gerico, dove incontra e guarisce Bartimeo, che poi si mette a seguirlo lungo la strada (Mc 10, 46-52).

Il contesto del brano di oggi è completamente diverso: la salita di Gesù a Gerusalemme è terminata, Gesù ha fatto il suo ingresso solenne nella città santa ed è entrato nel tempio (Mc 11, 1-11). Qui incontra diversi gruppi di scribi, farisei, anziani, sadducei, erodiani, che gli pongono dei quesiti, e ne nascono delle discussioni.

Quella che ascoltiamo oggi è la terza di queste diatribe, ed è posta da uno scriba che, a differenza degli altri interlocutori, sembra essere un uomo in buona fede, che non si avvicina a Gesù per metterlo in difficoltà, ma per dialogare: è un uomo in ascolto.

La domanda che gli pone è una domanda fondamentale, e l’incontro ricorda da vicino quello che abbiamo visto qualche domenica fa, tra Gesù e l’uomo ricco, che cerca l’essenziale della Legge, l’essenziale della vita (Mc 10,17-22). E la domanda è questa: tra i tanti elementi che formano l’universo religioso, che riguardano la nostra relazione con Dio, qual è il più importante? Qual è l’essenziale, senza il quale non puoi dire di aver incontrato il Signore?

La risposta di Gesù è diretta e semplice, così come diretta e semplice era stata la domanda.

Innanzitutto Gesù non inventa niente di nuovo: cita semplicemente la Scrittura, perché la risposta alla domanda sulla vita c’è già. Non si deve inventare, non la creiamo noi, si deve solo cercare nella Parola, si deve riconoscere: anche Gesù la riceve dal Padre.

Proprio per questo, il primo atteggiamento è l’ascolto.

Gesù cita la preghiera fondamentale ebraica lo Sehma’, (Dt 6,4), e lo mette alla base di una autentica relazione con Dio, come a dire che non c’è possibilità di vivere alcuna esperienza di Dio, non c’è possibilità di vita piena e autentica senza l’ascolto. L’ascolto è la porta, senza la quale non si entra nella casa, è il fondamento della sequela.

Perché ascoltare è pensarsi in relazione, e aprirsi all’altro; è uscire dal proprio atteggiamento individualista, dalla propria mentalità ristretta, ed entrare nell’ottica che ciò che mi salva mi può solo venir dato da un altro. È dare il primato a qualcun altro che non sono io. Ascoltare è accogliere il dono che io non ho, e che mi manca per vivere, perché l’uomo vive di ciò che ascolta.

Ascoltare è già dunque un atteggiamento di fede: se si ascolta, si scopre che c’è una cosa sola necessaria, si scopre che il Signore è uno, è unico, e ci si affida a Lui per la propria vita.

Torniamo all’uomo ricco incontrato nell’ultimo tratto del cammino di Gesù verso Gerusalemme: era andato incontro a Gesù chiamandolo “buono” (Mc 10, 17), ma poi se ne era andato via triste, perché aveva molti “beni” (Mc 10,22). Ecco, proprio qui è il problema della fede: tutto sta nel riconoscere che Dio non è soltanto buono, ma che è l’unico buono (Mc 10,18), che è l’unico bene. Solo allora ci si mette a seguirlo.

Ma cosa si ascolta? Cosa dice Dio? Dio, che è uno, dice essenzialmente una cosa sola, ovvero che la vita è amare. Che tutto il rapporto con Lui non consiste in nient’altro che in questo; non si tratta di servizio, di dovere, di sacrifici, di nient’altro, se non di questo.

Gesù cita due passi dell’Antico Testamento, uno riguardante l’amore per Dio e l’altro l’amore per il prossimo. Nella Bibbia sono due passi lontani tra di loro: il primo è nel libro del Deuteronomio (6,4-5), il secondo nel Levitico (19,18). Gesù li mette vicini, e fa un’operazione interessante.

Dice infatti che Dio è unico, ma che non basta amare Lui. Lo scriba gli aveva chiesto il primo comandamento, ma Gesù gli risponde che non c’è il primo senza il secondo. E cioè che il vero modo per amare Dio, per onorarlo, è amare i fratelli.

Ma dice anche che non è possibile amare il prossimo, se prima non si ama Dio, e se non lo si fa con tutto ciò che siamo. Questa è la verità fondamentale della nostra fede.

Ora, lo scriba sembra proprio essere d’accordo con le parole di Gesù, ma questo non basta. Gesù, infatti, lo elogia, ma gli dice che manca ancora qualcosa. Non è lontano dal Regno, ma non è dentro. Cosa manca?

Manca di entrare, e di fare ciò che l’uomo ricco era stato chiamato a fare: lasciare tutto per seguire l’unico bene. Perché non basta aver capito: capiamo tante cose, ma la vita non cambia.

Cambia invece quando obbediamo a ciò che riconosciamo come l’unica cosa necessaria, ovvero quando amiamo.

+ Pierbattista

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