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Meditazioni di Mons. Pizzaballa: XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Set 28, 2019   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il brano di Vangelo riportato nella Liturgia di questa domenica (Lc 16,19-31) fa parte del capitolo sedicesimo del vangelo di Luca, in cui, come abbiamo detto domenica scorsa, l’evangelista riporta degli interventi di Gesù su quel tema fondamentale per la vita di ogni uomo che è l’utilizzo dei beni.

Per entrare in questo brano, ci serviamo della chiave di lettura che ci ha accompagnato in queste ultime due domeniche, ovvero l’immagine della casa: domenica scorsa abbiamo visto l’amministratore disonesto, che, colto in fallo, ha fatto di tutto perché, nel momento del bisogno, qualcuno lo accogliesse in casa sua (Lc 16,4). E, due domeniche fa, protagonista era la casa del padre, casa che ritorna nel desiderio del figlio lontano, che ha perso tutto (Lc 15,17).

Anche oggi sullo sfondo della parabola di oggi c’è una casa.

È la casa di un uomo ricco, la cui vita è piena di vesti preziose e cibi succulenti. È interessante che, di questo ricco, non si dica il nome: non si dice tanto ciò che è, ma ciò che ha, che possiede, per dire che la sua vita è tutta nelle sue ricchezze.

Fuori da questa casa c’è Lazzaro, un povero che non ha nulla, che spererebbe di poter ricevere qualcosa che cade dalla tavola del ricco; ma da quella casa, per lui, non esce mai niente.

È strano: Lazzaro da una parte è vicinissimo al ricco padrone di casa, visto che solo una porta li separa. Ma in realtà è lontano, perché il ricco non lo vede e non lo sente. Lazzaro è lì, ma è come se non ci fosse.

Per cui non ci stupiamo se, nella seconda parte della parabola, si ripropone esattamente la stessa scena, lo stesso abisso che separa i due. Solo che questa volta le parti sono invertite, e ad essere nella consolazione non è più il ricco, ma Lazzaro, che ha trovato finalmente una casa, nel seno di Abramo.

Allora, aiutati anche al Vangelo di domenica scorsa, il messaggio risulta chiaro.

Il ricco, dopo la morte, va all’inferno non perché nella vita è stato ricco, non perché ha goduto dei suoi beni, ma piuttosto perché non ha visto il povero, non ha fatto di lui un amico (Lc 16,19). Non ha utilizzato i suoi beni per consolare chi ne aveva bisogno, non ha aperto la sua casa perché tutti potessero entrarvi.

Anzi, nella sua vita ha tracciato degli abissi, dei confini, ha chiuso delle porte.

Nei vangeli, l’immagine della casa ritorna spesso: e ogni casa dice qualcosa delle persone che vi abitano.

Ebbene, dove vi sono persone che hanno sperimentato la salvezza, la casa è aperta, cadono le barriere, e c’è un banchetto imbastito per tutti. Pensiamo, per esempio, alla casa del pubblicano Matteo, alla casa di Zaccheo, alla casa degli amici di Gesù a Betania.

Ma dove la salvezza di Gesù non è entrata, la casa rimane chiusa, ermetica, una casa dove l’estraneo è giudicato, malvisto, sgradito, escluso.

È la casa di chi ha ancora qualcosa da difendere, perché non ha trovato la vera ricchezza, il vero tesoro.

La parabola ci dice qualcosa di ciò che ci aspetta dopo la morte: e la cosa importante è capire che, per certi versi, non sarà una sorpresa, visto che troveremo esattamente ciò che abbiamo fatto qui.

Se avremo costruito legami, ponti di amicizia, li ritroveremo di là, e sarà la nostra salvezza.

Se avremo costruito abissi, se avremo tenuto porte chiuse, troveremo abissi e porte chiuse.

Un ultimo elemento: domenica scorsa, il Vangelo parlava di ricchezze illusorie e di dimore eterne, toccando così un tema importante, profondamente legato a quello delle ricchezze, ovvero il tema della morte.

Le ricchezze, infatti, possono essere utilizzate come ingannevole antidoto alla morte, possono dare l’illusione di poter vincere la morte, di poterla allontanare. Il ricco della parabola riempie la vita, banchettando ogni giorno (Lc 16,19), senza pensare a nulla, come se non esistesse altro se non una vita così.

Ma le ricchezze non sono eterne. Di eterno, ancora una volta, c’è solo l’amicizia, e solo l’amore rimane e veramente ha il potere di sconfiggere la morte.

Il ricco si lascia ingannare dalla ricchezza, fino a quando la morte lo mette nella verità di uomo totalmente privo di beni: non solo non ha più alcuna ricchezza, ma non ha nessun amico, e neppure ha più la sua famiglia, per la quale non può più nulla.

+Pierbattistia

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