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SAN FRANCESCO E LA PASQUA

Apr 20, 2019   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale  //  No Comments

In quello straordinario testo che è la cosiddetta Lettera ai fedeli, Francesco scrive che Gesù, “prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli”, e pur chiedendo al Padre che il suo calice passasse senza che Egli fosse costretto a berlo, sudando sangue, “depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre”. “E la volontà del Padre suo fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso offrisse se stesso, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per sé, ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme (1Pt 2,21).

Il Santo sa e perciò l’insegna ai suoi che Gesù ha voluto additarci una strada, un percorso da compiere: passare attraverso la morte del nostro egoismo, per risorgere in una vita veramente libera, perché donata senza riserve e in piena gratuità. San Bonaventura narra che in un giorno di Pasqua, in un romitorio (l’agiografo non specifica di quale eremo si trattasse, ma sappiamo che fu in quello di Greccio, durante gli ultimi suoi anni di vita), Francesco ammaestrò i frati “con santi discorsi a celebrare continuamente la Pasqua del Signore, cioè il passaggio da questo mondo al Padre, passando per il deserto del mondo in povertà di spirito, come pellegrini e forestieri”.

Passare nel mondo in povertà di spirito, ricchi cioè di quella beatitudine che, ce l’assicura Gesù, ci fa padroni del Regno. Fare Pasqua, dunque, vuol dire saper accogliere con serenità gli eventi, accettando anche il dolore e la morte nella consapevolezza che essi non sono la meta definitiva.

Fare Pasqua vuol dire trasformare il dolore in amore, senza masticare rabbia e meditare vendette, perché così ha fatto il Signore; vuol dire saper gioire delle piccole cose, contentarsi di quel che si ha, senza lasciarsi ardere dalla gelosia e dall’invidia; vuol dire amare la propria persona così com’è, perché è con la nostra povertà che Dio vuol realizzare grandi cose.

Francesco ha compiuto questo percorso, fino in fondo, e chiede a noi di fare altrettanto.

“LETTERA AI FEDELI” DI SAN FRANCESCO D’ASSISI
(Fonti Francescane, 183-185)
A tutti i cristiani, religiosi, chierici e laici, maschi e femmine, a tutti coloro che abitano nel mondo intero, frate Francesco, loro umile servo, ossequio rispettoso, pace vera dal cielo e sincera carità nel Signore.

Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire a tutti e ad amministrare a tutti le fragranti parole del mio Signore. Per cui, considerando che non posso visitare i singoli a causa della malattia e debolezza del mio corpo, ho proposto con la presente lettera e con questo messaggio, di riferire a voi le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita (Gv 6,63).

L’altissimo Padre annunciò che questo suo Verbo, così degno, così santo e così glorioso sarebbe venuto dal cielo, l’annunciò per mezzo del suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria, dalla quale ricevette la carne della nostra fragile umanità (Cfr. Lc 1,31). Egli, essendo ricco (2Cor 8,9) più di ogni altra cosa, volle tuttavia scegliere insieme alla sua madre beatissima la povertà. E prossimo alla sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli, e prendendo il pane rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. E prendendo il calice disse: Questo è il mio sangue del nuovo testamento, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati (Mt 26,26-28; Lc 22,19-20; 1Cor 11,24-25). Poi, rivolto al Padre pregò dicendo: Padre, se è possibile, passi da me questo calice. E il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra (Mt 26,39; Lc 22,44). Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: Padre, sia fatta la tua volontà, non come voglio io, ma come vuol tu (Mt 26, 39.). E la volontà del Padre fu tale che il suo figlio benedetto e glorioso, dato e nato per noi, offrisse se stesso cruentemente come sacrificio e come vittima sull’altare della croce, non per sé, per il quale tutte le cose sono state create (Gv 1,3), ma per i nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme (1Pt 2,21). E vuole che tutti siamo salvi per Lui, e che lo si riceva con cuore puro e corpo casto. Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere e vogliono essere salvati da Lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo peso leggero (Mt 11,30).

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