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Caritas Diocesana – 12 marzo: una proposta formativa

Feb 25, 2017   //   by mauro   //   Caritas, Rassegna Stampa  //  No Comments

La “Lotta alla povertà”

I tempi che stiamo vivendo sono di profonde trasformazioni anche per il nuovo assetto che si sta profilando per i servizi sociosanitari alle persone. Due importanti novità stanno ricollocando le riflessioni sulle modalità con le quali gli enti proposti alla cura della persona si pongono di fronte ai soggetti in situazione di marginalità e/o di disagio. Da una parte la definitiva approvazione del Governo dei L.E.A. cioè i Livelli Essenziali di Assistenza, che uniformano per tutto il territorio italiano le prestazioni sanitarie. Entrano in questo ‘paniere’ di prestazioni alcune cure che prima non erano comprese, come ad esempio la fecondazione assistita o la cura di malattie rare che comportavano ingenti spese per terapie e farmaci che prima non venivano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. Resta ancora un vuoto normativo e legislativo per quel che riguarda i L.E.P. (Livelli Essenziali di Prestazioni) che riguarda la dimensione più propriamente sociale e sociosanitaria, come ad esempio l’inserimento di minori in comunità, i centri contro l’abuso e i centri anti violenza alle donne.In realtà dobbiamo riconoscere che nel campo del sociale il Governo Renzi e, in continuità, l’attuale Governo Gentiloni, per la prima volta nella storia della Repubblica, hanno promosso un Piano Organico di Lotta alla Povertà. In questo contesto si andranno ad introdurre misure organiche e strutturali per combattere il fenomeno della povertà e del disagio sociale. Questo bisogna riconoscerlo e dare atto che nel citato settore saranno destinate risorse non occasionali nel bilancio del Governo. In questa linea si andrà a lavorare – ad esempio – per la riqualificazione delle periferie urbane, per la grave marginalità, per i senza fissa dimora.

Intanto da settembre del 2016 è diventata operativa una misura strutturale che diventa il primo passo verso una definizione di quello che viene chiamato reddito di cittadinanza. La concretizzazione di questa misura universale (universale significa rivolta a tutti i cittadini italiani) inizia con la S.I.A. il Sostegno di Inclusione Attiva. È una misura importante perché vede impegnati diversi soggetti istituzionali oltre il Governo Centrale: le Regioni e i Comuni. Dobbiamo ammettere che l’inizio – specialmente nei Comuni, cioè negli assessorati alle Politiche Sociali – non è stato facile: competenze diverse, nuova impostazione per accompagnare la persona in situazione di difficoltà economica e/o di marginalità sociale non sono sempre facili e di immediata acquisizione. La strutturazione della S.I.A. prevede la presenza e la partecipazione alle progettualità territoriali degli enti del variegato mondo del Terzo Settore e in questo senso Caritas Italiana sta spronando le Caritas Diocesane ad essere soggetti attivi nel territorio, anche diventando uno degli attori che partecipano ai gruppi locali di progettazione. Interessante notare che i Gruppi di Progettazione la Regione del Veneto li ha definiti con le Conferenze dei Sindaci antecedenti all’unificazione delle Asl. Restano quindi i territori che già avevano lavorato insieme che per la nostra Diocesi: la Conferenza dei Sindaci dell’Asl 14 – Chioggia, Cavarzere, Cona – e dell’Asl 19 dove sette dei dieci comuni bassopolesani sono nel nostro territorio diocesano. Di fronte a queste trasformazioni che diventano possibilità e opportunità di presenza e di intervento anche per le nostra realtà ecclesiale, c’è urgente bisogno di formazione, specialmente per gli operatori e animatori Caritas che già lavorano nelle Caritas parrocchiali e vicariali e nei Centri di Ascolto presenti nel territorio diocesano.

La formazione e conoscenza dei meccanismi di partecipazione abbisogna di tempi e spazi congrui per affrontare la complessità e le articolazioni di questi nuovi piani di lotta alla povertà. Non è pensabile supporre che un operatore Caritas che svolge il suo servizio nel Centro di Ascolto non sia a conoscenza almeno di un quadro-base legislativo per un corretto rapporto con la municipalità di riferimento. Accanto alle tecniche di ascolto e di relazione empatica, andremo a conoscere nel suo complesso l’evoluzione dei Servizi Sociali in Italia e nel nostro territorio. Ci aiuterà in questo la dott.ssa Mirella Zambello, docente di Scienze dei Servizi Sociali nelle Facoltà di Padova e Venezia. La prof.ssa Zambello ha accolto l’invito di dedicare agli operatori e animatori Caritas la mattinata di domenica 12 marzo a Porto Viro. L’incontro inizierà alle ore 9.30 presso il Centro Giovanile San Giusto e si concluderà alle ore 12.

mc – Da Nuova Scintilla n.8 – 26 febbraio 2017

Diocesi: l’Emporio della Solidarietà

Gen 29, 2017   //   by mauro   //   Caritas, Rassegna Stampa  //  No Comments

Un “nuovo” emporio per dire la Misericordia

emporioAnche la Diocesi di Chioggia si è inserita nel grande fiume di gesti e segni che ha caratterizzato il volto delle Diocesi Italiane nell’Anno Giubilare della Misericordia. Una traccia di eventi e opere che ha contraddistinto il magistero episcopale del Vescovo Adriano e che ha portato a pensare e strutturare segni e gesti su situazioni che richiedevano attenzione e progettualità delle comunità cristiane. Dalla Comunità Familiare nell’anno 2010 alla Comunità Educativa – che si è specializzata nella disabilità e nell’accoglienza di minori problematici – fino ai due gesti Giubilari che hanno visto la luce ad agosto 2016 con una Casa di Accoglienza per senza fissa dimora, nell’ambito di un sistema di housing sociale, e ad oggi l’apertura e la presentazione alla Diocesi dell’Emporio della Solidarietà che è stato inaugurato ufficialmente sabato 21 gennaio a Chioggia. L’Emporio della Solidarietà rappresenta la conclusione di un cammino che, nelle parrocchie e nei Centri di Ascolto Caritas, ha focalizzato la sua attenzione sul senso dell’aiuto alimentare e sulla effettiva valenza educativa che ha oggi la distribuzione di viveri a persone che versano in stato di necessità.

La riflessione sulla contemporanea declinazione del “dare da mangiare agli affamati” ha portato la Chiesa Locale Clodiense a ripensare al metodo classico di distribuzione e di riproporlo attraverso la nuova strumentazione dell’Emporio. Questa nuova strumentazione ricalca l’esperienza già in atto in diverse diocesi che vede centrale non solo il momento della consegna dei beni ma ciò che viene prima: l’ascolto, l’accompagnamento, il discernimento che si attuano nei Centri di Ascolto e nelle Caritas parrocchiali. Con la persone – dove è possibile – si costruisce un progetto condiviso di consapevolezza e del recupero delle proprie capacità di acquisto. Il Centro di Ascolto Caritas si rapporta con i Servizi Territoriali – di norma i servizi sociali del Comune – per condividere il percorso e per valutare insieme gli obiettivi. L’invio all’Emporio vede un colloquio d’ingresso nel ‘sistema degli aiuti’ e l’erogazione di una tessera magnetica (card) caricata con una certa quantità di punti (50, 100 a seconda delle necessità e delle valutazioni), che possono essere spesi nell’Emporio. Non vi è quindi circolazione di denaro liquido nell’acquisto dei generi alimentari. La card è reiterabile sempre con valutazioni congiunte e condivise. La persona può essere accompagnata a ‘far la spesa’ da un volontario dell’Emporio. In occasione dell’inaugurazione della struttura, appositamente acquistata dalla Diocesi, che ha costituito la Fondazione “Servizio della Carità Diocesi di Chioggia”, sono stati sottolineati alcuni punti che definiscono il senso di questo gesto giubilare: il buon uso e la finalità visibile dei Fondi 8×1.000 che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica; la capacità di queste opere segno di diventare luoghi dove si elabora un pensare un nuovo welfare, cioè un modello di servizio alla persona che produca benessere sociale e sostenibilità economica, per superare il modello erogazionista/assistenzialista non più sostenibile. In questo si sono trovate sinergie e alleanze comuni con Fondazioni (il cui ruolo potrà essere sempre più propositivo nella costruzione del nuovo welfare) e il variegato mondo del Terzo Settore. Una Chiesa quindi che, di fronte alle domande della povera gente (direbbe Ignazio Silone) che oggi sono domande su lavoro (in assoluto la prima e le più importante), casa, minimo vitale (leggi anche pericolo di cadere nella grave marginalità), salute, istruzione e non ultimo il tema dirompente delle migrazioni, dovrà trovare una comunità cristiana attenta a questi ‘segni dei tempi’. In maniera acuta uno dei soggetti intervenuti ha esordito affermando che con l’Emporio della Solidarietà si sta ‘costruendo un tassello culturale del nostro stare insieme e nel contempo un gesto di moderna e contemporanea carità”. Attualmente l’Emporio della Solidarietà ha in carico circa un centinaio di persone, comprensivo anche di nuclei familiari. In prospettiva vi è l’apertura di un secondo Emporio in una Vicaria della Diocesi, in provincia di Rovigo, Comune di Porto Tolle, nel Delta Polesano. Un gesto quindi di Misericordia, di prossimità, di nuova cultura (anzi di cultura nuova) per il vasto ambito dei servizi alla persona che vede la Chiesa Diocesana di Chioggia in prima fila, oggi si direbbe nelle periferie dell’umano.

Mc – Da Nuova Scintilla n.4 – 29 gennaio 2017

Diaconato Permanente

Nov 9, 2016   //   by mauro   //   Dicono della nostra Parrocchia, Rassegna Stampa  //  No Comments

Con i tre neo-ordinati ora sono sei i diaconi in servizio nella nostra diocesi

diaconi insieme davanti a vescovo preghiera consecratoria - bisEd ora i “Diaconi permanenti” nella nostra diocesi sono sei. Dopo don Franco Laurenti (classe 1932) e Guido Sfriso (classe 1933), ordinati nella festa del diacono santo Stefano il 26 dicembre 1987, e don Agostino De Grandis (classe 1942), ordinato nel giorno dell’Annunciazione il 25 marzo 1995, ecco aggiungersi domenica 23 ottobre (nel Giubileo della Misericordia) alle ore 16 nella cattedrale di Chioggia Giuseppe Di Trapani (sposato, con prole) da Taglio di Po, Attilio Gibbin (pure sposato, con prole) da Tolle e Tomas Pregnolato (celibe) residente nella parrocchia di Taglio di Donada ma presentato dalla parrocchia di Scalon dove partecipa all’attività pastorale. I nuovi diaconi sono arrivati a questo traguardo dopo uno studio ed un tirocinio durato 5 anni sotto la guida del rettore del seminario don Danilo Marin e, tra gli altri, del vicario generale della diocesi mons. Francesco Zenna. Come è stato ben illustrato dal vescovo mons. Adriano Tessarollo che ha concelebrato con ben 40 sacerdoti, pure presenti alcuni diaconi in preparazione per il sacerdozio della Diocesi di Padova, questo “Ordine” è stato ripristinato con il Concilio Vaticano II indetto da Papa Giovanni XXIII.
Ordine però “inventato” dagli Apostoli stessi: tutti noi conosciamo il più celebre diacono di allora, santo Stefano, ma anche ad esempio il diacono romano san Lorenzo del III secolo. La cerimonia ha visto i parenti occupare i primi tre banchi, riservati a ciascuno degli ordinandi e gli occhi di tutti erano puntati sui candidati: tanti amici e tanti fedeli arrivati pure con il pullman. Le emozioni in tutti erano palpabili, davvero intensa la partecipazione ai vari momenti della solenne liturgia. Durante la processione d’ingresso, partita dalla sacrestia fino in fondo alla chiesa per percorrere la navata centrale, i presenti cercavano lo sguardo del “loro” candidato. Il compito del “diacono” è stato illustrato dal vescovo nell’omelia elencando le mansioni loro affidate, in particolare per quanto riguarda l’annuncio della Parola, la liturgia e la carità. A Tomas è stato richiesto anche l’impegno del celibato. Il rito liturgico ha previsto come “essenziale” l’imposizione delle mani del vescovo sul capo dei candidati con l’invocazione dello Spirito; tra gli altri riti significativi: la “promessa dell’obbedienza” al vescovo e ai suoi successori, la prostrazione faccia a terra dei protagonisti con il canto delle Litanie dei Santi, la vestizione con la stola (da portare trasversalmente dalla spalla sinistra) e con la “dalmatica” a ricoprire il busto sopra il camice e appunto la stola. Operazione compiuta dai rispettivi parroci: il francescano padre Maurizio per Di Trapani, don Corrado per Gibbin ed il salesiano don Giannantonio per Pregnolato. Il rito è stato reso ancora più suggestivo dal coro di Scalon, con integrazioni di altri cantori delle altre due comunità parrocchiali di provenienza degli ordinandi, diretto da Pino Paesanti, all’organo il m° Dinarello. La cerimonia si è conclusa con il flash dei fotografi, gli scambi degli auguri ma soprattutto con i complimenti di tutti a tutti e, gradita sorpresa, un ristoro presso le opere parrocchiali della Cattedrale. Si può sintetizzare così l’esternazione dei sentimenti intimi da parte di chi è stato presente per la prima volta ad un’ordinazione: “Quanta commozione aver visto i diaconi sdraiati a terra davanti all’altare e al vescovo! Li abbiamo ammirati per il loro coraggio nella loro scelta: così la loro fede è stata proclamata davanti a tutta l’assemblea per inserirsi nella nostra vita di fede, nelle nostre comunità”.

(Francesco Ferro – da Nuova Scintilla 09-11-2016)

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