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“Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace”

Mag 14, 2017   //   by mauro   //   Spunti di riflessione  //  No Comments

Per aiutare a meglio comprendere e fare proprio il senso della visita di Papa Francesco a Fatima, nel centenario dell’apparizione della Madonna ai tre pastorelli – occasione anche per la canonizzazione di Francesco e Giacinta, i due veggenti morti in tenera età dopo aver assistito assieme a Suor Lucia a tutte e sei le apparizioni della Madonna – proponiamo tutti i discorsi ufficiali del Santo Padre Francesco, le Omelie tenute in occasione dei Pellegrinaggi compiuti dai suoi predecessori San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nonché alcuni commenti e servizi apparsi sulla stampa italiana sempre con riferimento all’importante evento 

Fatima, profezia avverata e da avverarsi

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Venerdì 12 e sabato 13 papa Francesco sarà a Fatima, in Portogallo, dove proclamerà santi Giacinta e Francesco, due dei tre pastorelli a cui la Madonna apparve sei volte fra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917. La ricorrenza del centenario dei fatti non poteva non riaccendere l’attenzione, non solo da parte dei vertici della Chiesa cattolica, su quello che resta il più sensazionale evento con risvolti inspiegabili dell’ultimo secolo. La danza del sole davanti a 70 mila paia di occhi che potevano fissarlo senza restare accecati, la sua roteazione e colorazione iridescente con fulmineo asciugamento delle vesti bagnate della folla, scossero le certezze del più importante, anticlericale e massonico quotidiano del Portogallo, O Seculo, che titolò in prima pagina: “Cose sbalorditive: come il sole danzò a mezzogiorno a Fatima”. Come inspiegabile resta la forza d’animo con la quale i tre bambini (10, 9 e 7 anni) resistettero a minacce e ricatti di chi voleva costringerli ad ammettere di aver mentito oppure a rivelare i messaggi ricevuti dalla «signora vestita di bianco» che lei stessa aveva chiesto di tenere segreti. E poi le profezie sulla Russia comunista prima che il comunismo salisse al potere, sul pontificato di Pio XI prima che questi venisse eletto, sullo scoppio della Seconda Guerra mondiale e sulla “luce sconosciuta” (il 25 gennaio 1938 una grandiosa aurora boreale fu visibile in gran parte d’Europa) che l’avrebbe annunciata.

Ma Fatima è anche la storia di un segreto rimasto tale per 83 anni: la terza parte della visione che i tre bambini ebbero il 13 luglio 1917, messa per iscritto dalla superstite Lucia (i suoi due compagni Giacinta e Francesco erano morti rispettivamente nel 1920 e nel 1919) nel 1944, fu rivelata e letta in pubblico per disposizione di Giovanni Paolo II soltanto nel 2000. Quel troppo lungo intervallo ha dato la stura a perduranti controversie sull’interpretazione del messaggio, se si riferisca al passato o al futuro, se il testo arrivato a noi corrisponda alla rivelazione del 1917 o abbia subìto manomissioni, se non sia stato occultato un “quarto segreto” (o quarta parte dell’unico segreto) contenente un giudizio troppo severo sulla Chiesa.

Complottismi a parte, il comportamento della Chiesa cattolica nei riguardi degli eventi di Fatima non è stato sempre lineare: la natura soprannaturale delle apparizioni è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa nell’ottobre 1930, ma la richiesta della Madonna che il papa in comunione con tutti i vescovi del mondo consacrasse la Russia al suo Cuore Immacolato per evitare al mondo grandi sofferenze non è stata soddisfatta fino al 1984; la terza parte del segreto avrebbe dovuto essere resa nota, secondo quanto suor Lucia afferma esserle stato detto dalla Madonna, a partire dal 1960, ma quattro papi di seguito hanno lasciato che il tempo passasse fino a quando Giovanni Paolo II, negli ultimi anni del suo pontificato, ha permesso la pubblicazione.

Fatima-centro-del-mondoPer il centenario stanno uscendo molti libri o edizioni aggiornate di libri già disponibili sull’argomento. Fra le new entry segnaliamo 2017 Fatima centro del mondo di Luciano Garibaldi, inviato speciale, caporedattore, vicedirettore e collaboratore di molte testate: da Gente a La Notte, da Il Giornale ad Avvenire. Arrivato nelle librerie nel marzo scorso per le edizioni Mimep-Docete, questo testo presenta molti pregi e alcune originali suggestioni. Riassume correttamente la cronaca degli eventi, ripropone le parole della Madonna e i contenuti delle visioni così come suor Lucia li ha messi per iscritto a varie riprese dietro richiesta del vescovo di Leiria, contiene la riproduzione di struggenti foto color seppia dei protagonisti degli eventi del 1917 e anni seguenti, comprese quelle delle prime folle radunate nella Cueva di Iria e delle prime pagine dei giornali portoghesi del tempo, e quelle a colori che vanno da Giovanni Paolo II ai giorni nostri. Un capitolo è dedicato a “Fatima nella missione di nove pontefici” dove è raccontato che cosa è stato fatto o non fatto dai nove papi che si sono succeduti dai giorni delle apparizioni ad oggi. In chiusura due appendici: il Commento teologico col quale l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede card. Joseph Ratzinger accompagnò la pubblicazione del cosiddetto terzo segreto e la Dichiarazione comune sottoscritta da papa Francesco e dal patriarca di Mosca Kirill il 12 febbraio 2016. Se il primo testo è quasi un atto dovuto per un libro che voglia trattare in stile divulgativo ma serio la vicenda delle apparizioni e dei messaggi della Madonna di Fatima, il secondo serve di supporto a una delle chiavi interpretative del libro di Garibaldi. Gli elementi originali del testo sono infatti due: che la “conversione della Russia” predetta dalla Madonna a Fatima se quel paese le fosse stato consacrato è nei fatti avvenuta; che c’è continuità fra le apparizioni di Fatima, approvate dalla Chiesa, e quelle di Civitavecchia, sulle quali la Chiesa non si è pronunciata. A proposito della Russia Garibaldi nota come la caduta del Muro di Berlino e la fine della dittatura comunista in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est sono successive alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, e sono state seguite da eventi altamente simbolici come il dono di preziose icone da parte di Vladimir Putin a papa Francesco e la firma dello storico documento de L’Avana, coincidente col primo incontro diretto di tutta la storia fra Papa di Roma e Patriarca di Mosca. Si potrebbe aggiungere – il libro non lo dice – che secondo i sondaggi dell’americano Pew Research Institute nel 2015 il 70 per cento dei russi si dichiarava religioso, percentuale molto più alta di quella dei paesi che un tempo si chiamavano “del mondo libero” impegnato nella lotta contro il comunismo: negli Usa si dichiara religioso solo il 56 per cento della popolazione, in Francia il 40, in Germania il 34 e nel Regno Unito il 30.

Per quanto riguarda Civitavecchia, dove una statuina della Madonna portata da Medjugorje pianse lacrime apparentemente di sangue per 14 volte fra il 2 febbraio e il 15 marzo 1995, e dove la famiglia Gregori proprietaria della statua afferma di avere avuto molte apparizioni della Vergine fra il 2 luglio 1995 e il 17 maggio 1996, risulta che uno dei messaggi trasmessi nel corso di un’apparizione contenesse un riferimento esplicito a Fatima: «Le tenebre di Satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e anche la Chiesa di Dio. Preparatevi a vivere quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima». Jessica Gregori, che per prima, quindicenne, vide le lacrime e poi ricevette messaggi dalla Madonna, sostiene che alcuni di essi riguardano il terzo segreto di Fatima e che lei è tenuta a non rivelarli, fino a quando la Madonna non le manderà un segno.

Com’è noto, il cosiddetto terzo segreto consiste, nella forma in cui è stato comunicato, in una visione al culmine della quale una persona indicata prima come “vescovo vestito di bianco” e poi “Santo Padre” viene ucciso sotto a una croce di tronchi grezzi da un gruppo di soldati, insieme a vescovi, sacerdoti e laici, mentre due angeli «ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, raccoglievano il sangue dei martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio». Giovanni Paolo II la intese come un preannunzio dell’attentato contro la sua vita compiuto da Mehmet Ali Agca, al quale sarebbe sfuggito per l’intervento della mano materna di Maria: la pallottola estratta dal suo corpo fu poi incastonata nella corona di cui è ornata la statua della Madonna a Fatima. Questa interpretazione è indirettamente avallata dal commento teologico dell’allora cardinale Ratzinger, dove si legge: «l’immagine che i bambini videro non è affatto un film anticipato del futuro, del quale nulla potrebbe più essere cambiato. Tutta quanta la visione avviene in realtà solo per richiamare sullo scenario la libertà e per volgerla in una direzione positiva». Libertà di Dio, libertà degli uomini, libertà di Maria che ha detto “sì” all’angelo: «Il fiat di Maria», concludeva Ratzinger, «ha cambiato la storia del mondo, perché ha introdotto in questo mondo il Salvatore – perché grazie a questo “sì” Dio poteva diventare uomo nel nostro spazio e tale ora rimane per sempre. Il maligno ha potere in questo mondo, lo vediamo e lo sperimentiamo continuamente; egli ha potere, perché la nostra libertà si lascia continuamente distogliere da Dio. Ma quando Dio stesso ha un cuore umano e ha così rivolto la libertà dell’uomo verso il bene, verso Dio, la libertà per il male non ha più l’ultima parola».

(Rodolfo Casadei – Tempi, 12/05/2017)

FATIMA – Preghiera del Santo Padre Francesco – Cappellina delle Apparizioni

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cappellina delle Apparizioni, Fátima
Venerdì, 12 maggio 2017

Il Santo Padre:

Salve Regina,
beata Vergine di Fatima,
Signora dal Cuore Immacolato,
rifugio e via che conduce a Dio!
Pellegrino della Luce che viene a noi dalle tue mani,
rendo grazie a Dio Padre che, in ogni tempo e luogo, opera nella storia umana;
pellegrino della Pace che, in questo luogo, Tu annunzi,
do lode a Cristo, nostra pace, e imploro per il mondo la concordia fra tutti i popoli;
pellegrino della Speranza che lo Spirito anima,
vengo come profeta e messaggero per lavare i piedi a tutti, alla stessa mensa che ci unisce.

Ritornello cantato dall’assemblea:

Ave o clemens, ave o pia!
Salve Regina Rosarii Fatimæ.
Ave o clemens, ave o pia!
Ave o dulcis Virgo Maria.

Il Santo Padre:

Salve Madre di Misericordia,
Signora dalla veste bianca!
In questo luogo, da cui cent’anni or sono
a tutti hai manifestato i disegni della misericordia di Dio,
guardo la tua veste di luce
e, come vescovo vestito di bianco,
ricordo tutti coloro che,
vestiti di candore battesimale,
vogliono vivere in Dio
e recitano i misteri di Cristo per ottenere la pace.

Ritornello…

Il Santo Padre:

Salve, vita e dolcezza,
salve, speranza nostra,
O Vergine Pellegrina, o Regina Universale!
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda le gioie dell’essere umano
in cammino verso la Patria Celeste.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda i dolori della famiglia umana
che geme e piange in questa valle di lacrime.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
adornaci col fulgore dei gioielli della tua corona
e rendici pellegrini come Tu fosti pellegrina.
Con il tuo sorriso verginale
rinvigorisci la gioia della Chiesa di Cristo.
Con il tuo sguardo di dolcezza
rafforza la speranza dei figli di Dio.
Con le mani oranti che innalzi al Signore,
unisci tutti in una sola famiglia umana.

Ritornello…

Il Santo Padre:

O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria,
Regina del Rosario di Fatima!
Fa’ che seguiamo l’esempio dei Beati Francesco e Giacinta,
e di quanti si consacrano all’annuncio del Vangelo.
Percorreremo così ogni rotta,
andremo pellegrini lungo tutte le vie,
abbatteremo tutti i muri
e supereremo ogni frontiera,
uscendo verso tutte le periferie,
manifestando la giustizia e la pace di Dio.
Saremo, nella gioia del Vangelo, la Chiesa vestita di bianco,
del candore lavato nel sangue dell’Agnello
versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo.
E così saremo, come Te, immagine della colonna luminosa
che illumina le vie del mondo,
a tutti manifestando che Dio esiste,
che Dio c’è,
che Dio abita in mezzo al suo popolo,
ieri, oggi e per tutta l’eternità.

Ritornello…

Il Santo Padre insieme ai fedeli:

Salve, Madre del Signore,
Vergine Maria, Regina del Rosario di Fatima!
Benedetta fra tutte le donne,
sei l’immagine della Chiesa vestita di luce pasquale,
sei l’onore del nostro popolo,
sei il trionfo sull’assalto del male.

Profezia dell’Amore misericordioso del Padre,
Maestra dell’Annuncio della Buona Novella del Figlio,
Segno del Fuoco ardente dello Spirito Santo,
insegnaci, in questa valle di gioie e dolori,
le eterne verità che il Padre rivela ai piccoli.

Mostraci la forza del tuo manto protettore.
Nel tuo Cuore Immacolato,
sii il rifugio dei peccatori
e la via che conduce fino a Dio.

Unito ai miei fratelli,
nella Fede, nella Speranza e nell’Amore,
a Te mi affido.
Unito ai miei fratelli, mediante Te, a Dio mi consacro,
o Vergine del Rosario di Fatima.

E infine, avvolto nella Luce che ci viene dalle tue mani,
renderò gloria al Signore nei secoli dei secoli.
Amen.

Ritornello…

FATIMA – Il Papa si rivolge ai malati

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Papa ai malati: vivete la vita come un dono prezioso per la Chiesa

Al termine della Messa al Santuario di Fatima, Papa Francesco ha voluto indirizzare un saluto particolare a tutti i malati presenti. “Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa”, ha detto loro. “Contate sulla preghiera che da ogni parte si innalza per voi e con voi. Dio è Padre e non vi dimenticherà mai”.

Di fronte al Santissimo esposto sull’altare per l’Adorazione Eucaristica, alla conclusione della Messa, è ancora l’immagine del chicco di grano che muore per portare frutto, evocata nell’omelia, a fare da sfondo alle parole del Papa ai malati ai quali ripete: quando passiamo attraverso una croce, il Signore vi è già passato prima: “Nella sua Passione, Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a San Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi”.

Di seguito, il testo integrale del saluto del Santo Padre ai malati.

Cari fratelli e sorelle malati,

come ho detto nell’omelia, il Signore sempre ci precede: quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Nella sua Passione, Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a San Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi. Penso all’apostolo Pietro, incatenato nella prigione di Gerusalemme, mentre tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore ha consolato Pietro. Ecco il mistero della Chiesa: la Chiesa chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza.

Cari pellegrini, davanti ai nostri occhi abbiamo Gesù nascosto ma presente nell’Eucaristia, come abbiamo Gesù nascosto ma presente nelle ferite dei nostri fratelli e sorelle malati e sofferenti. Sull’altare, noi adoriamo la Carne di Gesù; in questi fratelli, noi troviamo le piaghe di Gesù. Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. Oggi la Vergine Maria ripete a tutti noi la domanda che fece, cento anni or sono, ai Pastorelli: “Volete offrirvi a Dio?”. La risposta – “Sì, lo vogliamo!” – ci dà la possibilità di capire e imitare la loro vita. L’hanno vissuta, con tutto ciò che essa aveva di gioia e di sofferenza, in un atteggiamento di offerta al Signore.

Cari malati, vivete la vostra vita come un dono e dite alla Madonna, come i Pastorelli, che vi volete offrire a Dio con tutto il cuore. Non ritenetevi soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma sentitevi partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa. La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa.

Gesù passerà vicino a voi nel Santissimo Sacramento per manifestarvi la sua vicinanza e il suo amore. Affidategli i vostri dolori, le vostre sofferenze, la vostra stanchezza. Contate sulla preghiera della Chiesa, che da ogni parte si innalza verso il Cielo per voi e con voi. Dio è Padre e non vi dimenticherà mai.

Giovanni Paolo II – Pellegrinaggio a Fatima un anno dopo l’attentato di Piazza San Pietro

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Roma, 13 Maggio, 1981, ore 17.00. Giovanni Paolo II attraversa piazza San Pietro a bordo di un’automobile aperta tra migliaia di fedeli riuniti per celebrare l’anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima. Improvvisamente tre colpi di pistola risuonano nell’aria. Il Papa viene colpito e si accascia.
Esattamente un anno dopo si reca in Pellegrinaggio a Fatima, per  “ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto“; molto devoto alla Madonna, attribuiva alla Madonna di Fatima, alla sua devozione e intercessione la salvezza dall’attentato ; la pallottola estratta dal ventre del Papa ora infatti è incastonata della corona sul capo della Madonna nel Santuario di Fatima e lo stesso Santo Padre nel suo pontificato ha più volte consacrato e chiesto di consacrare il mondo al cuore immacolato di Maria.

Riportiamo di seguito l’Omelia tenuta alla Santa Messa di quel 13 maggio di 35 anni fa.

SANTA MESSA AL SANTUARIO DELLA VERGINE DI FATIMA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Fatima,
Giovedì, 13 maggio 1982

1. “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27).

Con queste parole si chiuse il Vangelo dell’odierna liturgia a Fatima. Il nome del discepolo era Giovanni. Proprio lui, Giovanni, figlio di Zebedeo, apostolo ed evangelista, sentì dall’alto della croce le parole di Cristo: “Ecco la tua madre”. Prima invece Cristo aveva detto a sua Madre: “Donna, ecco il tuo figlio”.

Era questo un mirabile testamento.

Lasciando questo mondo Cristo diede a sua Madre un uomo che fosse per lei come un figlio: Giovanni. Lo affidò a lei. E, in conseguenza di questo dono e di questo affidamento, Maria diventò madre di Giovanni. La Madre di Dio è divenuta madre dell’uomo.

Da quell’ora Giovanni “la prese nella sua casa” e diventò il custode terreno della Madre del suo Maestro; è infatti diritto e dovere dei figli aver cura della madre. Soprattutto però Giovanni diventò per volontà di Cristo il figlio della Madre di Dio. E in Giovanni diventò figlio di lei ogni uomo.

2. “La prese della sua casa” può anche significare, letteralmente, nella sua abitazione.

Una particolare manifestazione della maternità di Maria riguardo agli uomini sono i luoghi, nei quali Ella s’incontra con loro; le case nelle quali Ella abita; case nelle quali si risente una particolare presenza della Madre.

Tali luoghi e tali case sono numerosissimi. E sono di una grande varietà: dalle edicole nelle abitazioni o lungo le strade, nelle quali risplende l’immagine della Madre di Dio, alle Cappelle e alle Chiese costruite in suo onore. Ci sono però alcuni luoghi, nei quali gli uomini sentono particolarmente viva la presenza della Madre. A volte questi posti irradiano ampiamente la loro luce, attirano la gente da lontano. Il loro raggio può estendersi ad una diocesi, a un’intera nazione, a volte a più nazioni e persino a più continenti. Sono questi i Santuari mariani.

In tutti questi luoghi si realizza in modo mirabile quel singolare testamento del Signore Crocifisso: l’uomo vi si sente consegnato e affidato a Maria; l’uomo vi accorre per stare con lei come con la propria Madre; l’uomo apre a lei il suo cuore e le parla di tutto: “la prende nella sua casa”, cioè dentro tutti i suoi problemi, a volte difficili. Problemi propri ed altrui. Problemi delle famiglie, delle società, delle nazioni, dell’intera umanità.

3. Non è così il Santuario di “Lourdes” nella vicina Francia? Non lo è “Jasna Góra” in terra polacca, il Santuario della mia Nazione, che celebra quest’anno il suo giubileo di seicento anni?

Sembra che anche lì, come in tanti altri Santuari mariani sparsi nel mondo, con una forza di particolare autenticità risuonino queste parole dell’odierna liturgia:
“Tu splendido onore della nostra gente” (Gdt 15,10), ed anche le altre:
“Di fronte all’umiliazione della nostra stirpe /… hai sollevato il nostro abbattimento / comportandoti rettamente davanti al nostro Dio” (Gdt 13,20).

Queste parole risuonano a Fatima così come un’eco particolare delle esperienze non solo della nazione portoghese, ma anche di tante altre nazioni e popoli che si trovano sul globo terrestre: sono anzi l’eco della esperienza di tutta l’umanità contemporanea, di tutta la famiglia umana.

4. Vengo dunque qui oggi perché proprio in questo giorno dello scorso anno, in piazza san Pietro a Roma, si è verificato l’attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l’anniversario della prima apparizione a Fatima, che ebbe luogo il 13 maggio del 1917.

Queste date si sono incontrate tra loro in modo tale che mi è parso di riconoscervi una speciale chiamata a venire qui. Ed ecco, oggi sono qui. Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto. “Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti” (Lam 3,22), ripeto ancora una volta con il profeta.

Sono venuto soprattutto per confessare qui la gloria di Dio stesso:
“Benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra”, dico con le parole dell’odierna liturgia (Gdt 13,18).

E verso il Creatore del cielo e della terra alzo anche quello speciale inno di gloria, che è lei stessa, l’Immacolata Madre del Verbo incarnato:
“Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra…

Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non cadrà dal cuore degli uomini che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. Dio dia esito felice a questa impresa a tua perenne esaltazione” (Gdt 13,18-20).

Alla base di questo canto di lode, che la Chiesa eleva con gioia qui come in tanti luoghi della terra, si trova l’incomparabile scelta di una figlia del genere umano come Madre di Dio.

E dunque sia adorato soprattutto Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Sia benedetta e venerata Maria, tipo della Chiesa, in quanto “dimora della santissima Trinità”.

5. Sin dal tempo in cui Gesù, morendo sulla croce, disse a Giovanni: “Ecco la tua Madre”; sin dal tempo in cui “il discepolo la prese nella sua casa”, il mistero della maternità spirituale di Maria ha avuto il suo adempimento nella storia con un’ampiezza senza confini. Maternità vuol dire sollecitudine per la vita del figlio. Ora, se Maria è madre di tutti gli uomini, la sua premura per la vita dell’uomo è di una portata universale. La premura di una madre abbraccia l’uomo intero. La maternità di Maria ha il suo inizio nella sua materna cura per Cristo. In Cristo Ella ha accettato sotto la croce Giovanni e, in lui, ha accettato ogni uomo e tutto l’uomo. Maria tutti abbraccia con una sollecitudine particolare nello Spirito Santo. È infatti lui, come professiamo nel nostro “Credo”, colui che “dà la vita”. È lui che dà la pienezza della vita aperta verso l’eternità.

La maternità spirituale di Maria è dunque partecipazione alla potenza dello Spirito Santo, di Colui che “dà la vita”. Essa è insieme l’umile servizio di Colei che dice di sé: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38).

Alla luce del mistero della maternità spirituale di Maria, cerchiamo di capire lo straordinario messaggio, che cominciò a risuonare nel mondo da Fatima sin dal 13 maggio 1917 e si prolungò per cinque mesi fino al 13 ottobre dello stesso anno.

6. La Chiesa ha sempre insegnato e continua a proclamare che la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore” (Dei Verbum, 4). La Chiesa valuta e giudica le rivelazioni private secondo il criterio della loro conformità con tale unica Rivelazione pubblica.

Se la Chiesa ha accolto il messaggio di Fatima è soprattutto perché esso contiene una verità e una chiamata, che nel loro fondamentale contenuto sono la verità e la chiamata del Vangelo stesso.

“Convertitevi, (fate penitenza) e credete al Vangelo” (Mc 1,15), sono queste le prime parole del Messia rivolte all’umanità. Il messaggio di Fatima è nel suo nucleo fondamentale la chiamata alla conversione e alla penitenza, come nel Vangelo. Questa chiamata è stata pronunciata all’inizio del XX secolo, e, pertanto, a questo secolo è stata particolarmente rivolta. La Signora del messaggio sembra leggere con una speciale perspicacia i “segni dei tempi”, i segni del nostro tempo.

L’appello alla penitenza è materno e, al tempo stesso, forte e deciso. La carità che “si compiace della verità” (1Cor 13,6), sa essere schietta e decisa. La chiamata alla penitenza si unisce, come sempre, con la chiamata alla preghiera. Conformemente alla tradizione di molti secoli, la Signora del messaggio di Fatima indica il “Rosario”, che giustamente si può definire “la preghiera di Maria”: la preghiera, nella quale Ella si sente particolarmente unita con noi. Lei stessa prega con noi. Con questa preghiera si abbracciano i problemi della Chiesa, della Sede di san Pietro, i problemi di tutto il mondo. Inoltre, si ricordano i peccatori, perché si convertano e si salvino, e le anime del purgatorio.

Le parole del messaggio sono state rivolte a fanciulli dai 7 ai 10 anni d’età. I fanciulli, come Bernardetta di Lourdes, sono particolarmente privilegiati in queste apparizioni della Madre di Dio.

Da qui il fatto che anche il suo linguaggio è semplice, a misura della loro comprensione. I bambini di Fatima sono diventati gli interlocutori della Signora del messaggio ed anche i suoi collaboratori. Una di essi vive ancora.

7. Quando Gesù disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv 19,26) – in modo nuovo aprì il cuore di sua Madre, il Cuore Immacolato, e le rivelò la nuova dimensione dell’amore e la nuova portata dell’amore, al quale era chiamata nello Spirito Santo con la forza del sacrificio della Croce.

Nelle parole di Fatima ci sembra di ritrovare proprio questa dimensione dell’amore materno, che col suo raggio comprende tutta la strada dell’uomo verso Dio: quella che conduce attraverso la terra, e quella che va, attraverso il purgatorio, oltre la terra. La sollecitudine della Madre del Salvatore è la sollecitudine per l’opera della salvezza: l’opera del suo Figlio. È sollecitudine per la salvezza, per l’eterna salvezza di tutti gli uomini. Mentre si compiono ormai 65 anni da quel 13 maggio 1917, è difficile non scorgere come questo amore salvifico della Madre abbracci nel suo raggio, in modo particolare, il nostro secolo.

Alla luce dell’amore materno comprendiamo tutto il messaggio della Signora di Fatima. Ciò che più direttamente si oppone al cammino dell’uomo verso Dio è il peccato, il perseverare nel peccato, e, infine, la negazione di Dio. La programmata cancellazione di Dio dal mondo dell’umano pensiero. Il distacco da lui di tutta la terrena attività dell’uomo. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo.

In realtà l’eterna salvezza dell’uomo è solo in Dio. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo, se diventa definitivo, guida logicamente al rifiuto dell’uomo da parte di Dio (cf. Mt 7,23; 10,33), la dannazione.

Può la Madre, la quale con tutta la potenza del suo amore, che nutre nello Spirito Santo, desidera la salvezza di ogni uomo, tacere su ciò che mina le basi stesse di questa salvezza? No, non lo può!

Per questo, il messaggio della Signora di Fatima, così materno, è al tempo stesso così forte e deciso. Sembra severo. È come se parlasse Giovanni Battista sulle sponde del Giordano. Invita alla penitenza. Avverte. Chiama alla preghiera. Raccomanda il Rosario.

Questo messaggio è rivolto ad ogni uomo. L’amore della Madre del Salvatore arriva dovunque giunge l’opera della salvezza. Oggetto della sua premura sono tutti gli uomini della nostra epoca, ed insieme le società, le nazioni e i popoli. Le società minacciate dalla apostasia, minacciate dalla degradazione morale. Il crollo della moralità porta con sé il crollo delle società.

8. Cristo disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio”. Con questa parola aprì, in modo nuovo, il Cuore di sua Madre. Poco dopo, la lancia del soldato romano trafisse il costato del Crocifisso.

Quel Cuore trafitto è diventato il segno della redenzione compiuta mediante la morte dall’Agnello di Dio.

Il Cuore Immacolato di Maria, aperto dalla parola: “Donna, ecco il tuo figlio”, si incontra spiritualmente col Cuore del Figlio aperto dalla lancia del soldato. Il Cuore di Maria è stato aperto dallo stesso amore per l’uomo e per il mondo, con cui Cristo ha amato l’uomo ed il mondo, offrendo per essi se stesso sulla Croce, fino a quel colpo di lancia del soldato.

Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, mediante l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente ininterrottamente zampilla con la redenzione e con la grazia. Continuamente si compie in essa la riparazione per i peccati del mondo. Incessantemente essa è fonte di vita nuova e di santità.

Consacrare il mondo all’Immacolato Cuore della Madre, significa ritornare sotto la Croce del Figlio. Di più: vuol dire consacrare questo mondo al Cuore trafitto del Salvatore, riportandolo alla fonte stessa della sua Redenzione. La Redenzione è sempre più grande del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. La potenza della Redenzione supera infinitamente tutta la gamma del male, che è nell’uomo e nel mondo.

Il Cuore della Madre ne è consapevole, come nessun altro in tutto il cosmo, visibile ed invisibile.

E per questo chiama.

Chiama non solo alla conversione, chiama a farci aiutare da lei, Madre, per ritornare alla fonte della Redenzione.

9. Consacrarsi a Maria significa farsi aiutare da lei ad offrire noi stessi e l’umanità a “Colui che è Santo”, infinitamente Santo; farsi aiutare da lei – ricorrendo al suo Cuore di Madre, aperto sotto la croce all’amore verso ogni uomo, verso il mondo intero – per offrire il mondo, e l’uomo, e l’umanità, e tutte le nazioni, a Colui che è infinitamente Santo. La santità di Dio si è manifestata nella redenzione dell’uomo, del mondo, dell’intera umanità, delle nazioni: redenzione avvenuta mediante il Sacrificio della Croce. “Per loro io consacro me stesso”, aveva detto Gesù (Gv 17,19).

Con la potenza della redenzione il mondo e l’uomo sono stati consacrati. Sono stati consacrati a Colui che è infinitamente Santo. Sono stati offerti ed affidati all’Amore stesso, all’Amore misericordioso.

La Madre di Cristo ci chiama e ci invita ad unirci alla Chiesa del Dio vivo in questa consacrazione del mondo, in questo affidamento mediante il quale il mondo, l’umanità, le nazioni, tutti i singoli uomini sono offerti all’Eterno Padre con la potenza della Redenzione di Cristo. Sono offerti nel Cuore del Redentore trafitto sulla Croce.

La Madre del Redentore ci chiama, ci invita e ci aiuta ad unirci a questa consacrazione, a questo affidamento del mondo. Allora infatti ci troveremo il più vicino possibile al Cuore di Cristo trafitto sulla Croce.

10. Il contenuto dell’appello della Signora di Fatima è così profondamente radicato nel Vangelo e in tutta la Tradizione, che la Chiesa si sente impegnata da questo messaggio.

Essa vi ha risposto col Servo di Dio Pio XII (la cui ordinazione episcopale era avvenuta precisamente il 13 maggio 1917), il quale volle consacrare al Cuore Immacolato di Maria il genere umano e specialmente i popoli della Russia. Con quella consacrazione egli non ha soddisfatto forse all’evangelica eloquenza dell’appello di Fatima?

Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium e nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, ha illustrato ampiamente le ragioni del legame che unisce la Chiesa con il mondo di oggi. Al tempo stesso, il suo insegnamento sulla particolare presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, è maturato nell’atto con cui Paolo VI, chiamando Maria anche “Madre” della Chiesa, ha indicato in modo più profondo il carattere della sua unione con la Chiesa, e della sua sollecitudine per il mondo, per l’umanità, per ogni uomo, per tutte le nazioni: la sua maternità.

In questo modo si è approfondita ancora di più la comprensione del senso della consacrazione, che la Chiesa è chiamata a fare ricorrendo all’aiuto del Cuore della Madre di Cristo e Madre nostra.

11. Con che cosa si presenta, oggi, davanti alla Genitrice del Figlio di Dio, nel suo Santuario di Fatima, Giovanni Paolo II, successore di Pietro, prosecutore dell’opera di Pio, di Giovanni, di Paolo, e particolare erede del Concilio Vaticano II?

Si presenta, rileggendo con trepidazione quella chiamata materna alla penitenza, alla conversione: quell’appello ardente del Cuore di Maria risuonato a Fatima 65 anni fa. Sì, lo rilegge con la trepidazione nel cuore, perché vede quanti uomini e quante società, quanti cristiani, siano andati nella direzione opposta a quella indicata dal messaggio di Fatima. Il peccato ha guadagnato un così forte diritto di cittadinanza nel mondo e la negazione di Dio si è così ampiamente diffusa nelle ideologie, nelle concezioni e nei programmi umani!

Ma proprio per questo, l’invito evangelico alla penitenza e alla conversione, pronunciato con le parole della Madre, è sempre attuale. Ancora più attuale di 65 anni fa. E ancor più urgente. Perciò esso diventa l’argomento del prossimo Sinodo dei Vescovi, nell’anno venturo, Sinodo al quale già ci stiamo preparando.

Il successore di Pietro si presenta qui anche come testimone delle immense sofferenze dell’uomo, come testimone delle minacce quasi apocalittiche, che incombono sulle nazioni e sull’umanità.

Queste sofferenze egli cerca di abbracciare col proprio debole cuore umano, mentre si pone di fronte al mistero del Cuore della Madre, del Cuore Immacolato di Maria.

Nel nome di queste sofferenze, con la consapevolezza del male che dilaga nel mondo e minaccia l’uomo, le nazioni, l’umanità, il successore di Pietro si presenta qui con una fede più grande nella redenzione del mondo, in questo Amore salvifico che è sempre più forte, sempre più potente di ogni male.

Se dunque il cuore si stringe per il senso del peccato del mondo e per la gamma delle minacce, che si addensano sull’umanità, questo stesso cuore umano si dilata nella speranza col compiere ancora una volta ciò che hanno già fatto i miei predecessori: consacrare cioè il mondo al Cuore della Madre, consacrargli specialmente quei popoli, che ne hanno particolarmente bisogno. Questo atto vuol dire consacrare il mondo a Colui che è infinita Santità. Questa Santità significa redenzione, significa amore più potente del male.

Mai nessun “peccato del mondo” può superare questo Amore.

Ancora una volta. Infatti l’appello di Maria non è per una volta sola. Esso è aperto alle sempre nuove generazioni, secondo i sempre nuovi “segni dei tempi”. Si deve incessantemente ad esso ritornare. Riprenderlo sempre di nuovo.

12. Scrisse l’Autore dell’Apocalisse:
“Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo, ed egli sarà il Dio-con-loro”” (Ap 21,2ss).

Di tale fede vive la Chiesa.

Con tale fede cammina il Popolo di Dio.

“La dimora di Dio con gli uomini” è già sulla terra.

E in essa è il Cuore della Sposa e della Madre, Maria, ornato con il gioiello dell’immacolata concezione: il Cuore della Sposa e della Madre aperto sotto la Croce dalla parola del Figlio ad un nuovo grande amore dell’uomo e del mondo; il Cuore della Sposa e della Madre consapevole di tutte le sofferenze degli uomini e delle società di questa terra.

Il Popolo di Dio è pellegrino sulle strade di questo mondo nella direzione escatologica. Compie il pellegrinaggio verso l’eterna Gerusalemme, verso la “dimora di Dio con gli uomini”.

Là, Dio “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (cf. Ap 21,4).

Ma ora “le cose di prima” durano ancora. Proprio esse costituiscono lo spazio temporale del nostro pellegrinaggio.

Perciò guardiamo verso “Colui che siede sul trono, che dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”” (cf. Ap 21,5).

Ed insieme all’evangelista ed apostolo cerchiamo di vedere con gli occhi della fede “il cielo e la terra nuovi” perché il cielo di prima e la terra di prima sono già passati…

Ma finora “il cielo di prima e la terra di prima” perdurano intorno a noi e dentro di noi. Non possiamo ignorarlo. Questo ci consente però di riconoscere quale immensa grazia è stata concessa all’uomo quando, in mezzo a questo peregrinare, sull’orizzonte della fede dei nostri tempi si è acceso questo “Segno grandioso: una Donna” (Ap 12,1)!

Sì, veramente possiamo ripetere: “Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra!

… comportandoti rettamente, davanti al nostro Dio,
… hai sollevato il nostro abbattimento”.

Veramente! Sei benedetta!

Sì, qui e in tutta la Chiesa, nel cuore di ogni uomo e nel mondo intero: sii benedetta o Maria, Madre nostra dolcissima!

Il mistero di Fatima

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Pensate un po’. Una mamma che prende tre suoi bambini, buoni e tranquilli, e mostra loro che cosa? L’inferno!

Con la mentalità di oggi, anno 2017, una mamma così sarebbe da denuncia per maltrattamenti. Cent’anni fa invece la Madonna si presentò a tre bambini, Lucia, Giacinta e Francesco, e non si fece tanti problemi: mostrò loro i dannati, le fiamme e tutto il resto.

Si dice spesso che in cent’anni il mondo è completamente cambiato, ma è completamente cambiata anche la Chiesa. Oggi parliamo di misericordia, apertura, tenerezza, bontà. Immaginiamo se a un parroco o a una suora venisse in mente di prendere tre bambini delle elementari e mostrare loro l’inferno, con tutti i dettagli spiattellati in primo piano. Le mamme dei pargoli insorgerebbero e sui giornali ci sarebbero polemiche a non finire.

E poi ci sono quelle parole della Madonna: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Molte anime vanno infatti all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro».

Diciamoci la verità: sono espressioni che sembrano non avere nulla a che fare con la Chiesa così come la conosciamo noi oggi. Peccatori? Sacrifici? Gente che va all’inferno? Ma chi parla così, oggi? Se un parroco lo facesse, sarebbe accusato di terrorismo psicologico, il vescovo lo richiamerebbe e magari il poveretto sarebbe pure sospeso o invitato a prendersi una pausa di riflessione. Arriviamo da anni in cui ci è stato detto che l’inferno forse non c’è o, se c’è, è probabilmente vuoto. Ci è stato detto che alla fine tutti si salvano, perché Dio semplicemente non può condannare. Del purgatorio non si parla più, e quindi c’è da credere che forse non esiste neanche quello e quindi non ci sono anime in sospeso, per le quali occorre pregare. Ci è stato spiegato che il perdono è superiore a tutto e che la giustizia divina non può contemplare la condanna. E sappiamo che chi osa parlare di castigo divino, come minimo, deve aspettarsi di essere guardato come un folle o come un malvagio.

Fatima è riconosciuta dalla Chiesa, sta nel calendario, come Lourdes, come Guadalupe. E i tre pastorelli tra poco saranno proclamati santi. Eppure tra quella Chiesa là, anno 1917, e questa qua, anno 2017, sembra esserci di mezzo un tempo e uno spazio ben superiore ai cent’anni.

L’inferno, il timor di Dio, il rosario, la preghiera di riparazione, le anime del purgatorio, i sacrifici: i più anziani tra noi sanno che la Chiesa una volta parlava così, sanno che queste cose una volta erano dette e qualcuno ci credeva. Ma per un ventenne o un trentenne, ammesso che si ponga il problema, si tratta veramente di qualcosa di incomprensibile. Possibile che il nostro buon Dio possa trattarci così?

Fatima è un groviglio di questioni e di misteri, ma il mistero più grande, a ben guardare, è come possa stare assieme la Chiesa targata 1917, con l’inferno, le fiamme, il purgatorio, i sacrifici, il castigo e via dicendo, e la Chiesa targata 2017, che è tutto un perdonare, un incontrare, un misericordiare, un accogliere.

Badate bene: non sto dicendo che quella Chiesa là era migliore di questa qua. Il problema è molto complicato e non sarebbe serio pensare di affrontarlo in poche battute. Sto dicendo che provoca una sensazione un po’ strana vedere una Chiesa che va a celebrare Fatima ma nello stesso tempo è diversissima da tutto ciò che Fatima rappresenta.

Qualcuno potrebbe dire: ma tu ignori l’inculturazione, cioè il fatto che la Chiesa parla ai suoi fedeli con linguaggi e metodi diversi a seconda delle epoche, dei tempi, delle circostanze. Lo capisco. Ma qui non è soltanto questione di parole, di linguaggio, di stile. Qui è questione di contenuti. Pensiamo al giudizio di Dio. L’impressione è che la Chiesa oggi sia per lo meno in imbarazzo quando deve occuparsi del Padre che giudica. Preferisce parlare genericamente di misericordia, di accompagnamento, di discernimento. Sembra quasi che Dio si obbligato al perdono.  Provate a dire che il castigo è la conseguenza logica del peccato, così come se uno ingerisce del veleno è logico che muoia. La giustizia divina punitrice; la colpa e la pena che segue al peccato: tutto inconcepibile per noi oggi.

La Madonna di Fatima dice una cosa precisa: Dio non è tenuto a perdonare il peccatore che non si pente. E il peccatore non può pretendere di essere perdonato, se non rifiuta il peccato. Dunque, se non c’è pentimento, Dio castiga. Tutto ciò non elimina la misericordia. Tutto ciò dice che la misericordia non elimina il giudizio.

C’è l’inferno, c’è il paradiso, c’è il purgatorio. Questo ci dice la Madonna di Fatima. Ma noi ci crediamo? Noi siamo in grado di crederci?

Ecco, a mio modesto avviso, il vero mistero di Fatima.

(Aldo Maria Valli – Vaticanista del TG1)

FATIMA – Santa Messa di Canonizzazione dei Beati Francisco e Jacinta – Omelia

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

“Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli”. Con queste parole Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del suo pellegrinaggio a Fatima. Nel Santuario mariano portoghese il Pontefice ha celebrato il 13 maggio 2017, di fronte a più di mezzo milione di fedeli, il rito di Canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, due dei pastorelli veggenti, testimoni delle visioni mariane iniziate un secolo fa. Sono le 10.27 minuti a Fatima quando il Papa, sull’altare di fronte alla Basilica di Nostra Signora del Rosario, pronuncia in portoghese la formula di Canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, i due pastorelli a cui apparve la Vergine in questo luogo, in quel ‘benedetto’ giorno di esattamente cento anni fa. Le centinaia di migliaia di pellegrini che riempiono l’enorme spianata del Santuario prorompono in un lungo applauso, in molti piangono di commozione.

Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo.

Ma Ella, presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre, perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il «figlio fu rapito verso Dio» (Ap 12,5). E, secondo le parole di Lucia, i tre privilegiati si trovavano dentro la Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato. Secondo il credere e il sentire di molti pellegrini, se non proprio di tutti, Fatima è soprattutto questo manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.

Carissimi pellegrini, abbiamo una Madre, abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù, perché, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, «quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo» (Rm 5,17). Quando Gesù è salito al cielo, ha portato accanto al Padre celeste l’umanità – la nostra umanità – che aveva assunto nel grembo della Vergine Madre, e mai più la lascerà. Come un’ancora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel Cielo alla destra del Padre (cfr Ef 2,6). Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro.

Forti di questa speranza, ci siamo radunati qui per ringraziare delle innumerevoli benedizioni che il Cielo ha concesso lungo questi cento anni, passati sotto quel manto di Luce che la Madonna, a partire da questo Portogallo ricco di speranza, ha esteso sopra i quattro angoli della Terra. Come esempi, abbiamo davanti agli occhi San Francesco Marto e Santa Giacinta, che la Vergine Maria ha introdotto nel mare immenso della Luce di Dio portandoli ad adorarLo. Da ciò veniva loro la forza per superare le contrarietà e le sofferenze. La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.

Nelle sue Memorie (III, n. 6), Suor Lucia dà la parola a Giacinta appena beneficiata da una visione: «Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?». Grazie, fratelli e sorelle, di avermi accompagnato! Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e i persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati. Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio.

Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel “chiedere” ed “esigere” da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato (Lettera di Suor Lucia, 28 febbraio 1943), il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24): lo ha detto e lo ha fatto il Signore, che sempre ci precede. Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce.

Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore.

FATIMA – Il Sole danza sulla Cova da Iria

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

In occasione del centenario della prima apparizione della Madonna di Fatima – che Papa Francesco ha celebrato il 12 e 13 maggio canonizzando i due veggenti Francisco e Jacinta morti giovanissimi – pubblichiamo una storia degli avvenimenti e delle considerazioni che ne sono nate, scritte da Andrea Tornelli, vaticanista de La Stampa e nostro “condiocesano” (è nato e vissuto per tanti anni a Chioggia)

FATIMA, MISTERO E PROFEZIA DEL NOVECENTO

Il 12 e 13 maggio il Papa si è recato nel santuario portoghese per celebrare il centenario delle apparizioni e canonizzare due dei veggenti. Ecco la storia del segreto custodito per mezzo secolo in Vaticano.

Tutto ha inizio nei primi decenni del Novecento, ad Aljustrel, una piccola frazione di Fatima, un paese che porta un nome musulmano, quello della figlia di Maometto e sorge a 120 chilometri da Lisbona, capitale del Portogallo. Sono tempi difficili per la nazione: nel 1908 erano stati uccisi il re Carlo e l’erede al trono Filippo. Il secondogenito, principe Manuel, era stato cacciato da un colpo di stato militare che vide conquistare il potere da parte dei repubblicani. Ha così inizio una serie infinita di rivoluzioni e controrivoluzioni. I nuovi governanti professano un laicismo ateo mentre la gran massa della popolazione, in buona parte contadina, rimane radicata nella fede cattolica.

Nella povera casa di Antonio e Maria Rosa dos Santos, genitori di sei figli, e in quella di Manuel Pedro e Olimpia Marto, genitori di nove figli, la recita serale del rosario è un’abitudine consolidata. Dall’età di sette anni i bambini conducono il gregge al pascolo, quando diventano più grandi toccherà anche a loro il duro lavoro nei campi. È in questo ambiente semplice e poverissimo che sta per accadere qualcosa di inimmaginabile.

Al tempo delle apparizioni della Madonna, avvenute nel 1917, cento anni fa, Lucia dos Santos, Francesco e Giacinta Marto avevano rispettivamente 10, 9 e 7 anni, essendo nati la prima il 22 marzo 1907, il secondo l’11 giugno 1908 e la terza l’11 marzo 1910. I tre sono bambini normali, vivaci. Lucia è «una bravissima animatrice di giochi» e sa intrattenere i più piccoli, Francesco ama giocare a briscola e Giacinta – che ha un carattere un po’ permaloso – è appassionata del gioco dei bottoni. Mentre conducono al pascolo il gregge, i pastorelli dicono il rosario. Le apparizioni avvengono in una piccola proprietà dei genitori di Lucia, chiamata Cova de Iria, a due chilometri e mezzo da Fatima sulla strada verso Leiria, dove i tre bambini portano a pascolare le pecore. La Madonna appare su un elce alto poco più di un metro. Francesco vedrà soltanto la Madonna senza sentirla. Giacinta vedrà e sentirà. Lucia, oltre a vedere e sentire, potrà anche parlare con lei.

13 MAGGIO 1917. LA PRIMA APPARIZIONE
Verso mezzogiorno del 13 maggio 1917 i tre pastorelli stanno giocando alla Cova de Iria quando notano due lampi, dopo i quali vedono una figura appoggiata sui rami dell’elce. È «una signora tutta vestita di bianco più splendente del sole, che diffondeva una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura attraversato dai raggi del sole più ardente», scriverà Lucia. Il suo volto indescrivibilmente bello, non appare «né triste né allegro, ma serio», con un tono di dolce rimprovero. Le mani giunte, come per pregare, appoggiate sul petto e volte verso l’alto. Dalla mano destra pende un rosario. Le vesti sembrano fatte soltanto di luce. La tunica è bianca, e bianco il mantello orlato d’oro, che copre il capo della Vergine e le scende ai piedi. I veggenti si trovano a un metro e mezzo di distanza dall’apparizione.
Il colloquio si svolge in questo modo, secondo il racconto di suor Lucia:

MARIA: «Non abbiate paura, non vi faccio del male».
LUCIA: «Di dove siete?»
MARIA: «Sono del cielo» (e alza la mano per indicare il cielo).
LUCIA: «E che cosa volete da me?».
MARIA: «Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e che cosa voglio. E ritornerò ancora qui una settima volta».
LUCIA: «E anch’io vado in cielo?»
MARIA: «Si, ci vai».
LUCIA: «E Giacinta?»
MARIA: «Anche lei».
LUCIA: «E Francesco?»
MARIA: «Anche lui ma deve recitare molti rosari».
A questo punto Lucia chiede alla Vergine notizie di due ragazze che avevano frequentato la sua casa, morte da poco.
LUCIA: «Maria das Neves è già in cielo?»
MARIA: «Sì, c’è già».
LUCIA: «E Amelia?»
MARIA: «Resterà in Purgatorio fino alla fine del mondo. Volete offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che vorrà inviarvi, come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?»
LUCIA: «Sì vogliamo».
MARIA: «Andate, dunque, avrete molto da soffrire ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto».

«Pronunciando queste ultime parole – continua suor Lucia nelle sue memorie – aprì per la prima volta le mani, comunicandoci una luce molto intensa, quasi un riflesso che usciva da esse che ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, e faceva vedere noi a noi stessi in Dio, che era questa luce, più chiaramente che se ci vedessimo nel migliore degli specchi. Allora, per un impulso interiore anch’esso comunicatoci, cademmo in ginocchio e ripetemmo interiormente: “O Santissima Trinità, vi adoro mio Dio, mio Dio, vi amo nel Santissimo Sacramento». Passati i primi momenti, la Madonna aggiunse: «Recitate il rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra». Poi – aggiunge la veggente di Fatima – «cominciò a elevarsi serenamente, salendo verso oriente, fino a scomparire nell’immensità dell’orizzonte. La luce che la circondava sembrava aprire una via in mezzo agli astri».

13 GIUGNO 1917, SECONDA APPARIZIONE
Quel giorno accorrono sul luogo una cinquantina di persone. Alcuni di loro notano che la luce del sole si oscura durante i minuti che seguono l’inizio del colloquio. Altri riferiscono che la cima dell’elce, coperta di germogli era sembrata curvarsi come sotto un peso, un momento prima che Lucia inizi a parlare. Durante il colloquio della Madonna con i veggenti, alcuni sentono provenire dall’albero un sussurro simile al ronzio di un’ape.

LUCIA: «Che cosa volete da me?»
MARIA: «Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che diciate il rosario tutti i giorni, che impariate a leggere. Poi vi dirò che cosa voglio».
Lucia allora chiede la guarigione di una persona malata.
MARIA: «Se si converte, guarirà entro l’anno».
LUCIA: «Vorrei chiederle di portarci in cielo».
MARIA: «Sì, Giacinta e Francesco li porto tra poco. Ma tu resti qui ancora qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato. A chi la abbraccia, prometto la salvezza, e queste anime saranno amate da Dio come fiori posti da me ad adornare il suo trono».
LUCIA: «Rimango qui sola?»
MARIA: «No, figlia. Soffri molto? Non scoraggiarti. Non ti lascerò mai. Il mio cuore immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio».

«Nel momento in cui disse queste ultime parole – racconta suor Lucia – aprì le mani e ci comunicò per la seconda volta il riflesso di quella immensa luce. In essa eravamo come sommersi in Dio. Giacinta e Francesco sembravano essere nella parte di questa luce che si elevava verso il cielo e io in quella che si diffondeva sulla terra. Di fronte alla palma della mano destra della Madonna stava un cuore circondato da spine che parevano conficcate in esso. Comprendemmo che era il cuore immacolato di Maria oltraggiato dai peccati dell’umanità, che voleva riparazione».

13 LUGLIO 1917, TERZA APPARIZIONE
Nel corso della terza apparizione, una piccola nuvola sembra librarsi sopra il piccolo albero scelto dall’apparizione come piedistallo. Tra i presenti c’è anche Manuel Pedro Marto, padre di Giacinta e Francesco, che lo racconta. Come al solito, prima di vedere la bella Signora, i tre pastorelli scorgono un lampo di luce.

LUCIA: «Che cosa volete da me?»
MARIA: «Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare tutti i giorni il rosario in onore della Madonna del rosario per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto lei ve la potrà meritare».
LUCIA: «Vorrei chiedervi di dirci chi siete, e di fare un miracolo per cui tutti credano che voi ci apparite».
MARIA: «Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò chi sono che cosa voglio, e farò il miracolo che tutti vedranno per poter credere».

Lucia dos Santos presenta allora all’apparizione una serie di richieste di conversioni, guarigioni e altre grazie. La Madonna risponde raccomandando sempre la pratica del rosario, con cui otterranno le grazie richieste entro l’anno.

Quindi la visione aggiunge: «Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, in modo speciale quando fate qualche sacrificio: o Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il cuore immacolato di Maria».

La visione dell’inferno (prima parte del segreto di Fatima)
«Dicendo queste ultime parole – scriverà in seguito suor Lucia – la Madonna aprì di nuovo le mani come nei due mesi passati. Il riflesso parve penetrare la terra e vedemmo come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate di forma umana, che ondeggiavano nell’incendio sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo cadendo da tutte le parti – simili al cadere delle scintille nei grandi incendi – senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di brace». La visione dura soltanto un istante, durante il quale Lucia emette un lamento, soltanto un «ah!». E nei suoi scritti noterà che se non fosse stato per la promessa della Madonna di portarli in cielo, i veggenti sarebbero morti per l’emozione e la paura.

I nuovi castighi, la seconda guerra mondiale, la consacrazione della Russia (seconda parte del segreto di Fatima)
Spaventati, e come per chiedere soccorso, i pastorelli alzano gli occhi verso la Madonna.

MARIA: «Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, nel regno di Pio XI ne comincerà un’altra peggiore. Quando, vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedire tutto questo, sono venuta a chiedere la consacrazione della Russia al mio cuore immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolterete le mie richieste, la Russia si convertirà e avrete pace; diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate; infine il mio cuore immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede…».

La visione del martirio dei cristiani e dell’uccisione del Papa (terza parte del segreto di Fatima)
A questo punto l’apparizione fa vedere ai bambini la scena cruciale del segreto, quella del Papa che viene ucciso. «Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”… un Vescovo vestito di bianco – scrive suor Lucia – abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia: il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce…».

MARIA: «Questo non ditelo a nessuno. A Francesco sì potete dirlo».
Dopo qualche istante aggiunge: «Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite: “O Gesù mio perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognoseˮ».
LUCIA: «Non volete più nulla da me?»
MARIA: «No, per oggi non voglio più nulla». E come al solito – scrive Lucia nelle sue memorie – cominciò a elevarsi verso oriente, fino a scomparire nell’immensa distanza del firmamento.

19 AGOSTO 1917, QUARTA APPARIZIONE
Il giorno 13 agosto i veggenti non possono essere presenti alla Cova de Iria, perché vengono prelevati contro la loro volontà, con uno stratagemma, dall’amministratore di Ourèm, che cerca di strappare loro il segreto. I bambini rimangono irremovibili, nonostante l’amministratore decida di far trascorrere loro una notte in carcere. Alla solita ora dell’apparizione, alla Cova de Iria, si ode un tuono, al quale segue un lampo, e le centinaia di persone accorse notano una piccola nuvola bianca librarsi qualche minuto sull’elce.

Sei giorni dopo, il 19 agosto, Lucia è con Francesco e un altro cugino, Joao, in una località detta Valinhos, una proprietà di uno dei suoi zii, quando, alle quattro del pomeriggio, cominciano a prodursi le variazioni atmosferiche che precedono le apparizioni della Madonna alla Cova de Iria: un improvviso abbassamento della temperatura e un oscurarsi del sole. Lucia sentendo che qualcosa sta accadendo, manda a chiamare in fretta Giacinta, che giunge in tempo per vedere la Madonna.

LUCIA: «Che cosa volete da me?»
MARIA: «Voglio che continuiate ad andare alla Cova de Iria il 13 e che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. L’ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano».
LUCIA: «Che cosa volete che si faccia con il denaro che il popolo lascia alla Cova de Iria?»
MARIA: «Fate due bussole (tipo di portantine usate in quel periodo in Portogallo nelle processioni per raccogliere le offerte, ndr): una portala tu con Giacinta e altre due bambine vestite di bianco, e l’altra la porti Francesco con altri tre bambini. Il denaro delle bussole è per la festa della Madonna del Rosario, e quello che avanza serve per una cappella che mi faranno fare».
LUCIA: «Vorrei chiedervi la guarigione di alcuni malati».
MARIA: «Sì, alcuni li guarirò entro l’anno».
E assumendo un aspetto più triste, aggiunge: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno perché non vi è chi si sacrifichi e preghi per loro».

Alla fine dell’apparizione, i veggenti tagliano i rami della pianta su cui si è appena posata la Madonna, e li portano a casa. I rami diffondevano profumo.

13 SETTEMBRE 1917, QUINTA APPARIZIONE
Questa volta il numero dei presenti oscilla tra le 15 e le 20 mila persone, che possono osservare i soliti fenomeni atmosferici che precedono l’apparizione come l’improvviso abbassamento della temperatura e l’impallidire del sole. In particolare, questa volta, viene notato un globo luminoso che si muove lentamente in cielo da oriente verso occidente, e verso la fine dell’apparizione, in senso contrario.

MARIA: «Continuate a recitare il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verranno anche nostro Signore, la Madonna addolorata e quella del Carmelo, san Giuseppe con Gesù Bambino, per benedire il mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda, portatela soltanto di giorno».

L’apparizione fa qui riferimento a una specie di cilicio che i tre pastorelli si erano costruiti tagliando un pezzo di ruvida corda trovato sui campi. Si erano accorti che la corda stretta attorno alla vita provocava dolore e avevano cominciato a portarla di giorno e di notte offrendo quella sofferenza per le anime dei peccatori.

LUCIA: «Mi hanno chiesto di chiedervi molte cose: guarigione di malati, di un sordomuto».
MARIA: «Sì, ne guarirò alcuni, altri no. In ottobre farò un miracolo perché tutti credano».

13 OTTOBRE 1917, SESTA E ULTIMA APPARIZIONE
All’ultimo appuntamento con la Madonna alla Cova de Iria accorrono ben settantamila persone da tutto il Portogallo. Molti sono fedeli devoti di Maria, molti altri increduli, altri ancora sono lì per smascherare il presunto inganno. Ci sono anche dei giornalisti scettici, inviati dai rispettivi quotidiani. Quel giorno piove a dirotto e la folla è costretta ad avanzare in mezzo all’acqua e al fango. Come le altre volte, i veggenti notano il riflesso di una luce e poi la Madonna sull’elce. Poco prima Lucia aveva chiesto che venissero chiusi gli ombrelli.

LUCIA: «Che cosa volete da me?»
MARIA: «Voglio dirti di fare in questo luogo una cappella in mio onore, che io sono la Regina del Rosario, di continuare sempre a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra terminerà e i militari ritorneranno presto alle loro case».
LUCIA: «Io avevo molte cose da chiedervi. Se guarite alcuni malati e se convertite alcuni peccatori…».
MARIA: «Alcuni sì, altri no; bisogna che si pentano, che chiedano perdono dei loro peccati». E assumendo un aspetto più triste: «che non offendano più Dio nostro Signore che è già molto offeso».

«Quindi, aprendo le mani – racconta suor Lucia – la Madonna le fece riflettere sul sole, e mentre si elevava, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi sul sole». La veggente a quel punto, esclama: «Guardate il sole!». La pioggia era caduta per tutto il tempo dell’apparizione ma nel momento in cui Lucia invita a guardare in alto le nuvole si aprono, lasciando vedere il sole come un immenso disco d’argento, che brilla con un’intensità mai vista, ma non acceca coloro che lo guardano. L’immensa palla di fuoco comincia a roteare, quasi a ballare girando velocemente davanti agli sguardi attoniti dei presenti. Quindi i suoi bordi diventano scarlatti e l’astro sembra allontanarsi, come un turbine, spargendo rosse fiamme di fuoco. Questa luce si riflette sul suolo, sulle piante, sugli arbusti, sui volti stessi delle persone e sulle vesti, assumendo tonalità scintillanti e colori diversi. Animato per tre volte da un movimento folle, il globo di fuoco sembra precipitare zigzagando sulla folla terrorizzata. Il tutto dura circa dieci minuti, come riferiranno i numerosissimi testimoni e come raccontano le cronache dell’epoca. Finalmente il sole torna al punto da cui era precipitato e riprende lo stesso fulgore di tutti i giorni. Il ciclo delle apparizioni è terminato con il miracolo promesso dalla Madonna. Molte persone notano che le loro vesti, che erano inzuppate dalla pioggia, si sono improvvisamente asciugate. Il miracolo del sole viene osservato anche da numerosi testimoni distanti dal luogo delle apparizioni.

IL TERZO SEGRETO DI FATIMA: DATI CERTI, DUBBI E RETROSCENA

La storia delle apparizioni mariane di Fatima è inscindibilmente legata a quel «segreto» diviso in tre parti e rivelato dalla Madonna ai tre pastorelli nel 1917. Un testo profetico la cui rivelazione era attesa nel 1960, ma che è stato reso noto soltanto quarant’anni dopo, durante il Giubileo del 2000, da san Giovanni Paolo II, il Pontefice che ha creduto di riconoscersi nel «vescovo vestito di bianco» martirizzato insieme ai cristiani. È una storia fatta di documenti e di date certe, ma anche costellata di tante illazioni, testi apocrifi, presunte profezie apocalittiche. La più recente e documentata ricostruzione si può leggere nel libro di Saverio Gaeta «Fatima, tutta la verità. La storia, i segreti, la consacrazione» (Edizioni San Paolo), un volume che ha il pregio di aver incluso le ultime novità emerse grazie alla pubblicazione di scritti di suor Lucia dos Santos mai rivelati prima.

La visione profetica venne affidata ai tre pastorelli il 13 luglio 1917. Passano molti anni prima che le tre distinte parti del segreto vengano fissate su carta. Le prime due vengono scritte da Lucia nella cosiddetta Terza memoria, vergata fra il 26 luglio e il 31 agosto 1941, e successivamente nella Quarta memoria, compilata fra il 7 ottobre e l’8 dicembre dello stesso anno. Questi due testi sono subito consegnati al vescovo di Leiria (sotto la cui giurisdizione ricade Fatima), monsignor José Alves Correia da Silva. Come abbiamo avuto modo di vedere, le prime due parti si riferiscono alla visione dell’inferno e all’arrivo di una nuova grande guerra mondiale. Vengono scritte quando questa è già cominciata e rese note per la prima volta da padre Luis Gonzaga da Fonseca, nella quarta edizione del suo libro «Le meraviglie di Fatima» pubblicata nell’aprile 1942. Questo primo testo pubblicato contiene dei ritocchi rispetto all’originale di Lucia, ad esempio la parola «Russia» viene sostituita con la parola «mondo», per motivi legati alla situazione politica e alla guerra in corso.

Vista la salute cagionevole di suor Lucia – che sarà invece destinata a vivere una vita lunghissima – il vescovo teme che possa morire senza aver comunicato la terza parte del Segreto. Così Correia da Silva prima di persona e poi per iscritto, alla fine dell’estate 1943, le ordina di fissare su carta anche l’ultima parte della profezia. La veggente ci prova, ma per cinque volte non ci riesce. La svolta arriva nei primi giorni di gennaio 1944. Lucia avverte la presenza di Maria. E racconta che cosa accade in una lettera di accompagnamento per il vescovo, consegnata insieme al Segreto. Questa lettera e le parole che stiamo per citare sono rimaste sconosciute fino a poco tempo fa. «L’indicazione della Vergine fu precisa: “Non temere, poiché Dio ha voluto provare la tua obbedienza, fede e umiltà; stai serena e scrivi quello che ti ordinano, tuttavia non quello che ti è dato intendere del suo significato. Dopo averlo scritto, mettilo in una busta, chiudila e sigillala e fuori scrivi “che può essere aperta nel 1960 dal cardinale patriarca di Lisbona o dal vescovo di Leiria”».

È interessante fermare l’attenzione sulle parole della Madonna che Lucia riferisce: «Non quello che ti è dato intendere del suo significato». La voce di Maria chiede dunque alla veggente di non scrivere nulla sul significato della visione, sull’interpretazione di quella scena cruenta del Papa che viene ammazzato. Ma da queste affermazioni, redatte da Lucia nel 1944, non si comprende bene se ci si riferisca a un’interpretazione offerta con parole precise dall’apparizione stessa nel 1917 (com’era avvenuto per la prima parte del Segreto), o se con quel «che ti è dato intendere» ci si riferisca un’interpretazione della veggente, seppure ispirata.

La busta viene chiusa con un po’ di ceralacca e consegnata al vescovo di Leiria, il quale comunica la notizia al patriarca di Lisbona, Manuel Gonçalves Cerejeira, e alla Santa Sede, ricevendo dal Vaticano l’indicazione di custodire il plico. Il vescovo, pur potendolo fare, non aprirà mai la busta per conoscerne il contenuto. Il 7 settembre 1946, intervenendo al Congresso mariano di Campinas in Brasile, il cardinale Cerejeira comunica pubblicamente che la busta con il Segreto «sarà aperta nel 1960».

Un anno e mezzo dopo aver ricevuto il testo della profezia chiuso nella busta inviata dalla veggente, monsignor Correia da Silva la infila dentro una propria busta che a sua volta sigilla con la ceralacca, scrivendo: «Questa busta con il suo contenuto sarà consegnata a sua eminenza il signor cardinale don Manuel, patriarca di Lisbona, dopo la mia morte. Leiria, 8 dicembre 1945. José, vescovo di Leiria». Il plico sarà fotografato e l’immagine pubblicata sul settimanale statunitense «Life» del 3 gennaio 1949.

Nel 1956, quando il vescovo è ormai molto anziano, malato e quasi cieco, e si avvicina la data indicata per la rivelazione, dal Vaticano arriva l’ordine di inviare a Roma fotocopia di tutti i manoscritti di suor Lucia e la busta originale con il testo del Terzo Segreto. A metà marzo del 1957 il vescovo ausiliare di Leiria, João Pereira Venâncio consegna il documento al nunzio apostolico in Portogallo, l’arcivescovo Fernando Cento. Il plico arriva Oltretevere il 16 aprile 1957.

Secondo diverse testimonianze, tra cui quella del cardinale Alfredo Ottaviani, Pio XII decide di aprirlo e lo ripone all’interno di una cassetta di legno con l’iscrizione “Secretum Sancti Officii” (Segreto del Sant’Offizio). Anche di questa cassetta esiste una foto eloquente, scattata dal fotografo Robert Serrou il 4 maggio 1957 e pubblicata la prima volta sul magazine francese Paris Match il 18 ottobre 1958, dopo la morte di Papa Pacelli. Era stata suor Pascalina Lehnert, governante e segretaria di Pio XII, a fare al fotografo la confidenza: «Là dentro c’è il terzo Segreto di Fatima».

Bisogna ricordare che dal momento dell’arrivo a Roma in poi disponiamo dei dati su dove il plico è stato conservato e su quando i Papi l’hanno consultato, grazie alla pubblicazione vaticana del giugno 2000, nella quale, oltre al testo del Segreto e alla sua interpretazione teologica a firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, viene descritta anche la storia della sua custodia in Vaticano attraverso uno scritto dell’arcivescovo Tarcisio Bertone, all’epoca segretario della Congregazione per la dottrina della fede e numero due di Ratzinger. Da questo punto in poi, i dati documentali spesso divergono dalle testimonianze ugualmente attendibili di alcuni autorevoli testimoni e ci sono indizi che lasciano pensare all’esistenza di due copie dello stesso testo – o secondo alcuni di due testi diversi – conservati in due luoghi diversi: l’archivio dell’ex Sant’Uffizio e l’appartamento papale. Una distinzione che non può essere fatta per il tempo di Pio XII: all’epoca infatti, e fino alla riforma della Curia voluta da Paolo VI, il Papa era anche Prefetto del Sant’Uffizio e dunque non doveva sorprendere la conservazione nel suo appartamento di documenti particolarmente delicati o scottanti di quel dicastero.

Il primo Pontefice ad aprire la busta e a leggere il contenuto del Segreto è Giovanni XXIII, durante l’estate del 1959, mentre si trova a Castel Gandolfo, e precisamente il 17 agosto, quando «d’accordo con l’eminentissimo cardinale Alfredo Ottaviani», il commissario del Sant’Offizio, padre Pierre Paul Philippe, consegna a Papa Roncalli la busta ancora sigillata. Secondo quanto scritto da Bertone, sulla base della documentazione d’archivio, Giovanni XXIII decide di rimandare la busta al Sant’Uffizio. Ma l’arcivescovo Loris Capovilla, segretario particolare di Roncalli, ricorda invece che il Papa «portò il plico in Vaticano. Nessuno più gliene parlò, né il Sant’Offizio chiese dove fosse andato a finire il memoriale. Stava in un tiretto dello scrittoio della camera da letto». Il plico dunque sarebbe stato conservato in uno scomparto poco visibile e accessibile dello scrittoio, detto «Barbarigo», un mobile appartenuto a san Gregorio Barbarigo e regalato a Papa Giovanni dal conte Dalla Torre.

Dopo essersi fatto aiutare a tradurre il testo, Giovanni XXIII detta a monsignor Capovilla alcune frasi da scrivere su una busta che finora non è mai stata mostrata pubblicamente: «Il Santo Padre ha ricevuto dalle mani di monsignor Philippe questo scritto. Si è riservato di leggerlo il venerdì con il suo confessore. Essendoci locuzioni astruse, chiama monsignor Tavares, che traduce. Lo fa vedere ai suoi collaboratori più intimi. E alla fine dice di rinchiudere la busta, con questa frase: “Non do nessun giudizio”. Silenzio di fronte a una cosa che può essere una manifestazione del divino, e può non esserlo».

Il 21 giugno 1963 viene eletto successore di Roncalli l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che prende il nome di Paolo VI, meno di una settimana dopo, il 27 giugno, il nuovo Papa desidera leggere il Segreto, dopo averne parlato con il cardinale Fernando Cento, già nunzio in Portogallo, e con il vescovo di Leiria João Pereira Venâncio, che quella stessa mattina aveva ricevuti in udienza. La busta però non si trova. E così il sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Dell’Acqua, chiede lumi a monsignor Capovilla, che dopo la morte di Giovanni XXIII era rimasto – e vi resterà fino al 1967 – nell’anticamera pontificia. Capovilla ha raccontato e messo per iscritto di essere stato contattato quel giorno dal sostituto e di avergli suggerito di cercare il plico «nel cassetto di destra della scrivania detta “Barbarigo”, nella stanza da letto del Papa». Un’ora dopo monsignor Dell’Acqua gli telefona per confermare che era tutto a posto. La busta era stata ritrovata.

L’arcivescovo Tarcisio Bertone, nel testo che ricostruisce la storia del Segreto sulla base dei registri dell’archivio del Sant’Uffizio, scrive invece che «Paolo VI lesse il contenuto il 27 marzo 1965, e rinviò la busta all’Archivio del Sant’Offizio». Bertone in successive dichiarazioni bollerà «le ricostruzioni cinematografiche della busta nascosta nel comodino del Papa» come «pura fantasia». Chi scrive ha avuto modo di ascoltare ormai dieci anni fa direttamente dalla voce di Capovilla, che si serviva al riguardo delle note vergate a suo tempo nell’agenda, l’episodio del plico che non si trovava e dell’indicazione data a Paolo VI di cercarlo nello scrittoio «Barbarigo». Non si capisce perché il più stretto collaboratore di Papa Roncalli, custode della sua memoria e dei suoi scritti, avrebbe inventato di sana pianta una storia simile. Allo stesso tempo, bisogna credere alla ricostruzione di Bertone, basata sui documenti d’archivio. Ecco un indizio sulla possibile esistenza di due testi distinti o, più semplicemente, di due copie dello stesso testo conservate in due luoghi distinti, nell’appartamento del Papa e al Sant’Uffizio.

Il testo del Segreto, non rimane però confinato alla conoscenza di poche persone. In vista del suo viaggio a Fatima, il 13 maggio 1967, per il cinquantesimo delle apparizioni, Paolo VI fa convocare il 1° marzo una plenaria della Congregazione per la Dottrina della fede nella quale viene letto il Segreto e si discute se sia opportuno o meno pubblicarlo. I pareri negativi prevalgono e si decide di proseguire nella linea già tenuta da Giovanni XXIII, che non aveva ritenuto di rendere pubblico il testo nel 1960.

Nel 1978, dopo la meteora Giovanni Paolo I, si arriva a Karol Wojtyla. Secondo la testimonianza fornita il 13 maggio 2000 a Fatima dal portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls, mai smentita, Giovanni Paolo II avrebbe letto il testo nel 1978, pochi giorni dopo l’elezione al pontificato. Da altre testimonianze, riportate dalla vaticanista portoghese Aura Miguel, sappiamo che subito dopo l’attentato del 13 maggio 1981, mentre ancora si trovava ricoverato al Policlinico Gemelli, Papa Wojtyla chiese di vedere tutti i documenti di Fatima: «Uno dei primi cardinali a far visita a Giovanni Paolo II è l’argentino Eduardo Pironio, che afferma di aver visto il Papa nell’infermeria del decimo piano del policlinico Gemelli immerso nei documenti relativi alle apparizioni della Cova da Iria. L’ex segretario del Pontificio consiglio per i laici racconta che il Papa, impressionato dall’incredibile coincidenza delle due date, studiò i documenti».

Secondo la ricostruzione scritta da monsignor Bertone questa circostanza si sarebbe verificata più di due mesi dopo: «Sua eminenza Franjo Seper, Prefetto della Congregazione (per la dottrina della fede, ndr), consegnò a sua eccellenza Eduardo Martinez Somalo, Sostituto della Segreteria di Stato, il 18 luglio 1981, due buste: – una bianca, con il testo originale di suor Lucia in lingua portoghese; – un’altra color arancione, con la traduzione del “segreto” in lingua italiana. L’11 agosto seguente monsignor Martinez ha restituito le due buste all’Archivio del Sant’Offizio». Anche in questo caso, le discrepanze nei racconti potrebbero avere una spiegazione semplice. Non va infatti dimenticato che appena 17 giorni dopo essere uscito dal Gemelli, Giovanni Paolo II vi fece ritorno il 20 giugno 1981, a motivo di un’infezione al sangue che aveva contratto. Rimarrà in ospedale fino al 14 agosto, per 55 giorni. È durante questo nuovo ricovero che, secondo i registri del Sant’Uffizio, riceve i documenti di Fatima. Non si può dunque escludere che le due versioni in realtà possano coincidere e che il ricordo del Pontefice che consulta i testi sul letto d’ospedale sia riferito al secondo e non al primo ricovero.

Si arriva così al 13 maggio 2000, quando, al termine della messa per la beatificazione di Francesco e Giacinta Marto, celebrata da Giovanni Paolo II in presenza di suor Lucia nella spianata antistante il santuario di Fatima, il cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano prende la parola per riferire un sunto del Segreto. Sodano presenta la profezia come rivolta interamente al passato, alle persecuzioni subite dai cristiani nel Novecento, e afferma che nella visione il Papa «cade come morto». Annunciando anche che per «consentire ai fedeli di meglio recepire il messaggio della Vergine di Fatima, il Papa ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della fede il compito di rendere pubblica la terza parte del Segreto, dopo averne preparato un opportuno commento».

La presentazione del testo avviene il 26 giugno 2000 con una conferenza stampa tenuta dal Prefetto Joseph Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone. Fino a quel momento, affidandosi unicamente alle parole di Sodano, tutti credono che nella visione si parli di un Papa che cade «come morto», cioè che rimane gravemente ferito, immagine sovrapponibile a quella dell’attentato subito in Piazza San Pietro da Wojtyla nel 1981. In realtà la visione non presenta un Papa ferito, ma un Papa ucciso. Nel suo commento Ratzinger spiega che questo genere di profezie non sono da considerare un film in grado di descrivere in dettaglio il futuro, come pure spiega che la preghiera e le sofferenze di chi fa penitenza possono cambiare il corso della storia.

Proprio all’inizio del commento teologico, Ratzinger, dopo aver precisato che il testo «viene qui pubblicato nella sua interezza», afferma che il lettore «resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato». Parlando a braccio in risposta alle domande dei giornalisti, il cardinale precisa che «non è intenzione della Chiesa imporre una interpretazione: non esiste una definizione, o interpretazione ufficiale, della Chiesa di tale visione». Dunque Giovanni Paolo II ha ritenuto di riconoscersi nella visione, ma anche altre interpretazioni sono possibili. Lo stesso Ratzinger, una volta divenuto Papa, è sembrato correggere l’interpretazione della visione interamente rivolta al passato e nel 2010, in occasione del suo pellegrinaggio a Fatima che avviene nel pieno della bufera per lo scandalo pedofilia, afferma che la carica profetica del messaggio non si è esaurita: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa».

Nel corso degli anni, come già detto, sono stati diffusi vari testi apocrifi contenenti la presunta interpretazione mancante della visione del Terzo Segreto. Si parla di catastrofi naturali, inondazioni e guerre, come pure dell’apostasia, di una crisi della fede presente all’interno della Chiesa stessa. Le discrepanze che abbiamo fin qui evidenziato vengono in qualche modo corroborate da due indizi contenuti nelle memorie di suor Lucia: il fatto che l’apparizione dopo aver rivelato il Terzo Segreto dica che Lucia e Giacinta possono condividerlo con Francesco: in questo caso, dato che Francesco vedeva ma non poteva ascoltare, si dovrebbe trattare di parole, cioè di un’interpretazione, non di una visione. Inoltre rimane senza spiegazione una frase sospesa dell’apparizione che precede il Segreto, relativa al Portogallo che manterrà il dogma della fede. Queste discrepanze hanno fatto affermare ad alcuni giornalisti e studiosi che non tutto è stato in realtà rivelato e che alla visione del Terzo Segreto si accompagnava un «allegato» con l’interpretazione di quella visione.

L’allegato in questione, secondo questi autori, sarebbe stato tenuto nascosto o distrutto. Papa Ratzinger ha però più volte affermato che tutto è stato pubblicato. Lo stesso ha ripetuto in varie riprese, a voce e per iscritto, anche il cardinale Tarcisio Bertone, quest’ultimo individuato da alcuni «fatimiti» come presunto autore della pubblicazione parziale e dunque edulcorata. In realtà bisogna riconoscere: nel caso ipotetico che non tutto fosse stato pubblicato, ciò non potrebbe essere avvenuto all’insaputa di Giovanni Paolo II – che aveva letto l’intera documentazione – e del suo Prefetto per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, anch’egli a conoscenza dei testi. E dunque appare quantomeno semplicistico colpevolizzare Bertone, all’epoca numero due del dicastero guidato da Ratzinger e suo fedele collaboratore.

Non si può infine escludere che il presunto «allegato», nel caso esista o sia realmente esistito (non è rimasta traccia di quando sarebbe stato scritto, né di quando sarebbe stato consegnato al vescovo o di quanto sarebbe stato spedito in Vaticano) possa in realtà non essere una rivelazione diretta dell’apparizione del 1917, ma piuttosto un’interpretazione successiva, ricevuta da suor Lucia in una delle sue locuzioni interiori. Non è un caso che il segretario di Giovanni Paolo II abbia confidato al vaticanista Marco Tosatti: «Non sempre si capisce bene che cosa dice la Madonna e che cosa dice suor Lucia».

Di per sé, anche se la visione non contiene profezie su catastrofi naturali o sulla perdita della fede, le immagini sono comunque forti e apocalittiche: si parla del martirio di un’innumerevole quantità di cristiani – tema tristemente attuale – come pure della morte di un Papa che viene ucciso.

(Andrea Tornielli – La Stampa)

Perché Fatima ci parla anche oggi

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments
A cento anni dalle apparizioni, il Papa canonizza Francesco e Giacinta. Il cardinale portoghese Saraiva Martins, ex prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, spiega la «straordinaria eroicità» dei pastorelli (da Tracce, maggio 2017)

«Di Fatima e dei tre pastorelli che videro la Madonna ho sentito parlare sin da bambino, fa parte del Dna di noi portoghesi, ricordo ancora l’emozione della prima volta che mi ci hanno portato. Mai avrei pensato che un giorno sarei diventato in qualche misura uno dei protagonisti di questa vicenda, che avrei contribuito a far salire sugli altari Francesco e Giacinta, che avrei conosciuto e incontrato regolarmente suor Lucia, e che poi avrei chiesto al Papa di aprire in anticipo il processo di beatificazione dell’ultima veggente di Fatima».
Lo dice con un sorriso, quasi schermendosi, il cardinale José Saraiva Martins, 85 anni portati benissimo, incontrandomi nell’appartamento di proprietà del Vaticano immediatamente a ridosso di Piazza San Pietro. Conosco da anni sua Eminenza, nel corso del tempo mi ha fatto molte confidenze, mi ha fatto anche entrare con le telecamere per la prima volta al mondo nell’Archivio della Congregazione per le Cause dei Santi di cui è stato Prefetto per dieci anni, permettendo di filmare i segni tangibili rimasti sulla terra dei miracoli che accadono in giro per il pianeta, come i chicchi di riso che, nel 1949 in Spagna, si sono moltiplicati nelle pentole della mensa per i poveri sotto gli occhi di centinaia di testimoni quasi fosse un rinnovarsi del miracolo dei pani e dei pesci; le radiografie della donna di religione indù improvvisamente guarita per intercessione di Madre Teresa; i grossi volumi in cui sono raccolte le strabilianti testimonianze su Padre Pio.
E oggi, con il Cardinale portoghese, parliamo dei cento anni dalle Apparizioni della Madonna a Fatima, ricorrenza che porta per la prima volta papa Francesco nel Santuario, meta di pellegrinaggio ogni anno di milioni di persone. E se il 13 maggio del 2000 fu Giovanni Paolo II a beatificare due dei tre pastorelli, Giacinta e Francesco, e fece rivelare la terza parte del segreto di Fatima, questo 13 maggio è Bergoglio a proclamarli santi. Morti giovanissimi, i corpi di Giacinta e Francesco sono sepolti nella Basilica. Accanto a loro, adesso riposa anche Lucia.

Eminenza, una volta un suo collega Cardinale mi ha detto: «Secondo me bambini così piccoli non dovrebbero essere portati agli onori degli altari. Da bambini siamo tutti santi». Cosa ne pensa?
Un tempo era vietato beatificare, e quindi canonizzare, dei bambini, perché non li si riteneva capaci di «praticare in grado eroico le virtù cristiane», primo requisito per poi salire alla gloria degli altari. Ma per me questo non era un principio accettabile, e Giacinta e Francesco sono stati i primi bambini nella storia della Chiesa ad essere beatificati. Loro sono stati di una “eroicità cristiana” straordinaria, che vorrei trovare in molti adulti. Cercavano di terrorizzarli, per fargli dire che quello che avevano visto era una fantasia da bambini. Non cedettero mai, nemmeno di fronte a minacce di morte fatte dalle autorità che li avevano arrestati. Gli avevano persino detto che Lucia era stata uccisa nell’olio bollente, e che loro avrebbero fatto la stessa fine. Ma non cedettero.

È passato un secolo da quelle apparizioni. Come può essere utile, all’uomo di oggi, proclamare santi dei bambini vissuti allora?
Possono essere modelli moderni del modo di vivere la fede – non solo capirla, ma viverla. Hanno messo in pratica, concretamente nella loro vita, tutto quello che gli ha detto la Madonna. Hanno aderito con gioia a quello che hanno incontrato. Sono stati capaci di stupirsi.

Fatima è un “luogo” pieno di misteri. Il sole che gira di fronte a centinaia di persone, una fonte miracolosa, un messaggio che fa discutere ancora oggi. Si è parlato molto del terzo segreto di Fatima (in realtà, la terza parte di un unico segreto). Giovanni Paolo II l’ha reso noto proprio sul sagrato del Santuario, ma c’è chi sostiene che non sia stato rivelato integralmente, e che una parte resti ancora nascosta. Lei cosa ne pensa?
Penso sia una sciocchezza. Che sia stato rivelato tutto quello che c’era da rivelare. Non c’è più nessun mistero, e non si può pensare che i Papi che hanno detto essere tutto rivelato abbiano deciso di mentire su questo.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e i primi segni di cedimento del regime sovietico, feci pervenire un’affermazione di Giovanni Paolo II a suor Lucia. L’ultima veggente mi disse: «Si è evitata una Terza Guerra mondiale». Parole che mi stupirono.
Capisco la sua reazione, ma è vero. È verissimo. Le condizioni per una Terza Guerra mondiale c’erano tutte. Sicuramente. E si è evitata. Se non pregate verrà una Terza Guerra mondiale, aveva fatto sapere la Madonna. La si è evitata. Grazie alle preghiere.

Nel terzo segreto si parla anche di un Vescovo vestito di bianco che muore assassinato. Giovanni Paolo II l’ha identificato con se stesso, anche se lui non è morto. «Una mano ha sparato, un’altra ha deviato la pallottola», disse.
Ed è andato espressamente a Fatima per offrire alla Madonna la pallottola che doveva ucciderlo. Io ero seduto accanto a lui, quando, nel Santuario, ha offerto quella pallottola alla Vergine, per ringraziarla di averlo salvato. Eravamo in una stanza, la statua della Madonna di Fatima era sul tavolo, di fronte a lui, e io ero a fianco del Papa. Wojtyla appoggiò la pallottola sul tavolo, e con il dito la faceva avanzare, lentamente, a piccoli scatti, verso la Madonna. Stava vivendo quel momento intensamente. Fino a che gliel’ha messa davanti.

Come se fosse in dialogo con la Madonna…
Sì, un dialogo di gratitudine. Ora quella pallottola è incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima.

I due pastorelli vengono proclamati santi, di suor Lucia è invece in corso il processo di beatificazione. Lei l’ha conosciuta molto bene, è stato uno dei pochi che poteva avvicinarla.
Le vacanze abitualmente le trascorro in Portogallo, e le suore del convento di clausura di Coimbra, dove viveva suor Lucia, mi invitavano ogni 15 agosto per celebrare messa da loro per la festa dell’Assunta. Prima o dopo la celebrazione, facevamo un incontro con le suore e naturalmente c’era anche lei. Lucia era una persona molto semplice, ma molto intelligente. Prudente, saggia, con una memoria impressionante, e anche molto concreta. Tanto che, la cosa può sorprendere, quando le suore decisero di fondare un altro convento, perché erano diventate troppe, scelsero proprio lei per andare a parlare e seguire gli architetti nella costruzione del nuovo edificio. Compito non facile. Si pensa che i santi vivano una vita astratta, persi nello spirituale. Be’, non è mai così. Sono persone concretissime. Lucia non viveva nelle nuvole. Ed era dotata anche di grande umorismo.

Anche il processo di beatificazione di Lucia iniziò quando lei era Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Secondo la legge canonica, un processo di beatificazione può iniziare solo cinque anni dopo la morte. Ma quando ne erano passati solo due dalla morte di suor Lucia, ho pensato fosse bene abbreviare i tempi. Allora sono andato da papa Benedetto XVI e gli ho detto: «Santità, anticipare di alcuni anni il processo, è la maggior Grazia che lei può fare alla Chiesa portoghese e alla Chiesa universale». E Ratzinger ha risposto: «Va bene, allora facciamo così». Speravo che i tre pastorelli potessero essere canonizzati insieme, ma non è stato possibile.

A cento anni di distanza, cosa resta di Fatima?
Il suo messaggio è ancora attuale, attualissimo. Si riferisce ai problemi concreti, esistenziali, che viviamo ogni giorno nella Chiesa e nella società. Innanzitutto la fede, che purtroppo sta sparendo. C’è una crisi di fede, oggi, nel mondo, che penetra anche nei cattolici, penetra nella Chiesa. Vivere il messaggio di Fatima significa convertirsi e avvicinarsi sempre più a Dio e ai fratelli. Poi, è un appello alla pace. Di cosa parlano quotidianamente i giornali? Attentati, stragi, distruzioni. Le religioni sono diventate motivo di separazione e morte. Dio è invece fonte di pace. Ma soprattutto, il fondamento del messaggio di Fatima è la speranza. Senza speranza la vita non ha senso. Tanti giovani, oggi, non sanno più quale sia il senso della vita. Non se ne parla tanto, ma molti si suicidano. Senza la speranza non si può vivere. Non si può essere felici, senza conoscere il senso, il fine della vita. A Fatima la Madonna ha detto invece che la vita con Gesù è una vita veramente vissuta, libera, e la si affronta con gioia e con entusiasmo. Che straordinaria bellezza, il cristianesimo.

(Stefano Maria Paci, Vaticanista di SkyTg24 – 12/05/2017)

FATIMA – Benedizione delle Candele

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Cari pellegrini di Maria e con Maria!

Grazie per avermi accolto fra voi ed esservi uniti a me in questo pellegrinaggio vissuto nella speranza e nella pace. Fin d’ora desidero assicurare a quanti vi trovate uniti con me, qui o altrove, che vi porto tutti nel cuore. Sento che Gesù vi ha affidati a me (cfr Gv 21,15-17), e abbraccio e affido a Gesù tutti, “specialmente quelli che più ne hanno bisogno” – come la Madonna ci ha insegnato a pregare (Apparizione di luglio 1917). Ella, Madre dolce e premurosa di tutti i bisognosi, ottenga loro la benedizione del Signore! Su ciascuno dei diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente, su ciascuno degli esclusi e abbandonati ai quali viene negato il futuro, su ciascuno degli orfani e vittime di ingiustizia ai quali non è permesso avere un passato, scenda la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).

Questa benedizione si è adempiuta pienamente nella Vergine Maria, poiché nessun’altra creatura ha visto risplendere su di sé il volto di Dio come Lei, che ha dato un volto umano al Figlio dell’eterno Padre; e noi adesso possiamo contemplarlo nei successivi momenti gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi della sua vita, che rivisitiamo nella recita del Rosario. Con Cristo e Maria, noi rimaniamo in Dio. Infatti, «se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale e provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Paolo VI, Discorso durante la visita al Santuario della Madonna di Bonaria, Cagliari, 24 aprile 1970). Così ogni volta che recitiamo il Rosario, in questo luogo benedetto oppure in qualsiasi altro luogo, il Vangelo riprende la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie, dei popoli e del mondo.

Pellegrini con Maria… Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la “via stretta” della croce donandoci l’esempio, o invece una Signora “irraggiungibile” e quindi inimitabile? La “Benedetta per avere creduto” sempre e in ogni circostanza alle parole divine (cfr Lc 1,42.45), o invece una “Santina” alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo? La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?

Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il Vangelo – che sono perdonati dalla sua misericordia! Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso su di Sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò il peccato, ma ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato (cfr 1 Gv 4,18). «Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In Lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. […] Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di Lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 288). Possa ognuno di noi diventare, con Maria, segno e sacramento della misericordia di Dio che perdona sempre, perdona tutto.

Presi per mano della Vergine Madre e sotto il suo sguardo, possiamo cantare con gioia le misericordie del Signore. Possiamo dire: La mia anima canta per Te, Signore! La misericordia, che ha avuto verso tutti i tuoi santi e verso l’intero popolo fedele, è arrivata anche a me. A causa dell’orgoglio del mio cuore, ho vissuto distratto dietro le mie ambizioni e i miei interessi, senza riuscire però a occupare alcun trono, o Signore! L’unica possibilità di esaltazione che ho è questa: che la tua Madre mi prenda in braccio, mi copra con il suo mantello e mi collochi accanto al tuo Cuore. E così sia.

FATIMA – La santità dei piccoli

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

È un giorno bello, questo, per la Chiesa tutta.
Insieme a Papa Francesco ricordiamo i cento anni dall’inizio delle apparizioni della Madonna a Fatima: come a Cana, come al Calvario o al Cenacolo, la Cova da Iria è uno dei tanti momenti in cui Maria ha voluto offrire ai discepoli un segno forte della sua vicinanza e della sua premura.
Le mamme sono così!

È un giorno bello per l’inedita esperienza che possiamo accogliere: il dono di due nuovi santi. Che hanno un tratto di unicità (almeno per ora) e di stimolante novità: sono i più piccoli santi non martiri che la storia della Chiesa conosca.
Per chi, come l’Azione Cattolica attraverso la proposta dell’Acr, crede che i fanciulli e i ragazzi siano capaci di vivere, a loro misura, un’intensa esperienza di fede e di missionarietà, questo può essere un giorno davvero straordinario.
Lo vogliamo vivere così: con intensità, con riconoscenza, con slancio.
Siamo invitati a rinnovare quella “scommessa” che fece dire a Vittorio Bachelet: “I ragazzi non sono solo oggetto dell’azione pastorale ma soggetti della costruzione della Chiesa e partecipi, a pieno titolo, a loro misura, della sua missione apostolica”. Questo “pieno titolo” trova oggi, nella canonizzazione di Francesco e Jacinta Marto, una specialissima ed incoraggiante conferma.
Riconosciamolo: la società dei consumi guarda ai ragazzi come a degli strumenti utili a svuotare le tasche degli adulti; il sentire comune “relega” i piccoli in uno stato di attesa inerme prima del tempo della produzione e del voto; anche la vita ecclesiale e quella associativa rischiano di considerare i fanciulli e i ragazzi sempre come ascoltatori, “sacchi vuoti” che hanno l’unico ruolo di accogliere e, non di rado, di limitarsi a replicare le esperienze dei grandi.
Jacinta e Francesco, insieme al “santo popolo fedele” di Fatima (capace di accogliere con fiducia la parola dei tre piccoli pastorelli), ci mostrano una possibilità diversa.
Ci mostrano il volto di una santità semplice e possibile.
Ci mostrano la strada di una preghiera veramente “popolare”.
Ci mostrano la capacità di vivere, anche da piccoli, il dono gratuito di sé.
Ci mostrano la bellezza e la forza della profezia racchiusa nel Magnificat: i superbi e i dotti che vedono smantellate le loro arroganti impalcature a favore di due piccoli pastorelli analfabeti.
“Volete offrirvi a Dio?”. Fu questa la prima domanda che la Bianca Signora rivolse ai tre veggenti alla Cova da Iria. La loro disponibilità aprì la strada ad un itinerario di santità autentica.
Sì, perché è bene ricordare che anche questi veggenti (come per Bernardette Soubirous o per Caterina Labouré) non vengono oggi canonizzati per ciò che hanno visto: questo collocherebbe la santità in un recinto riservato a pochi e condizionato da esperienze eccezionali. Francesco e Jacinta vengono proclamati santi perché hanno vissuto il Vangelo fino in fondo, “a loro misura” ovviamente, ma senza sconti.
Anzi, in modo esemplare (è questo lo scopo di una canonizzazione per la Chiesa) rispetto a tante nostre pigrizie e mediocrità.
Francesco e Jacinta hanno pregato. Hanno imparato e vissuto l’adorazione, che è una forma alta ed esigente di preghiera. Francesco trascorreva lunghe ore in chiesa, davanti al Tabernacolo. Ci insegnano ad adorare, i Santi Pastorelli di Fatima, perché impariamo a dare il giusto nome agli atteggiamenti della nostra vita e della nostra preghiera; affinché ricordiamo che solo dalla contemplazione di Dio può nascere uno sguardo rinnovato sulle realtà umane.
Francesco e Jacinta hanno vissuto il sacrificio: nelle forme più quotidiane legate gli imprevisti e alle rinunce, fino a quelle più esigenti vicine al martirio. Minacciati di essere uccisi, hanno affrontato con stupefacente coraggio gli adulti che volevano distoglierli dalla loro fedeltà agli impegni assunti con la “Bianca Signora”.
Francesco e Jacinta hanno vissuto l’apostolato: tutto ciò che hanno fatto dopo le apparizioni lo hanno orientato alla “conversione dei peccatori”; sono stati mossi, cioè, dal desiderio di diffondere la gioia del Vangelo.
Tre piccoli cenni per dirci, ancora una volta, di quanto la vicenda di questi piccoli amici possa essere esemplare anche per il nostro itinerario associativo, anche alla luce di ciò che il Papa ci ha recentemente detto e riconsegnato.
Sì: possiamo essere davvero felici. Possiamo superare il “pettegolezzo religioso” che ha accompagnato questi giorni nel tentativo morboso di cercare nei “Segreti di Fatima” qualcosa di cui mormorare nei banchi delle nostre chiese. Il messaggio di Fatima ci aiuta, se ne abbiamo la necessità, ad accogliere ciò che la Scrittura già ci fa conoscere: Dio non è altrove; Dio non è distratto; Dio ascolta il grido del suo popolo e, oggi come allora, scende a liberarlo. Nel dramma della storia (dalla storia nascosta delle nostre coscienze a quella che occupa le prime pagine dei giornali), il Signore si rende presente per portare vita, luce, perdono, pace. E tutti, da Maria, a Francesco e Jacinta, a ciascuno di noi, tutti siamo invitati a dargli una mano, con fiducia e con speranza. Tutti possono “riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG, 273).
Insieme a tutti gli Acierrini, che da oggi possono contare su due nuovi formidabili patroni, continuiamo con rinnovato impegno la nostra appassionata scelta educativa. E, perché no, viviamo l’attesa orante di poter vedere anche la “nostra” piccola Antonietta Meo unita a questo glorioso destino.
Francesco e Jacinta, non siete davvero “piccoli”.
Aiutateci a diventare “grandi” secondo le paradossali ed affascinanti logiche del Regno.

Marco Ghiazza * Assistente nazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi

Benedetto XVI – Viaggio apostolico a Fatima 11-14 maggio 2010

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Santo Padre Benedetto XVI nel 2010, in occasione del 10° anniversario della beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco, si è recato in pellegrinaggio a Fatima, dove ha pronunciato la sotto riportata Omelia.

Facciamo nostre sia le parole che ebbe a pronunciare all’Omelia che quelle dette al ritorno del suo viaggio in Portogallo: “E proprio di speranza è carico il messaggio impegnativo e al tempo stesso consolante che la Madonna ha lasciato a Fatima. E’ un messaggio incentrato sulla preghiera, sulla penitenza e sulla conversione, che si proietta oltre le minacce, i pericoli e gli orrori della storia, per invitare l’uomo ad avere fiducia nell’azione di Dio, a coltivare la grande Speranza, a fare esperienza della grazia del Signore per innamorarsi di Lui, fonte dell’amore e della pace” (Catechesi udienza generale, 19 maggio 2010)

 

 SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Spianata del Santuario di Fátima
Giovedì, 13 maggio 2010

Cari pellegrini,

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore » (Is 61, 9). Così iniziava la prima lettura di questa Eucaristia, le cui parole trovano mirabile compimento in questa assemblea devotamente raccolta ai piedi della Madonna di Fatima. Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni. Sono venuto a Fatima per gioire della presenza di Maria e della sua materna protezione. Sono venuto a Fatima, perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza. Sono venuto a Fatima per pregare, con Maria e con tanti pellegrini, per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze. Infine, sono venuto a Fatima, con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa, che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene che rendono accogliente e benefica la Casa di Dio.

Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto… Stirpe che il Signore ha benedetto sei tu, amata diocesi di Leiria-Fatima, con il tuo Pastore Mons. Antonio Marto, che ringrazio per il saluto rivoltomi all’inizio e per ogni premura di cui mi ha colmato, anche mediante i suoi collaboratori, in questo santuario. Saluto il Signor Presidente della Repubblica e le altre autorità al servizio di questa gloriosa Nazione. Idealmente abbraccio tutte le diocesi del Portogallo, qui rappresentate dai loro Vescovi, e affido al Cielo tutti i popoli e le nazioni della terra. In Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile. La nostra grande speranza getti radici nella vita di ognuno di voi, cari pellegrini qui presenti, e di quanti sono uniti con noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale, rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo, fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa maternità di Dio, perché «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1, 47.50).

Ne è prova questo luogo benedetto. Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: «Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio». E Francesco diceva: «Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!» (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126).

Fratelli, nell’udire queste innocenti e profonde confidenze mistiche dei Pastorelli, qualcuno potrebbe guardarli con un po’ d’invidia perché essi hanno visto, oppure con la delusa rassegnazione di chi non ha avuto la stessa fortuna, ma insiste nel voler vedere. A tali persone, il Papa dice come Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12,24). Le Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio – più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S. Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima (cfr Commento teologico del Messaggio di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore.

Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32). Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazaret. E l’entusiasmo suscitato dalla sua saggezza e dalla sua potenza salvifica nella gente di allora era tale che una donna in mezzo alla moltitudine – come abbiamo ascoltato nel Vangelo – esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato». Tuttavia Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27.28). Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo.

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore» (Is 61,9) con una speranza incrollabile e che fruttifica in un amore che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri; anzi – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura – «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). Di ciò sono esempio e stimolo i Pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio. La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore. In particolare, la beata Giacinta si mostrava instancabile nella condivisione con i poveri e nel sacrificio per la conversione dei peccatori. Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace.

Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).

Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.

L’attualità di Fatima, cent’anni dopo, secondo Saverio Gaeta

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

 

Siamo a rischio autodistruzione
“Il messaggio della Madonna di Fatima – spiega Gaeta – ci dice infatti quali erano i rischi per l’umanità di un secolo fa e quali sono quelli del tempo attuale. In primis, il rischio dell’autodistruzione per motivi legati alla guerra ma anche per cause ecologiche.  Un rischio che si fa via, via sempre più drammatico: basti pensare che nel 1917 non si conosceva certo la possibilità di una guerra nucleare. E poi, un messaggio forte sulla fede: un richiamo a viverla intensamente”.

 Apparizioni subito confermate dalla Chiesa
“Cento anni fa a Fatima, in Portogallo, fra il 13 maggio e il 13 ottobre, si verificano sei apparizioni mariane che subito sembrano attendibili alla Chiesa, che attraverso il vescovo locale crea una commissione che in soli tredici anni, nel 1930, ne approva la veridicità. Ma già negli anni precedenti la Chiesa ne permette il culto e permette la costruzione di una cappellina sul luogo delle apparizioni”.

 La Madonna guida i pastorelli
“In queste sei apparizioni nella località Cova d’Iria i tre pastorelli veggenti, Lucia, Francisco e Giacinta, vengono via, via accompagnati. La Madonna, si rivelerà a loro completamente solo nell’ultima apparizione, quella del 13 ottobre, quando si verifica il cosiddetto ‘miracolo del sole’, che permette ai circa settantamila presenti di accorgersi che qualcuno dall’alto sta intercedendo per mostrare la veridicità di ciò che sta accadendo. Ma durante quei mesi i bambini vengono guidati alla comprensione graduale ma costante di quello che è il senso della vera fede, il senso della carità, che li coinvolge personalmente, il senso del richiamo alla devozione verso il cuore immacolato di Maria, come ciò che aiuterà il mondo a salvarsi, perché conduce a Gesù Cristo”.

Il segreto
“È il 13 luglio il giorno in cui ai tre pastorelli viene mostrato il cosiddetto ‘segreto di Fatima’. I veggenti ricevono delle immagini che mostrano loro l’inferno, la devozione al cuore immacolato di Maria come possibilità di salvezza del mondo, l’immagine del vescovo vestito di bianco che viene ucciso. E contemporaneamente ascoltano le spiegazioni della Vergine che illustra loro ciò che potrebbe accadere ma che la preghiera può riuscire a impedire”.

Il miracolo del sole
“In occasione del ‘miracolo del sole’, in cui il globo solare risultò mobile e cangiante alle decine di miglia di persone presenti alla Cova da Iria, ma allo stesso tempo osservabile senza alcun problema a occhio nudo, alcuni giornalisti anticlericali presenti con l’intenzione di prendersi burla dei tre veggenti creduloni, furono poi costretti a raccontare, sui loro giornali massonici, la veridicità di quei fatti e ammettere il sovrannaturale”.

Suor Lucia
“Depositaria del contenuto delle apparizioni di Fatima è stata Lucia dos Santos, cugina di Francisco e Giacinta, e la maggiore dei tre pastorelli. Fu infatti l’unica a sopravvivere mentre i cuginetti morirono a causa dell’epidemia della febbre spagnola fra il 1919 e il 1920. Lucia ebbe il compito divino di fare ciò, ricevendolo proprio dalla Madonna. Lucia, poi suor Lucia, ebbe il conforto di tante altre apparizioni e locuzioni, della Vergine e di Gesù, nel corso della sua vita, che la guidarono in questo ruolo di testimone. Per lei si è già conclusa, nel febbraio scorso, la fase diocesana del processo di beatificazione”.

Sacrifici e preghiere
“La Madonna fin da subito chiese ai tre pastorelli di offrire sacrifici a Dio in atto di riparazione dei peccati, da cui egli è offeso, e come supplica per la conversione dei peccatori. E i pastorelli, pur essendo bambini, compiranno sacrifici in quantità immensa e in qualità straordinaria. Fra i motivi per cui Francisco e Giacinta, in particolare, sono diventati beati e ora santi, pur essendo bambini e non martiri, è il riconoscimento delle loro virtù in grado eroico. Dal primo istante iniziarono con piccoli gesti, donando le loro merende ai bambini poveri della zona. Seppero anche esercitare in grado eroico la virtù della fede e confidare nella presenza di Dio e della Madonna in ogni momento. Anche quando furono minacciati di essere bollitivi vivi in un pentolone, se non avessero negato le apparizioni, dal sindaco di Ourém, di inclinazioni massoniche. Ciò è stato dimostrato attraverso un lungo processo di canonizzazione che ha messo in luce il grado eroico delle loro virtù cristiane”.

I papi e Fatima
“Tutti e nove i pontefici che sono stati sulla cattedra di Pietro dal 1917 a oggi hanno avuto a che fare con le apparizioni. E si può pensare che qualche segnale dal cielo sia stato rivolto loro direttamente. Fin da Benedetto XV, che – soltanto una settimana prima delle apparizioni – aveva deciso di inserire fra le litanie lauretane che si recitano con il Rosario, l’invocazione Regina della Pace. Solo sette giorni dopo la Madonna apparirà ai tre pastorelli a Fatima annunciando la fine della guerra. Per venire a oggi, lo stesso Papa Francesco, il giorno in cui venne eletto, chiese all’allora cardinale patriarca di Lisbona, Policarpo, di pregare per lui davanti alla Madonna di Fatima e di consacrarle il suo Pontificato. Una consacrazione che il Papa potrà rinnovare personalmente il prossimo 13 maggio”.

 

I Papi e Fatima: storia di un lungo abbraccio

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Da Benedetto XV a Francesco, passando soprattutto per Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: pensieri, gesti, incontri

La visione del Santo Padre il «vescovo vestito di bianco» che attraversa una città in rovina incontrando molti cadaveri e alla fine viene ucciso da un gruppo di soldati, è l’immagine più impressionante della terza parte del segreto di Fatima, resa nota per volontà di Giovanni Paolo II nel 2000. Da quel momento, la connessione tra il Pontefice e le apparizioni portoghesi di cento anni fa è risaltata ancor più di quanto già non fosse, offrendo ulteriore significato a una confidenza di suor Lucia: «La Signora non ci ha detto il nome del Papa, però era il Papa che soffriva e faceva soffrire anche noi».

Tutti i nove Pontefici che hanno guidato la Chiesa dal 1917 a oggi si sono confrontati con questa straordinaria manifestazione mariana, a partire da Benedetto XV che, il 5 maggio 1917 in piena Prima guerra mondiale, stabilì di aggiungere alle Litanie lauretane l’invocazione «Regina della Pace, prega per noi». Dopo soli otto giorni, inaspettatamente, il Cielo offrì la propria risposta, con l’apparizione della Madonna che preannunciò ai tre pastorelli che il conflitto sarebbe presto terminato.

Pio XI fu il primo Papa a essere informato, intorno al 1930, della richiesta di Gesù e della Vergine affinché la Russia venisse consacrata al Cuore immacolato di Maria, ma si mostrò perplesso: «Dicono che io sono il Suo vicario in terra. Se ha qualcosa da farmi sapere, potrebbe dirlo a me». Più attenzione espresse Pio XII, che ricordava sempre di essere divenuto arcivescovo esattamente il giorno della prima apparizione, il 13 maggio 1917. La Madonna diede esplicitamente a Lucia l’indicazione di scrivergli una lettera, il 2 dicembre 1940, con la rinnovata sollecitazione della consacrazione. Il 31 ottobre 1942, il Pontefice consacrò «i popoli separati per l’errore o per la discordia» e il 7 luglio 1952 nominò esplicitamente la Russia, ma solo in una lettera apostolica.

A Giovanni XXIII toccò invece il compito di leggere per primo la terza parte del segreto, che era giunta in Vaticano il 16 aprile 1957. Lo fece il 21 agosto 1959, mentre si trovava nella residenza estiva di Castel Gandolfo, condividendone il contenuto con il proprio confessore e con altre autorità vaticane. Ma la decisione, nonostante l’invito della Madonna a divulgarla nel 1960, fu quella di continuare a mantenere il riserbo. La medesima scelta di Paolo VI, che lesse il testo il 27 marzo 1965 e restituì nuovamente la busta all’archivio del Sant’Uffizio. Anche quando si recò in pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 1967, papa Montini manifestò con evidenza le proprie riserve rifiutandosi di concedere un colloquio privato a suor Lucia.

Giovanni Paolo I non ebbe l’opportunità di consultare il segreto, essendo morto dopo poco più di un mese di pontificato. Ma successivamente fecero molto clamore alcune rivelazioni relative all’incontro che l’allora patriarca di Venezia Albino Luciani aveva avuto l’11 luglio 1977 con suor Lucia, nel Carmelo di Coimbra. In particolare suo fratello Eduardo si dichiarò persuaso che «sapesse in anticipo che il suo pontificato doveva durare molto poco, e anche per questo non concepì programmi a lungo termine. Penso che il suo presagio di una morte repentina, da Papa, fosse legato a un lungo colloquio che Albino ebbe con l’unica veggente di Fatima ancora in vita. Mio fratello ne uscì sconvolto».

Di Giovanni Paolo II è nota la decisione di far incastonare nella corona di Nostra Signora di Fatima la pallottola che lo aveva colpito nell’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, riconoscendo nella sua intercessione il motivo della propria salvezza dalla morte. Per ben tre volte papa Wojtyla si recò in pellegrinaggio nel santuario portoghese – nel 1982, nel 1991 e nel 2000 – e volle sempre incontrare in privato suor Lucia. Con la veggente mantenne una fitta corrispondenza.

Benedetto XVI era stato coinvolto nella problematica di Fatima quando scrisse il commento teologico al terzo segreto, manifestando in questa circostanza il proprio convincimento che gli eventi descritti in quel testo «ormai appartengono al passato». Di ben diverso tenore fu l’opinione che espresse durante il suo pellegrinaggio del 13 maggio 2010 a Fatima, quando affermò a chiare lettere: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa».

Papa Francesco può personalmente rinnovare la consacrazione del proprio pontificato a Nostra Signora, già espressa in suo nome esattamente quattro anni fa dal patriarca di Lisbona José da Cruz Policarpo, cui fece seguito l’atto di affidamento pronunciato da papa Bergoglio in piazza San Pietro durante la Giornata mariana del successivo 13 ottobre, alla presenza della statua originale della Vergine di Fatima.

(Famiglia Cristiana – 10/05/2017)

FATIMA – Papa Francesco in videomessaggio: Carissimo popolo portoghese…

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

«Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace»

Carissimo popolo portoghese,

mancano ormai pochi giorni al mio e vostro pellegrinaggio fino ai piedi della Madonna di Fatima: giorni, questi, vissuti in lieta attesa del nostro incontro nella casa della Madre. So che mi volevate anche nelle vostre case e comunità, nei vostri villaggi e città: l’invito mi è arrivato! Inutile dire che mi piacerebbe accoglierlo, ma non posso! Fin d’ora ringrazio la comprensione con cui le diverse Autorità hanno accettato la mia decisione di limitare la visita ai momenti e agli atti abituali in un pellegrinaggio al Santuario di Fatima, che fissa l’appuntamento con tutti ai piedi della Vergine Madre.

Infatti è nella funzione di Pastore universale che vorrei comparire davanti alla Madonna, offrendole l’omaggio dei più bei “fiori” che Gesù ha affidato alle mie cure (cfr Gv 21,15-17), ossia i fratelli e le sorelle di tutto il mondo redenti dal sangue di Lui, senza escludere nessuno. Ecco perché ho bisogno di voi tutti uniti a me; ho bisogno della vostra comunione – fisica o spirituale, l’importante è che venga dal cuore – per comporre il mio omaggio floreale, la mia “rosa d’oro”. E così, formando tutti “un cuore solo e un’anima sola” (cfr At 4,32), vi affiderò alla Madonna, chiedendoLe di sussurrare a ciascuno: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà fino a Dio” (Apparizione di giugno 1917).

Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace”: così recita il motto di questo nostro pellegrinaggio, e in esso si racchiude tutto un programma di conversione. Sono lieto di sapere che, a questo momento benedetto che corona un secolo di momenti benedetti, vi siete preparati con intensa preghiera. Questa allarga il nostro cuore e lo prepara a ricevere i doni di Dio. Vi ringrazio per le preghiere e i sacrifici che quotidianamente offrite per me e di cui ho tanto bisogno, perché sono un peccatore tra peccatori, “un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito” (Is 6,5). La preghiera illumina i miei occhi per sapere vedere gli altri come Dio li vede, per amare gli altri come Egli li ama.

Nel suo nome, verrò in mezzo a voi nella gioia di condividere con tutti il Vangelo della speranza e della pace. Il Signore vi benedica e la Vergine Madre vi protegga!

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