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IL VESCOVO DI CHIOGGIA E LA QUESTIONE MIGRANTI

Lug 28, 2018   //   by mauro   //   Riflessioni, Spunti di riflessione, Vescovo  //  No Comments

In merito al pensiero del vescovo di Chioggia sulla questione migranti, al di là della copertina di “Famiglia cristiana” e degli “elogi” di Salvini, riportiamo l’intervento di mons. Adriano Tessarollo comparso nel numero scorso del settimanale diocesano “Nuova Scintilla” (del 22/7, p. 11) – nella rubrica “Commentando” che il vescovo tiene ogni settimana a commento di eventi di attualità -, in cui il vescovo di Chioggia esprime in modo chiaro e compiuto il suo pensiero. Consigliamo a tutti di leggerlo attentamente.

Riportiamo anche, dall’ultimo numero del settimanale (del 29/7, p. 9), la risposta del vescovo Adriano ad una lettera critica inviata al giornale da Barbara Penzo a nome di “Chioggia accoglie” (mentre invitiamo eventualmente a leggere la lettera nel settimanale).

 

COMMENTANDO…
Ancora sui “migranti e rifugiati”

“Piglia qui … va’ qui da Maria vedova; lasciale questa roba, e dille che è per stare un po’ allegra co’ suoi bambini. Ma con buona maniera, ve’; che non paia che tu le faccia l’elemosina”, leggiamo verso la fine del capitolo 24° dei Promessi Sposi. Sono le parole del sarto del paese che manda qualcosa da mangiare ad una povera vedova e ai suoi figli, in tempo pur di carestia. In questi giorni continua ad infiammarsi il dibattito su tale questione, ma a me sembra che non prenda la direzione giusta. Dovrebbe essere chiaro che accogliere significa non solo fare la prima carità, ma poi essere in grado di dare la possibilità di una vita dignitosa. E ciascuno, come si diceva una volta, “deve fare il passo secondo la sua gamba”. Accogliere indiscriminatamente, per poi impedire di muoversi, di circolare, di operare, di lavorare nelle condizioni umane, di metter su casa, di prospettarsi una vita normale, non è una soluzione. Anzi, in simili situazioni si espongono le persone al disprezzo e all’ostilità della gente, dato che la loro condizione li espone a trovare espedienti per vivere, magari ricorrendo allo spaccio di droga, a qualche furto o rapina, a fare i venditori ambulanti di merce contraffatta, alla prostituzione, al lavoro nero e a quant’altro. Il dibattito non è tanto sul farli sbarcare o meno, ma sulle condizioni alle quali possono essere accolti. Altrimenti è meglio trovare la via per far loro capire che partire è un rischio e non un’opportunità, è un’occasione per farsi ulteriormente sfruttare e schiavizzare, più che offrire loro una via di libertà e di vita migliore. Certo, bisogna rispondere all’emergenza di ‘salvarli dalle acque’, ma poi rimane tutto il resto, che è il di più. È piuttosto facile dire: “ve li portiamo lì”, poi arrangiatevi voi. Questo lo fanno già gli scafisti, dopo essersi fatti ben pagare e averli spogliati di tutto, anche della loro dignità! Accogliere significa dare loro quanto prima la possibilità di ‘cominciare a vivere con dignità’, insegnare loro il rispetto dell’altro e delle leggi del paese che li accoglie, dare loro la possibilità di guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, come tutti, senza disumani sfruttamenti e in condizioni di alloggio pur modeste ma dignitose, potendo a loro volta contribuire al bene dello Stato in cui ritengono di fissare la loro dimora. Ci vorrà la pazienza costruttiva per creare queste condizioni, non anni e anni di precarietà, di inattività, di chiusura in recinti di cosiddetta accoglienza, e di sfruttamenti di vario genere o di violenze e illegalità. Questo sarà possibile se l’Europa, non solo l’Italia, lo concede e lo vuole. Quando uno entra in Europa è in Europa e ha il diritto di muoversi e di cercare in Europa. Italia e Grecia sono in Europa, e dunque l’Europa si deve assumere la responsabilità di dire: o accogliamo o respingiamo, senza altre ipocrisie. Altrimenti diventa ancora una volta fare un po’ di carità, come fatto con la Turchia o con la Libia: vi diamo qualcosa, ma teneteveli là! Così stanno facendo anche con l’Italia: dovete accoglierli, ve li portiamo anche con nostre navi, ma una volta sbarcati sono vostri, pensateci voi. Con tanto di accordi di Dublino e l’insipienza di chi li ha firmati! Per questo in passato chi arrivava cercava di fuggire prima di essere registrato in Italia. Ma poi i signori Stati vocini hanno sbarrato le frontiere, permettendosi tutti i respingimenti, giustificati solo dal fatto che non si trovavano nella condizione di “essere salvati dalle acque”. Ma anche chi fa accoglienza in Italia lo fa gratuitamente? E per quanto lo si può fare? E a quali condizioni? Anche il denaro pubblico con cui si finanzia chi gestisce le accoglienze sarà sempre disponibile?
+ Adriano Tessarollo

(Dal n. 29 del 22/7/18 di “Nuova Scintilla”, p. 11)

In risposta alla lettera inviata da Barbara Penzo a nome di “Chioggia accoglie”

Gentile Signora, fa piacere e onore quanto ha fatto e può fare ‘Chioggia accoglie’ che, aggiunto a quanto altre realtà pure fanno, inserisce anche Chioggia, civile e cristiana, nel tessuto di quanti operano per dare una prima risposta all’emergenza di accoglienza di profughi e di immigrati ‘comunque in fuga dalle loro terre’. “Unum facere et aliud non omittere”! Di fronte ad ogni uomo la cui esistenza versa in condizioni di rischio o di forte precarietà, non è né umano né cristiano ‘girare’ lo sguardo altrove. Questo non si deve omettere ed è la prima cosa da fare in ordine cronologico! Ma prendere atto di ciò che continua a generare queste situazioni è la prima cosa da fare in ordine logico e tutte le Istituzioni devono farlo. Bisogna andare oltre, porre a tema la radice del problema e dargli una soluzione, nei tempi e modi possibili, che non lasci insoluto il problema di una vita dignitosamente umana delle persone costrette a fuggire dalla loro terra in maniera pericolosa, esponendosi a rischi, sfruttamenti economici e torture di ogni genere. Occorre poi pure poter offrire una soluzione di vita altrettanto dignitosamente stabile nel territorio dove cercano rifugio o decidono di abitare, o anche magari favorire la possibilità di ritorno alle loro terre e il ricongiungimento ai loro cari, una volta che si apre loro tale possibilità e desiderio. Un cordiale saluto e augurio di ‘buon lavoro’.
+ Adriano

(Dal n. 30 del 29/7/18 di “Nuova Scintilla”, p. 9)

Vescovo Adriano: Dalla padella alla brace?

Mag 20, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni, Spunti di riflessione, Vescovo  //  No Comments

tessarollo don adriano

In passato abbiamo già fiutato il vento che stava per spirare sulla nostra libertà scolastica che il pensiero di Grillo lasciava intuire, ma ora le cose si vanno chiarendo o meglio si sono ben chiarite: statale è bello e anche unico! Non importa se per ottenere lo stesso risultato invece di 500 milioni ci vogliono quasi 7 miliardi! La sua proposta infatti è che le famiglie che scelgono per i loro figli scuole che attuano il programma statale, che vengono controllate dallo Stato, che sono riconosciute dalla legge dello Stato già dal 2000, se le paghino totalmente, dopo aver pagato tutte le tasse anche per l’istruzione, come tutti i cittadini. Mi vien da pensare se questo movimento, M5S, non si stia rivelando sempre più ‘pancia’ e poco ‘cervello’. E’ vero che non sono gli unici a pensare che il servizio scolastico è ‘unica’ prerogativa dello stato laicista; lo fa già molta intellighentia di sinistra e destra erede di certo statalismo di entrambi i lati! Ma il Grillo Parlante non si è presentato come paladino di libertà e di rinnovamento? Se è questo il concetto di libertà suo e dei suo adepti, beh! Sarà meglio pensarci bene prima di buttarsi a farsi soffocare tra le sue braccia, neanche per rabbia per ciò che finora non va bene! Si dice che “il buon giorno si vede dal mattino”: è meglio che ci prepariamo l’ombrello; o forse si può anche dire, con espressione nostrana, che ‘quelli ci fan vedere le stelle’!

Ecco la proposta grillina: via la parità scolastica (niente finanziamenti), via la libertà scolastica (abolire la legge sulla parità scolastica). Tutto questo viene chiamato ‘pluralismo, libertà, innovazione, inclusività, democraticità’?  Nelle antiche scuole di pensiero greco, quando aveva parlato il maestro (autòs efa), tutto era deciso. Del resto già diversi sindaci grillini, e non solo, ci mostrano come stanno trattando le paritarie, anche dell’infanzia. Mi sembra che la scuola sia pubblica “per il servizio che offre e per chi lo offre e non per chi la gestisce”! La scuola paritaria è pubblica perché offre un servizio ai cittadini, un servizio dato da cittadini abilitati e riconosciuti dallo stesso Stato, e conforme a quanto richiesto dalla Legge. Ma dove sta il punto ideologico? Siccome nessun insegnamento è ‘neutro’, significa che il cittadino può scegliere “il colore o il clima culturale” nel quale viene impartito l’insegnamento! Qual era “il colore o il clima culturale” delle scuole statali dell’epoca fascista? E in quelle di epoca comunista o bolscevica? E in quelle  di clima laicista? E ora quale vuole essere nelle scuole dell’epoca futura grillina? Non pensiamo di chiudere le porte dopo che i buoi sono scappati! Apriamo gli occhi! E’ chiaro che quelle Scuole che ora accolgono  un milione circa di studenti, dalla scuola dell’infanzia alle superiori e alla formazione professionale, sarebbero costrette a chiudere i battenti a quei moltissimi studenti, se non a tutti, le cui famiglie non potrebbero sostenere totalmente le spese per una scuola totalmente autofinanziata, dopo che, ripeto, hanno già pagato le tasse che comprendono anche il diritto all’istruzione. Già la nostra eredità culturale è dura a recepire l’idea di libertà scolastica, figurarsi se ora viene avanti anche una cultura repressiva statalista e culturalmente monopolista. Scriveremo anche nelle scuole, come sui tabacchi e superalcolici: “Monopoli di Stato”! Ecco il gioco subdolo: chi vuole la scuola pubblica libera non statale se la deve pagare; ma siccome solo pochi possono permettersi di pagare la scuola due volte, allora tale scuola diventa selettiva e di classe, non inclusiva, quindi non va finanziata. Vi sembra che fili questo ragionamento? Giudicate voi! Nessuna scuola paritaria va imposta, ma dove viene proposta, richiesta e desiderata non va né proibita né ostacolata attraverso leggi economiche capestro che la fanno morire, come già sta avvenendo, in barba alla buona qualità e ai risparmi di denaro pubblico!

Per informazione aggiungo: “Il capitolo nel bilancio dello Stato per la scuola paritaria parla di 500 milioni, a cui si aggiungono 50 milioni destinati alla materna, 24 milioni per il sostegno. Totale: 574 milioni di spesa a fronte di 7 miliardi di risparmio. Infine la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie per l’iscrizione alla paritaria: per i redditi del 2016, si potranno detrarre il 19% delle spese fino al tetto di 564 euro (tornano 107 euro), limite che si alzerà progressivamente a 800 euro nel 2019. Se poi arriva Grillo, allora tutto finirà.

 + Adriano Tessarollo (Nuova Scintilla n.20 – 21 maggio 2017)

GLI AUGURI DEL VESCOVO – Santa Pasqua 2017 – La vita nuova in Cristo

Apr 15, 2017   //   by mauro   //   Pasqua, Rassegna Stampa, Vescovo  //  No Comments

Dalla morte alla vita

Noi celebriamo la Pasqua per rievocare il ricordo d’un fatto avvenuto, cioè la morte e la risurrezione di Cristo e l’offerta anche a noi del passaggio dalla presente vita mortale a quella immortale. Ma san Paolo scrive: Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione (Rom 4,25). Nella passione morte e risurrezione del Signore quindi è insito anche un significato spirituale del passaggio dalla morte alla vita. Cosa significa per noi, al presente, passare dalla morte alla vita? Per mezzo della fede in Cristo, per la quale otteniamo il perdono dei peccati e la speranza della vita eterna, cominciamo a vivere nella grazia-comunione con Dio, partecipando con Cristo alla morte dell’uomo vecchio per far nascere l’uomo nuovo: “Poiché il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui” (Rom 6, 6) ed “Egli ci risuscitò insieme con lui…”(Ef 2, 6). Tutta la vita del cristiano è dunque ‘pasquale’ cioè continuo passaggio e rinnovamento dalla morte alla vita, partecipazione alla lotta e alla vittoria di Cristo sul peccato nell’impegno quotidiano per una vita rinnovata, in vista della costruzione dell’uomo nuovo.

Ma cosa significa spogliarci dell’uomo vecchio e rivestirci dell’uomo nuovo, come ci invita san Paolo? L’apostolo è molto concreto nel descrivere questa pasqua|passaggio che si attua in ciascuno di noi: “Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore… voi… se davvero gli avete dato ascolto… ad abbandonare, l’uomo vecchio, con la sua condotta di prima, che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito… e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità. Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo…; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo. Chi rubava non rubi più, anzi lavori operando il bene con le proprie mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno. Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano… Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. Il significato della Pasqua non lo inventiamo noi, ma lo attingiamo dalla Parola di Dio!

Buona Pasqua a tutti e che sia vera pasqua nella nostra vita di tutti i giorni e non di un solo giorno.

+ Adriano Tessarolo

Riflessioni pre-pasquali – Vescovo Adriano

Apr 8, 2017   //   by mauro   //   Pasqua, Rassegna Stampa, Vescovo  //  No Comments

Riflessioni pre-pasquali perché vera sia la nostra Pasqua

Qualcuno chiama la Pasqua il Big Bang della chiesa dal quale poi progressivamente si sono andate articolando le componenti della celebrazione del mistero cristiano nell’arco dell’intero anno liturgico. La ‘settimana santa’ riassume e annuncia nelle sue celebrazioni tutto il mistero della fede cristiana che abbraccia nelle sue linee essenziali il nostro presente e il nostro futuro. Il racconto della passione, morte e risurrezione del Signore è il racconto più lungo e dettagliato di tutta la vita di Gesù e si conclude con il racconto della risurrezione, che non va disgiunto da quanto precede. La liturgia della settimana santa si apre nella domenica delle Palme proprio col racconto della Passione e morte del Signore, riproposto poi il venerdì santo nella versione del vangelo di Giovanni. Pasqua è insieme passione e passaggio, e più lungo è il tempo riservato alla passione, la cui meditazione non va relegata al solo venerdì santo e in una prospettiva di lutto e cordoglio. Pasqua non è solo la festa della risurrezione, perché essa è immersione nel mistero di Cristo e cammino dietro a Lui e con Lui. Relegata alla sola festa della risurrezione, la Pasqua perderebbe la sua dimensione e consistenza reale, rischiando di non toccare davvero la realtà della nostra vita.
La prospettiva della risurrezione di Cristo e nostra dà l’orientamento al nostro vivere quotidiano e prospetta l’orizzonte della meta verso cui siamo incamminati, ma passione/morte/risurrezione insieme illuminano tutti giorni e le vicende della nostra vita. San Paolo così riassume lo stretto rapporto tra passione/morte e risurrezione: “Se con Lui moriamo, con Lui anche risorgeremo”. Con questa affermazione annuncia che ciò che ci attende dipende da come viviamo il nostro presente. Cosa sarà quel ‘morire con Lui”? La veglia pasquale è pensata come il momento culminante dell’iniziazione cristiana, come la “notte battesimale dell’anno”. Da lì inizia il cammino cristiano di immersione e partecipazione alla vita del Signore. La schiera dei neobattezzati, dal fonte battesimale veniva accolta in chiesa con la “liturgia della luce” e ammessa alla comunione eucaristica: questo rito rappresenta visivamente la Pasqua-passaggio dalle tenebre del peccato alla luce della grazia, per vivere col Signore, come Lui e con Lui l’obbedienza al Padre, testimoniando l’amore per Lui e per i fratelli, affrontando tutte le ostilità che la vita evangelica richiede, come ha fatto Gesù nel racconto della passione e in unione a Lui. Egli ha affidato la propria vita al Padre e atteso da Lui l’adempimento della promessa di vita eterna, come avvenuto nella Risurrezione. In essa ha trovato adempimento quanto il Figlio aveva chiesto (“liberami da quest’ora”), affidandosi a Lui (“nelle tue mani, Signore, affido la mia vita”). Se tutto questo diventa fede e vita anche per noi allora i sacramenti e la liturgia diventano verità e vita, e non rimangono teatro o solenne spettacolo che finisce con la stessa sacra rappresentazione. Allora diventa vero per noi quanto Cristo ha fatto: “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo… patì…morì…fu crocifisso…è risorto il terzo giorno”! Allora anche il cammino quaresimale, nato originariamente come periodo di preparazione di chi ha deciso di immergere la sua vita in Cristo nel dono dello Spirito (battesimo, cresima) e divenire partecipe del dono che Cristo ha fatto di sé per liberarci dal peccato (“questa è la mia vita – corpo e sangue – donato per voi e per tutti per il perdono dei peccati”) giunge alla sua autentica conclusione. In questa logica la pasqua inizia o ripropone quella ‘vita nuova’ per la quale diventa reale anche il graduale passaggio “dalle passioni alla pratica delle virtù” (Origene). Culmine e Sorgente della ‘nuova vita’ (battezzati = rinati) è Gesù con la sua passione, morte e risurrezione rivissute nei Sacramenti, beneficiario è ogni uomo che si avvia per questo cammino, frutto è la vita rinnovata dallo Spirito, grazie al quale, come ricorda san Paolo (Rm 8,9-10), “apparteniamo a Cristo” o, come dice san Pietro, siamo con Lui partecipi della vita divina: “La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di Colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina… (2Pt1,3-4)”.
Con l’augurio di vivere una buona e vera settimana santa, perché vera sia anche la nostra Pasqua.

+ Adriano Tessarollo – da Nuova Scintilla n.14 – 09 aprile 2017

“La passione delle pazienze” – Ordine Francescano Secolare

Apr 8, 2017   //   by mauro   //   Dicono della nostra Parrocchia, Ordine Francescano Secolare, Rassegna Stampa  //  No Comments

Le fraternità dell’Ofs (Ordine Francescano Secolare) di Taglio di Po, Porto Viro, Adria e Chioggia, durante questo tempo di Quaresima, si sono ritrovate insieme, per una giornata di spiritualità e fraternità nel Monastero delle suore Clarisse di Porto Viro. Dopo i saluti e le presentazioni delle fraternità di frate Giuseppe Amenta, vicario parrocchiale di Taglio di Po capoluogo e assistente locale dell’organizzazione religiosa, la giornata è iniziata con una meditazione sulla “Genesi, 18…” promessa ad Abramo: accogliere il forestiero ed alleviare i suoi disagi con un servizio umile ed amoroso ed oonorarlo perché in lui c’è la presenza di Dio. Quel Dio che richiede la massima fiducia in Lui, che promette cose impossibili all’uomo ma a cui niente è impossibile. “Fra Giuseppe – ha detto una francescana – ci ha fatto poi riflettere sul senso della nostra passione, presentandoci il libro: “La passione delle pazienze” di Madeleine Delbrel. In sostanza, noi saremmo pronti a vivere una passione eroica, il sacrificio di noi stessi, che lasci un segno ben visibile?

Niente di tutto questo. Ci guardiamo dentro e vediamo che la nostra passione la viviamo nella pazienza che serve a sopportare tutte le piccole o grandi difficoltà, con le quali incontrarci o scontrarci lungo il corso della nostra giornata. In questo modo, nel nostro ordinario, paziente silenzio, viviamo la nostra passione lasciando solo al Signore la gloria della Croce”. L’incontro è proseguito con la celebrazione della Messa presieduta da frate Giuseppe. Poi, la giornata si è conclusa con il pranzo preparato ed offerto dalle suore, durante il quale si è conversato fraternamente, scambiando notizie e manifestando il forte desiderio di ripetere questi incontri che danno forza e coraggio a continuare il cammino intrapreso dalle aderenti all’Ofs.

Giannino Dian – da Nuova Scintilla n.14 – 09 aprile 2017

Caritas Diocesana – 12 marzo: una proposta formativa

Feb 25, 2017   //   by mauro   //   Caritas, Rassegna Stampa  //  No Comments

La “Lotta alla povertà”

I tempi che stiamo vivendo sono di profonde trasformazioni anche per il nuovo assetto che si sta profilando per i servizi sociosanitari alle persone. Due importanti novità stanno ricollocando le riflessioni sulle modalità con le quali gli enti proposti alla cura della persona si pongono di fronte ai soggetti in situazione di marginalità e/o di disagio. Da una parte la definitiva approvazione del Governo dei L.E.A. cioè i Livelli Essenziali di Assistenza, che uniformano per tutto il territorio italiano le prestazioni sanitarie. Entrano in questo ‘paniere’ di prestazioni alcune cure che prima non erano comprese, come ad esempio la fecondazione assistita o la cura di malattie rare che comportavano ingenti spese per terapie e farmaci che prima non venivano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. Resta ancora un vuoto normativo e legislativo per quel che riguarda i L.E.P. (Livelli Essenziali di Prestazioni) che riguarda la dimensione più propriamente sociale e sociosanitaria, come ad esempio l’inserimento di minori in comunità, i centri contro l’abuso e i centri anti violenza alle donne.In realtà dobbiamo riconoscere che nel campo del sociale il Governo Renzi e, in continuità, l’attuale Governo Gentiloni, per la prima volta nella storia della Repubblica, hanno promosso un Piano Organico di Lotta alla Povertà. In questo contesto si andranno ad introdurre misure organiche e strutturali per combattere il fenomeno della povertà e del disagio sociale. Questo bisogna riconoscerlo e dare atto che nel citato settore saranno destinate risorse non occasionali nel bilancio del Governo. In questa linea si andrà a lavorare – ad esempio – per la riqualificazione delle periferie urbane, per la grave marginalità, per i senza fissa dimora.

Intanto da settembre del 2016 è diventata operativa una misura strutturale che diventa il primo passo verso una definizione di quello che viene chiamato reddito di cittadinanza. La concretizzazione di questa misura universale (universale significa rivolta a tutti i cittadini italiani) inizia con la S.I.A. il Sostegno di Inclusione Attiva. È una misura importante perché vede impegnati diversi soggetti istituzionali oltre il Governo Centrale: le Regioni e i Comuni. Dobbiamo ammettere che l’inizio – specialmente nei Comuni, cioè negli assessorati alle Politiche Sociali – non è stato facile: competenze diverse, nuova impostazione per accompagnare la persona in situazione di difficoltà economica e/o di marginalità sociale non sono sempre facili e di immediata acquisizione. La strutturazione della S.I.A. prevede la presenza e la partecipazione alle progettualità territoriali degli enti del variegato mondo del Terzo Settore e in questo senso Caritas Italiana sta spronando le Caritas Diocesane ad essere soggetti attivi nel territorio, anche diventando uno degli attori che partecipano ai gruppi locali di progettazione. Interessante notare che i Gruppi di Progettazione la Regione del Veneto li ha definiti con le Conferenze dei Sindaci antecedenti all’unificazione delle Asl. Restano quindi i territori che già avevano lavorato insieme che per la nostra Diocesi: la Conferenza dei Sindaci dell’Asl 14 – Chioggia, Cavarzere, Cona – e dell’Asl 19 dove sette dei dieci comuni bassopolesani sono nel nostro territorio diocesano. Di fronte a queste trasformazioni che diventano possibilità e opportunità di presenza e di intervento anche per le nostra realtà ecclesiale, c’è urgente bisogno di formazione, specialmente per gli operatori e animatori Caritas che già lavorano nelle Caritas parrocchiali e vicariali e nei Centri di Ascolto presenti nel territorio diocesano.

La formazione e conoscenza dei meccanismi di partecipazione abbisogna di tempi e spazi congrui per affrontare la complessità e le articolazioni di questi nuovi piani di lotta alla povertà. Non è pensabile supporre che un operatore Caritas che svolge il suo servizio nel Centro di Ascolto non sia a conoscenza almeno di un quadro-base legislativo per un corretto rapporto con la municipalità di riferimento. Accanto alle tecniche di ascolto e di relazione empatica, andremo a conoscere nel suo complesso l’evoluzione dei Servizi Sociali in Italia e nel nostro territorio. Ci aiuterà in questo la dott.ssa Mirella Zambello, docente di Scienze dei Servizi Sociali nelle Facoltà di Padova e Venezia. La prof.ssa Zambello ha accolto l’invito di dedicare agli operatori e animatori Caritas la mattinata di domenica 12 marzo a Porto Viro. L’incontro inizierà alle ore 9.30 presso il Centro Giovanile San Giusto e si concluderà alle ore 12.

mc – Da Nuova Scintilla n.8 – 26 febbraio 2017

Diocesi: l’Emporio della Solidarietà

Gen 29, 2017   //   by mauro   //   Caritas, Rassegna Stampa  //  No Comments

Un “nuovo” emporio per dire la Misericordia

emporioAnche la Diocesi di Chioggia si è inserita nel grande fiume di gesti e segni che ha caratterizzato il volto delle Diocesi Italiane nell’Anno Giubilare della Misericordia. Una traccia di eventi e opere che ha contraddistinto il magistero episcopale del Vescovo Adriano e che ha portato a pensare e strutturare segni e gesti su situazioni che richiedevano attenzione e progettualità delle comunità cristiane. Dalla Comunità Familiare nell’anno 2010 alla Comunità Educativa – che si è specializzata nella disabilità e nell’accoglienza di minori problematici – fino ai due gesti Giubilari che hanno visto la luce ad agosto 2016 con una Casa di Accoglienza per senza fissa dimora, nell’ambito di un sistema di housing sociale, e ad oggi l’apertura e la presentazione alla Diocesi dell’Emporio della Solidarietà che è stato inaugurato ufficialmente sabato 21 gennaio a Chioggia. L’Emporio della Solidarietà rappresenta la conclusione di un cammino che, nelle parrocchie e nei Centri di Ascolto Caritas, ha focalizzato la sua attenzione sul senso dell’aiuto alimentare e sulla effettiva valenza educativa che ha oggi la distribuzione di viveri a persone che versano in stato di necessità.

La riflessione sulla contemporanea declinazione del “dare da mangiare agli affamati” ha portato la Chiesa Locale Clodiense a ripensare al metodo classico di distribuzione e di riproporlo attraverso la nuova strumentazione dell’Emporio. Questa nuova strumentazione ricalca l’esperienza già in atto in diverse diocesi che vede centrale non solo il momento della consegna dei beni ma ciò che viene prima: l’ascolto, l’accompagnamento, il discernimento che si attuano nei Centri di Ascolto e nelle Caritas parrocchiali. Con la persone – dove è possibile – si costruisce un progetto condiviso di consapevolezza e del recupero delle proprie capacità di acquisto. Il Centro di Ascolto Caritas si rapporta con i Servizi Territoriali – di norma i servizi sociali del Comune – per condividere il percorso e per valutare insieme gli obiettivi. L’invio all’Emporio vede un colloquio d’ingresso nel ‘sistema degli aiuti’ e l’erogazione di una tessera magnetica (card) caricata con una certa quantità di punti (50, 100 a seconda delle necessità e delle valutazioni), che possono essere spesi nell’Emporio. Non vi è quindi circolazione di denaro liquido nell’acquisto dei generi alimentari. La card è reiterabile sempre con valutazioni congiunte e condivise. La persona può essere accompagnata a ‘far la spesa’ da un volontario dell’Emporio. In occasione dell’inaugurazione della struttura, appositamente acquistata dalla Diocesi, che ha costituito la Fondazione “Servizio della Carità Diocesi di Chioggia”, sono stati sottolineati alcuni punti che definiscono il senso di questo gesto giubilare: il buon uso e la finalità visibile dei Fondi 8×1.000 che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica; la capacità di queste opere segno di diventare luoghi dove si elabora un pensare un nuovo welfare, cioè un modello di servizio alla persona che produca benessere sociale e sostenibilità economica, per superare il modello erogazionista/assistenzialista non più sostenibile. In questo si sono trovate sinergie e alleanze comuni con Fondazioni (il cui ruolo potrà essere sempre più propositivo nella costruzione del nuovo welfare) e il variegato mondo del Terzo Settore. Una Chiesa quindi che, di fronte alle domande della povera gente (direbbe Ignazio Silone) che oggi sono domande su lavoro (in assoluto la prima e le più importante), casa, minimo vitale (leggi anche pericolo di cadere nella grave marginalità), salute, istruzione e non ultimo il tema dirompente delle migrazioni, dovrà trovare una comunità cristiana attenta a questi ‘segni dei tempi’. In maniera acuta uno dei soggetti intervenuti ha esordito affermando che con l’Emporio della Solidarietà si sta ‘costruendo un tassello culturale del nostro stare insieme e nel contempo un gesto di moderna e contemporanea carità”. Attualmente l’Emporio della Solidarietà ha in carico circa un centinaio di persone, comprensivo anche di nuclei familiari. In prospettiva vi è l’apertura di un secondo Emporio in una Vicaria della Diocesi, in provincia di Rovigo, Comune di Porto Tolle, nel Delta Polesano. Un gesto quindi di Misericordia, di prossimità, di nuova cultura (anzi di cultura nuova) per il vasto ambito dei servizi alla persona che vede la Chiesa Diocesana di Chioggia in prima fila, oggi si direbbe nelle periferie dell’umano.

Mc – Da Nuova Scintilla n.4 – 29 gennaio 2017

La Madonna del Vaiolo – Nuova Scintilla

Gen 20, 2017   //   by mauro   //   Dicono della nostra Parrocchia, Madonna del Vaiolo, Rassegna Stampa  //  No Comments

 

La grande festa votiva della Madonna del Vaiolo a Taglio di Po, che ricorre il prossimo 27 gennaio, si ripete ormai da ben 130 anni e sono ancora migliaia di persone che partecipano con fede e riconoscenza per aver fermato il terribile mordo del “Vaiolo Nero”. A causa della chiusura della Chiesa parrocchiale, per i lavori di ristrutturazione della stessa ma anche di riqualificazione di piazza IV Novembre, si è dovuti ricorrere ad una organizzazione diversa rispetto al passato. Infatti, il nuovo parroco, padre Maurizio Vanti, e suoi confratelli frati minori, con il gruppo liturgico, diverse altre persone, l’Amministrazione comunale e la Polizia locale, hanno condiviso delle scelte che non snaturano le celebrazioni religiose, soprattutto l’imponente e solenne Processione. Ancora vivo è nella comunità tagliolese, pur essendo passate diverse generazioni, quello che la Madre del Signore ha fatto, per un atto di fede popolare: implorata nel lontano 26 gennaio 1887 dall’allora sindaco, dal parroco e dai tagliolesi di quel tempo “esaudendo ciò che a Lei hanno chiesto: il miracolo”. Infatti la storia racconta che “non sapendo più cosa fare per arrestare il terribile morbo del Vaiolo nero, portato, come la storia ricorda, da un peschereccio rientrante dalle coste della Turchia, che aveva ormai decimato la popolazione tagliolese, decisero di indire pubbliche preghiere alla Madonna della Salute, effettuando la Processione il giorno dopo che era il 27 di gennaio.

La Madonna fece il miracolo! Da quel giorno più nessuno morì e i colpiti dal morbo guarirono, portando i segni sul corpo della pestilenza. Quel miracolo venne attribuito alla Madonna della Salute tanto che convinse il parroco e l’intera comunità tagliolese, ad attribuire alla Madonna, da quel 27 gennaio 1887, il titolo di “Madonna del Vaiolo”. Da allora, ogni 27 gennaio, i tagliolesi fanno una grande festa con la presenza di migliaia di persone alla solenne Processione. Questo il programma: lunedì 23 gennaio, alle 20.30, in Oratorio (vicolo San Francesco), in preparazione della solennità della Madonna del Vaiolo, incontro dal titolo “Maria alle nozze di Cana”; venerdì 27, “Festa Madonna del Vaiolo”, in sala Europa, con la vecchia statua della Madonna (attualmente custodita nella stanza del Parroco, nel Convento dei frati minori, ndr), collocata nell’atrio della sala stessa: alle 8.30, celebrazione della S. Messa; alle 14.30, recita del Santo Rosario e, alle 15, solenne Processione, presieduta dal vescovo diocesano mons. Adriano Tessarollo, per le vie del paese con breve sosta alla Casa di Riposo “Madonna del Vaiolo”, passando sulla strada arginale del Po di Venezia, via S. Basilio con arrivo sul sagrato di sala Europa. La vecchia statua della Madonna del Vaiolo sarà collocata su di un vecchio carro agricolo adeguatamente addobbato e trainato dagli uomini.

Davanti al carro i paggetti, le autorità religiose, civili, militari e la banda musicale “G. Verdi” di Taglio di Po. Sul sagrato di sala Europa, breve riflessione mariana di mons. Tessarollo, benedizione del Popolo e del Paese; al termine, solenne celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo Tessarollo con la partecipazione del sindaco Francesco Siviero, delle autorità civili e militari e dei sacerdoti della Vicaria di Loreo. Alle 18.30, altra S. Messa a conclusione della festa proprio per dare la possibilità a tante persone impegnate con il lavoro di partecipare alla festa dedicata alla “Madonna del Vaiolo”.

Giannino Dian – Da Nuova Scintilla 20/01/2017

Diaconato Permanente

Nov 9, 2016   //   by mauro   //   Dicono della nostra Parrocchia, Rassegna Stampa  //  No Comments

Con i tre neo-ordinati ora sono sei i diaconi in servizio nella nostra diocesi

diaconi insieme davanti a vescovo preghiera consecratoria - bisEd ora i “Diaconi permanenti” nella nostra diocesi sono sei. Dopo don Franco Laurenti (classe 1932) e Guido Sfriso (classe 1933), ordinati nella festa del diacono santo Stefano il 26 dicembre 1987, e don Agostino De Grandis (classe 1942), ordinato nel giorno dell’Annunciazione il 25 marzo 1995, ecco aggiungersi domenica 23 ottobre (nel Giubileo della Misericordia) alle ore 16 nella cattedrale di Chioggia Giuseppe Di Trapani (sposato, con prole) da Taglio di Po, Attilio Gibbin (pure sposato, con prole) da Tolle e Tomas Pregnolato (celibe) residente nella parrocchia di Taglio di Donada ma presentato dalla parrocchia di Scalon dove partecipa all’attività pastorale. I nuovi diaconi sono arrivati a questo traguardo dopo uno studio ed un tirocinio durato 5 anni sotto la guida del rettore del seminario don Danilo Marin e, tra gli altri, del vicario generale della diocesi mons. Francesco Zenna. Come è stato ben illustrato dal vescovo mons. Adriano Tessarollo che ha concelebrato con ben 40 sacerdoti, pure presenti alcuni diaconi in preparazione per il sacerdozio della Diocesi di Padova, questo “Ordine” è stato ripristinato con il Concilio Vaticano II indetto da Papa Giovanni XXIII.
Ordine però “inventato” dagli Apostoli stessi: tutti noi conosciamo il più celebre diacono di allora, santo Stefano, ma anche ad esempio il diacono romano san Lorenzo del III secolo. La cerimonia ha visto i parenti occupare i primi tre banchi, riservati a ciascuno degli ordinandi e gli occhi di tutti erano puntati sui candidati: tanti amici e tanti fedeli arrivati pure con il pullman. Le emozioni in tutti erano palpabili, davvero intensa la partecipazione ai vari momenti della solenne liturgia. Durante la processione d’ingresso, partita dalla sacrestia fino in fondo alla chiesa per percorrere la navata centrale, i presenti cercavano lo sguardo del “loro” candidato. Il compito del “diacono” è stato illustrato dal vescovo nell’omelia elencando le mansioni loro affidate, in particolare per quanto riguarda l’annuncio della Parola, la liturgia e la carità. A Tomas è stato richiesto anche l’impegno del celibato. Il rito liturgico ha previsto come “essenziale” l’imposizione delle mani del vescovo sul capo dei candidati con l’invocazione dello Spirito; tra gli altri riti significativi: la “promessa dell’obbedienza” al vescovo e ai suoi successori, la prostrazione faccia a terra dei protagonisti con il canto delle Litanie dei Santi, la vestizione con la stola (da portare trasversalmente dalla spalla sinistra) e con la “dalmatica” a ricoprire il busto sopra il camice e appunto la stola. Operazione compiuta dai rispettivi parroci: il francescano padre Maurizio per Di Trapani, don Corrado per Gibbin ed il salesiano don Giannantonio per Pregnolato. Il rito è stato reso ancora più suggestivo dal coro di Scalon, con integrazioni di altri cantori delle altre due comunità parrocchiali di provenienza degli ordinandi, diretto da Pino Paesanti, all’organo il m° Dinarello. La cerimonia si è conclusa con il flash dei fotografi, gli scambi degli auguri ma soprattutto con i complimenti di tutti a tutti e, gradita sorpresa, un ristoro presso le opere parrocchiali della Cattedrale. Si può sintetizzare così l’esternazione dei sentimenti intimi da parte di chi è stato presente per la prima volta ad un’ordinazione: “Quanta commozione aver visto i diaconi sdraiati a terra davanti all’altare e al vescovo! Li abbiamo ammirati per il loro coraggio nella loro scelta: così la loro fede è stata proclamata davanti a tutta l’assemblea per inserirsi nella nostra vita di fede, nelle nostre comunità”.

(Francesco Ferro – da Nuova Scintilla 09-11-2016)

Benvenuti!

Benvenuti nella nostra Unità pastorale!

Accolti dal vescovo e dai fedeli di Taglio di Po e Mazzorno Destro i frati Maurizio Vanti, Lorenzo Zanfavero, Giuseppe Amante e Aldo Spadari

Frate-Maurizio-VantiI tagliolesi-parrocchiani dell’Unità Pastorale di Taglio di Po centro e della frazione di Mazzorno Destro hanno accolto con grande entusiasmo l’entrata del nuovo parroco frate Maurizio Vanti dell’ordine dei Frati Minori Francescani e altri tre suoi confratelli, frate Lorenzo Zanfavero, frate Giuseppe Amante e frate Aldo Spadari. Due sono stati i momenti salienti dell’evento: il saluto del sindaco Francesco Siviero e della Giunta comunale in sala consiliare gremita, dopo avere accolto all’entrata del Municipio l’intera nuova comunità francescana accompagnata dal vescovo diocesano mons. Adriano Tessarollo, e la celebrazione della Santa Messa in sala Europa a causa della chiusura per restauri conservativi della Chiesa parrocchiale San Francesco d’Assisi in piazza Venezia. Il benvenuto del sindaco al parroco e agli altri religiosi è stato caratterizzato da un clima festoso e “dall’auspicio che le due Comunità di cittadini, quella civile e quella religiosa siano unite per dare spirito ad un’unica forza viva della comunità”. Il sindaco ha fatto omaggio al parroco del libro-storico del Consorzio di bonifica perché conosca l’origine della nostra terra. Poche parole di ringraziamento di frate Maurizio “mi sento già a casa mia!”. Poi, in sala Europa, gremita come la sala consiliare, presenti il sindaco Francesco Siviero con gli assessori Veronica Pasetto e Doriano Moschini, la celebrazione della Santa Messa, animata dal coro per giovani, inizialmente presieduta dal vescovo Adriano e poi proseguita dal parroco Maurizio, con un “cerimoniale previsto dalla chiesa cattolica per l’insediamento di un nuovo parroco”. L’aspirante diacono Giuseppe Di Trapani ha quindi dato lettura del decreto di nomina, con effetto 2 ottobre, di frate Maurizio a parroco dell’Unità Pastorale e successivamente la promessa di fedeltà e osservanza delle regole del ministero del pastore parrocchiale. Successivamente tre piccoli segni, spiegati dal vescovo Adriano: l’aspersione con l’acqua benedetta; la consegna del Vangelo poi alzato al cielo e mostrato ai fedeli; l’invito a prendere posto nella sede e quindi a presiedere la celebrazione. Dopo alcune parole di frate Maurizio, d’inizio del suo mandato di parroco, il vescovo Adriano si è soffermato sul significato del “dono dello Spirito Santo datoci da Dio con il Battesimo e confermato con la Cresima”. “Caro Maurizio – ha sottolineato il vescovo – è un grande impegno che tu hai per ravvivare la fede, animare, e se necessario anche correggere, e custodire lo Spirito Santo in questa Unità Pastorale. Si tratta di una Comunità vivace, ricca di associazioni e di iniziative. Bisogna fare come il Buon Pastore: uscire per andare in cerca della pecorella smarrita”; “e voi – rivolto ai fedeli – non abbiate paura di avvicinarvi ai sacerdoti; mettete tutti i vostri doni al servizio dei vostri sacerdoti”. “Ringraziamo il Signore per averci dato ancora quattro religiosi – ha infine detto il vice presidente del consiglio pastorale, Giuseppe Di Trapani -; chiediamo un po’ di stabilità ed ora lavoriamo insieme per fare un buon cammino”. Ha concluso frate Maurizio, visibilmente commosso, confermando quello che aveva detto in sala consiliare: “Mi sento già a casa mia”.
È seguito poi un momento di fraternità in Oratorio Parrocchiale, per facilitare l’incontro e la conoscenza con la nuova comunità francescana.

Giannino DianDa Nuova Scintilla n.37 – 9 ottobre 2016

Arrivederci!

Set 25, 2016   //   by mauro   //   Dicono della nostra Parrocchia, I nostri Frati Francescani, Rassegna Stampa  //  No Comments

Il saluto della comunità

Il commiato di padre Luigi Bettin e di fra Carlo Tesserin

parroco-padre-luigiSala Europa, per una volta, è servita anche come chiesa ed era piena, con tanta gente in piedi, sia in platea che nella loggia, convenuta per partecipare alla Messa di saluto al parroco padre Luigi Bettin e a fra Carlo Tessarin, dei frati minori francescani, destinati ad altre fraternità con altre mansioni. Presenti, oltre al ministro provinciale dei frati minori per l’Alta Italia padre Mario Favretto, il sindaco Francesco Siviero con l’assessore Veronica Pasetto e consorte, il comandante della Polizia locale vicecommissario Maurizio Finessi, il comandante della stazione dei carabinieri maresciallo Giuseppe Attisani e il coordinatore della Protezione civile Ivano Domenicale. Per l’occasione l’altare è stato posto sul palco di Sala Europa per la celebrazione della Messa, animata dal coro dei giovani, presieduta dal parroco padre Luigi, concelebrata dal superiore padre Mario, con accanto fra Carlo e l’aspirante diacono Giuseppe Di Trapani, vice presidente del Consiglio dell’Unità Pastorale, oltre ai chierichetti coordinati da Paolo Boaroli. All’inizio della celebrazione padre Luigi ha ringraziato padre Mario, le autorità e tanti fedeli per la loro presenza e ringraziato il Signore per essere stato, per tre anni, il parroco dell’Unità Pastorale di San Francesco d’Assisi di Taglio di Po e Mazzorno Destro. “La mia presenza qui tra voi – ha detto all’omelia padre Mario – è segno di condivisione per questa celebrazione di saluto a padre Luigi e fra Carlo” e ha sottolineato “l’importanza delle relazioni” collegandosi alla pagina del Vangelo della domenica. Perché il parroco e altri frati devono lasciare la comunità? “Come Provincia dei frati minori – ha continuato padre Mario – è da tempo che camminiamo insieme in questa città. Ci siamo chiesti: cos’è il meglio per questa parrocchia e ce lo siamo chiesto più volte e come cercare una continuità in questa città. Con la trasformazione della Provincia dei frati sono cambiate le esigenze. Si è deciso di rinnovare affinché si ritrovi vitalità e freschezza per un cammino rinnovato per ripartire. A padre Luigi è stato affidato un servizio ampio a livello di Regione Piemonte in una fraternità allargata. Ecco il perché del cambiamento: non viene sconfessato il cammino compiuto. Sono certo – ha concluso padre Mario – che non mancherà il vostro affetto e la collaborazione con la nuova comunità e con i frati minori”. Verso la fine della Messa, il vice presidente del Consiglio pastorale Di Trapani ha salutato padre Mario, augurato buon lavoro per il gravoso compito di Ministro provinciale con oltre 600 frati con tanti servizi nella Chiesa da gestire e, dopo aver sottolineato il disagio di tutta la comunità per il cambiamento, ha ringraziato padre Luigi per tutto quello che è riuscito a fare a favore della comunità tagliolese invitandolo all’inaugurazione della chiesa e a festeggiare il suo genetliaco sacerdotale il prossimo anno a Taglio di Po. Il coordinatore del consiglio pastorale, a nome della parrocchia, ha poi donato un camice a padre Luigi. La cerimonia si è conclusa con l’intervento di padre Luigi che ha salutato tutti chiedendo perdono “se ci sono state delle incomprensioni che possono aver rallentato i nostri rapporti e con la Comunità verso la quale nutro tanta stima ed affetto” e il saluto del sindaco Siviero il quale, tra l’altro, ha detto di “ricordare padre Luigi per sempre, perché è stato lui che l’ha unito in matrimonio con Giancarla”.

Giannino Dian – Da Nuova Scintilla n.35 – 25 settembre 2016

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