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OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO – VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA 2017

Mar 31, 2018   //   by mauro   //   Pasqua, Riflessioni  //  No Comments

«Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro» (Mt 28,1). Possiamo immaginare quei passi…: il tipico passo di chi va al cimitero, passo stanco di confusione, passo debilitato di chi non si convince che tutto sia finito in quel modo… Possiamo immaginare i loro volti pallidi, bagnati dalle lacrime… E la domanda: come può essere che l’Amore sia morto?

A differenza dei discepoli, loro sono lì – come hanno accompagnato l’ultimo respiro del Maestro sulla croce e poi Giuseppe di Arimatea nel dargli sepoltura –; due donne capaci di non fuggire, capaci di resistere, di affrontare la vita così come si presenta e di sopportare il sapore amaro delle ingiustizie. Ed eccole lì, davanti al sepolcro, tra il dolore e l’incapacità di rassegnarsi, di accettare che tutto debba sempre finire così.

E se facciamo uno sforzo con la nostra immaginazione, nel volto di queste donne possiamo trovare i volti di tante madri e nonne, il volto di bambini e giovani che sopportano il peso e il dolore di tanta disumana ingiustizia. Vediamo riflessi in loro i volti di tutti quelli che, camminando per la città, sentono il dolore della miseria, il dolore per lo sfruttamento e la tratta. In loro vediamo anche i volti di coloro che sperimentano il disprezzo perché sono immigrati, orfani di patria, di casa, di famiglia; i volti di coloro il cui sguardo rivela solitudine e abbandono perché hanno mani troppo rugose. Esse riflettono il volto di donne, di madri che piangono vedendo che la vita dei loro figli resta sepolta sotto il peso della corruzione che sottrae diritti e infrange tante aspirazioni, sotto l’egoismo quotidiano che crocifigge e seppellisce la speranza di molti, sotto la burocrazia paralizzante e sterile che non permette che le cose cambino. Nel loro dolore, esse hanno il volto di tutti quelli che, camminando per la città, vedono crocifissa la dignità.

Nel volto di queste donne ci sono molti volti, forse troviamo il tuo volto e il mio. Come loro possiamo sentirci spinti a camminare, a non rassegnarci al fatto che le cose debbano finire così. E’ vero, portiamo dentro una promessa e la certezza della fedeltà di Dio. Ma anche i nostri volti parlano di ferite, parlano di tante infedeltà – nostre e degli altri –, parlano di tentativi e di battaglie perse. Il nostro cuore sa che le cose possono essere diverse, però, quasi senza accorgercene, possiamo abituarci a convivere con il sepolcro, a convivere con la frustrazione. Di più, possiamo arrivare a convincerci che questa è la legge della vita anestetizzandoci con evasioni che non fanno altro che spegnere la speranza posta da Dio nelle nostre mani. Così sono, tante volte, i nostri passi, così è il nostro andare, come quello di queste donne, un andare tra il desiderio di Dio e una triste rassegnazione. Non muore solo il Maestro: con Lui muore la nostra speranza.

«Ed ecco, ci fu un gran terremoto» (Mt 28,2). All’improvviso, quelle donne ricevettero una forte scossa, qualcosa e qualcuno fece tremare il suolo sotto i loro piedi. Qualcuno, ancora una volta, venne loro incontro a dire: «Non temete», però questa volta aggiungendo: «E’ risorto come aveva detto!» (Mt 28,6). E tale è l’annuncio che, di generazione in generazione, questa Notte santa ci regala: Non temiamo, fratelli, è risorto come aveva detto! Quella stessa vita strappata, distrutta, annichilita sulla croce si è risvegliata e torna a palpitare di nuovo (cfr R. Guardini, Il Signore, Milano 1984, 501). Il palpitare del Risorto ci si offre come dono, come regalo, come orizzonte. Il palpitare del Risorto è ciò che ci è stato donato e che ci è chiesto di donare a nostra volta come forza trasformatrice, come fermento di nuova umanità. Con la Risurrezione Cristo non ha solamente ribaltato la pietra del sepolcro, ma vuole anche far saltare tutte le barriere che ci chiudono nei nostri sterili pessimismi, nei nostri calcolati mondi concettuali che ci allontanano dalla vita, nelle nostre ossessionate ricerche di sicurezza e nelle smisurate ambizioni capaci di giocare con la dignità altrui.

Quando il Sommo Sacerdote, i capi religiosi in complicità con i romani avevano creduto di poter calcolare tutto, quando avevano creduto che l’ultima parola era detta e che spettava a loro stabilirla, Dio irrompe per sconvolgere tutti i criteri e offrire così una nuova possibilità. Dio, ancora una volta, ci viene incontro per stabilire e consolidare un tempo nuovo, il tempo della misericordia. Questa è la promessa riservata da sempre, questa è la sorpresa di Dio per il suo popolo fedele: rallegrati, perché la tua vita nasconde un germe di risurrezione, un’offerta di vita che attende il risveglio.

Ed ecco ciò che questa notte ci chiama ad annunciare: il palpito del Risorto, Cristo vive! Ed è ciò che cambiò il passo di Maria Maddalena e dell’altra Maria: è ciò che le fa ripartire in fretta e correre a dare la notizia (cfr Mt 28,8); è ciò che le fa tornare sui loro passi e sui loro sguardi; ritornano in città a incontrarsi con gli altri.

Come con loro siamo entrati nel sepolcro, così con loro vi invito ad andare, a ritornare in città, a tornare sui nostri passi, sui nostri sguardi. Andiamo con loro ad annunciare la notizia, andiamo… In tutti quei luoghi dove sembra che il sepolcro abbia avuto l’ultima parola e dove sembra che la morte sia stata l’unica soluzione. Andiamo ad annunciare, a condividere, a rivelare che è vero: il Signore è Vivo. E’ vivo e vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza, hanno seppellito i sogni, hanno seppellito la dignità. E se non siamo capaci di lasciare che lo Spirito ci conduca per questa strada, allora non siamo cristiani.

Andiamo e lasciamoci sorprendere da quest’alba diversa, lasciamoci sorprendere dalla novità che solo Cristo può dare. Lasciamo che la sua tenerezza e il suo amore muovano i nostri passi, lasciamo che il battito del suo cuore trasformi il nostro debole palpito.

Papa Francesco (Sabato 15 Aprile 2017)

Angelus di Papa Francesco del 27 luglio 2014

Lug 29, 2017   //   by mauro   //   Bollettino Parrocchiale, Riflessioni  //  No Comments

Le brevi similitudini proposte dall’odierna liturgia sono la conclusione del capitolo del Vangelo di Matteo dedicato alle parabole del Regno di Dio (13,44-52). Tra queste ci sono due piccoli capolavori: le parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore. Esse ci dicono che la scoperta del Regno di Dio può avvenire improvvisamente come per il contadino che arando, trova il tesoro insperato; oppure dopo lunga ricerca, come per il mercante di perle, che finalmente trova la perla preziosissima da tempo sognata. Ma in un caso e nell’altro resta il dato primario che il tesoro e la perla valgono più di tutti gli altri beni, e pertanto il contadino e il mercante, quando li trovano, rinunciano a tutto il resto per poterli acquistare. Non hanno bisogno di fare ragionamenti, o di pensarci, di riflettere: si accorgono subito del valore incomparabile di ciò che hanno trovato, e sono disposti a perdere tutto pur di averlo.

Così è per il Regno di Dio: chi lo trova non ha dubbi, sente che è quello che cercava, che attendeva e che risponde alle sue aspirazioni più autentiche. Ed è veramente così: chi conosce Gesù, chi lo incontra personalmente, rimane affascinato, attratto da tanta bontà, tanta verità, tanta bellezza, e tutto in una grande umiltà e semplicità. Cercare Gesù, incontrare Gesù: questo è il grande tesoro!

Quante persone, quanti santi e sante, leggendo con cuore aperto il Vangelo, sono stati talmente colpiti da Gesù, da convertirsi a Lui. Pensiamo a san Francesco di Assisi: lui era già un cristiano, ma un cristiano “all’acqua di rose”. Quando lesse il Vangelo, in un momento decisivo della sua giovinezza, incontrò Gesù e scoprì il Regno di Dio, e allora tutti i suoi sogni di gloria terrena svanirono. Il Vangelo ti fa conoscere Gesù vero, ti fa conoscere Gesù vivo; ti parla al cuore e ti cambia la vita. E allora sì, lasci tutto. Puoi cambiare effettivamente tipo di vita, oppure continuare a fare quello che facevi prima ma tu sei un altro, sei rinato: hai trovato ciò che dà senso, ciò che dà sapore, che dà luce a tutto, anche alle fatiche, anche alle sofferenze e anche alla morte.

Leggere il Vangelo. Leggere il Vangelo. Ne abbiamo parlato, ricordate? Ogni giorno leggere un passo del Vangelo; e anche portare un piccolo Vangelo con noi, nella tasca, nella borsa, comunque a portata di mano. E lì, leggendo un passo, troveremo Gesù. Tutto acquista senso quando lì, nel Vangelo, trovi questo tesoro, che Gesù chiama “il Regno di Dio”, cioè Dio che regna nella tua vita, nella nostra vita; Dio che è amore, pace e gioia in ogni uomo e in tutti gli uomini. Questo è ciò che Dio vuole, è ciò per cui Gesù ha donato sé stesso fino a morire su una croce, per liberarci dal potere delle tenebre e trasferirci nel regno della vita, della bellezza, della bontà, della gioia. Leggere il Vangelo è trovare Gesù e avere questa gioia cristiana, che è un dono dello Spirito Santo.

Cari fratelli e sorelle, la gioia di avere trovato il tesoro del Regno di Dio traspare, si vede. Il cristiano non può tenere nascosta la sua fede, perché traspare in ogni parola, in ogni gesto, anche in quelli più semplici e quotidiani: traspare l’amore che Dio ci ha donato mediante Gesù. Preghiamo, per intercessione della Vergine Maria, perché venga in noi e nel mondo intero il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.

Domenica 18 giugno 2017 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giu 17, 2017   //   by mauro   //    //  No Comments

DOMENICA 18 GIUGNO 2017  –  SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
XI Settimana del TEMPO ORDINARIO – III del Salterio
Ss. Messe ore 10.30 – 17.00 (Mazzorno Destro) – 18.30
Letture: Dt 8, 2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10, 16-17; Gv 6, 51-58
“Loda il Signore, Gerusalemme”

Bollettino Parrocchiale Domenica 18 Giugno 2017

Omelia del Santo Padre Francesco – Corpus Domini 26/05/2016

“Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace”

Mag 14, 2017   //   by mauro   //   Spunti di riflessione  //  No Comments

Per aiutare a meglio comprendere e fare proprio il senso della visita di Papa Francesco a Fatima, nel centenario dell’apparizione della Madonna ai tre pastorelli – occasione anche per la canonizzazione di Francesco e Giacinta, i due veggenti morti in tenera età dopo aver assistito assieme a Suor Lucia a tutte e sei le apparizioni della Madonna – proponiamo tutti i discorsi ufficiali del Santo Padre Francesco, le Omelie tenute in occasione dei Pellegrinaggi compiuti dai suoi predecessori San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nonché alcuni commenti e servizi apparsi sulla stampa italiana sempre con riferimento all’importante evento 

FATIMA – Preghiera del Santo Padre Francesco – Cappellina delle Apparizioni

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cappellina delle Apparizioni, Fátima
Venerdì, 12 maggio 2017

Il Santo Padre:

Salve Regina,
beata Vergine di Fatima,
Signora dal Cuore Immacolato,
rifugio e via che conduce a Dio!
Pellegrino della Luce che viene a noi dalle tue mani,
rendo grazie a Dio Padre che, in ogni tempo e luogo, opera nella storia umana;
pellegrino della Pace che, in questo luogo, Tu annunzi,
do lode a Cristo, nostra pace, e imploro per il mondo la concordia fra tutti i popoli;
pellegrino della Speranza che lo Spirito anima,
vengo come profeta e messaggero per lavare i piedi a tutti, alla stessa mensa che ci unisce.

Ritornello cantato dall’assemblea:

Ave o clemens, ave o pia!
Salve Regina Rosarii Fatimæ.
Ave o clemens, ave o pia!
Ave o dulcis Virgo Maria.

Il Santo Padre:

Salve Madre di Misericordia,
Signora dalla veste bianca!
In questo luogo, da cui cent’anni or sono
a tutti hai manifestato i disegni della misericordia di Dio,
guardo la tua veste di luce
e, come vescovo vestito di bianco,
ricordo tutti coloro che,
vestiti di candore battesimale,
vogliono vivere in Dio
e recitano i misteri di Cristo per ottenere la pace.

Ritornello…

Il Santo Padre:

Salve, vita e dolcezza,
salve, speranza nostra,
O Vergine Pellegrina, o Regina Universale!
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda le gioie dell’essere umano
in cammino verso la Patria Celeste.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
guarda i dolori della famiglia umana
che geme e piange in questa valle di lacrime.
Nel più intimo del tuo essere,
nel tuo Cuore Immacolato,
adornaci col fulgore dei gioielli della tua corona
e rendici pellegrini come Tu fosti pellegrina.
Con il tuo sorriso verginale
rinvigorisci la gioia della Chiesa di Cristo.
Con il tuo sguardo di dolcezza
rafforza la speranza dei figli di Dio.
Con le mani oranti che innalzi al Signore,
unisci tutti in una sola famiglia umana.

Ritornello…

Il Santo Padre:

O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria,
Regina del Rosario di Fatima!
Fa’ che seguiamo l’esempio dei Beati Francesco e Giacinta,
e di quanti si consacrano all’annuncio del Vangelo.
Percorreremo così ogni rotta,
andremo pellegrini lungo tutte le vie,
abbatteremo tutti i muri
e supereremo ogni frontiera,
uscendo verso tutte le periferie,
manifestando la giustizia e la pace di Dio.
Saremo, nella gioia del Vangelo, la Chiesa vestita di bianco,
del candore lavato nel sangue dell’Agnello
versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo.
E così saremo, come Te, immagine della colonna luminosa
che illumina le vie del mondo,
a tutti manifestando che Dio esiste,
che Dio c’è,
che Dio abita in mezzo al suo popolo,
ieri, oggi e per tutta l’eternità.

Ritornello…

Il Santo Padre insieme ai fedeli:

Salve, Madre del Signore,
Vergine Maria, Regina del Rosario di Fatima!
Benedetta fra tutte le donne,
sei l’immagine della Chiesa vestita di luce pasquale,
sei l’onore del nostro popolo,
sei il trionfo sull’assalto del male.

Profezia dell’Amore misericordioso del Padre,
Maestra dell’Annuncio della Buona Novella del Figlio,
Segno del Fuoco ardente dello Spirito Santo,
insegnaci, in questa valle di gioie e dolori,
le eterne verità che il Padre rivela ai piccoli.

Mostraci la forza del tuo manto protettore.
Nel tuo Cuore Immacolato,
sii il rifugio dei peccatori
e la via che conduce fino a Dio.

Unito ai miei fratelli,
nella Fede, nella Speranza e nell’Amore,
a Te mi affido.
Unito ai miei fratelli, mediante Te, a Dio mi consacro,
o Vergine del Rosario di Fatima.

E infine, avvolto nella Luce che ci viene dalle tue mani,
renderò gloria al Signore nei secoli dei secoli.
Amen.

Ritornello…

FATIMA – Il Papa si rivolge ai malati

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Papa ai malati: vivete la vita come un dono prezioso per la Chiesa

Al termine della Messa al Santuario di Fatima, Papa Francesco ha voluto indirizzare un saluto particolare a tutti i malati presenti. “Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa”, ha detto loro. “Contate sulla preghiera che da ogni parte si innalza per voi e con voi. Dio è Padre e non vi dimenticherà mai”.

Di fronte al Santissimo esposto sull’altare per l’Adorazione Eucaristica, alla conclusione della Messa, è ancora l’immagine del chicco di grano che muore per portare frutto, evocata nell’omelia, a fare da sfondo alle parole del Papa ai malati ai quali ripete: quando passiamo attraverso una croce, il Signore vi è già passato prima: “Nella sua Passione, Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a San Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi”.

Di seguito, il testo integrale del saluto del Santo Padre ai malati.

Cari fratelli e sorelle malati,

come ho detto nell’omelia, il Signore sempre ci precede: quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Nella sua Passione, Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a San Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi. Penso all’apostolo Pietro, incatenato nella prigione di Gerusalemme, mentre tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore ha consolato Pietro. Ecco il mistero della Chiesa: la Chiesa chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza.

Cari pellegrini, davanti ai nostri occhi abbiamo Gesù nascosto ma presente nell’Eucaristia, come abbiamo Gesù nascosto ma presente nelle ferite dei nostri fratelli e sorelle malati e sofferenti. Sull’altare, noi adoriamo la Carne di Gesù; in questi fratelli, noi troviamo le piaghe di Gesù. Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. Oggi la Vergine Maria ripete a tutti noi la domanda che fece, cento anni or sono, ai Pastorelli: “Volete offrirvi a Dio?”. La risposta – “Sì, lo vogliamo!” – ci dà la possibilità di capire e imitare la loro vita. L’hanno vissuta, con tutto ciò che essa aveva di gioia e di sofferenza, in un atteggiamento di offerta al Signore.

Cari malati, vivete la vostra vita come un dono e dite alla Madonna, come i Pastorelli, che vi volete offrire a Dio con tutto il cuore. Non ritenetevi soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma sentitevi partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa. La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa.

Gesù passerà vicino a voi nel Santissimo Sacramento per manifestarvi la sua vicinanza e il suo amore. Affidategli i vostri dolori, le vostre sofferenze, la vostra stanchezza. Contate sulla preghiera della Chiesa, che da ogni parte si innalza verso il Cielo per voi e con voi. Dio è Padre e non vi dimenticherà mai.

FATIMA – Santa Messa di Canonizzazione dei Beati Francisco e Jacinta – Omelia

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

“Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli”. Con queste parole Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del suo pellegrinaggio a Fatima. Nel Santuario mariano portoghese il Pontefice ha celebrato il 13 maggio 2017, di fronte a più di mezzo milione di fedeli, il rito di Canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, due dei pastorelli veggenti, testimoni delle visioni mariane iniziate un secolo fa. Sono le 10.27 minuti a Fatima quando il Papa, sull’altare di fronte alla Basilica di Nostra Signora del Rosario, pronuncia in portoghese la formula di Canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto, i due pastorelli a cui apparve la Vergine in questo luogo, in quel ‘benedetto’ giorno di esattamente cento anni fa. Le centinaia di migliaia di pellegrini che riempiono l’enorme spianata del Santuario prorompono in un lungo applauso, in molti piangono di commozione.

Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo.

Ma Ella, presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre, perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il «figlio fu rapito verso Dio» (Ap 12,5). E, secondo le parole di Lucia, i tre privilegiati si trovavano dentro la Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato. Secondo il credere e il sentire di molti pellegrini, se non proprio di tutti, Fatima è soprattutto questo manto di Luce che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.

Carissimi pellegrini, abbiamo una Madre, abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù, perché, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, «quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo» (Rm 5,17). Quando Gesù è salito al cielo, ha portato accanto al Padre celeste l’umanità – la nostra umanità – che aveva assunto nel grembo della Vergine Madre, e mai più la lascerà. Come un’ancora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel Cielo alla destra del Padre (cfr Ef 2,6). Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro.

Forti di questa speranza, ci siamo radunati qui per ringraziare delle innumerevoli benedizioni che il Cielo ha concesso lungo questi cento anni, passati sotto quel manto di Luce che la Madonna, a partire da questo Portogallo ricco di speranza, ha esteso sopra i quattro angoli della Terra. Come esempi, abbiamo davanti agli occhi San Francesco Marto e Santa Giacinta, che la Vergine Maria ha introdotto nel mare immenso della Luce di Dio portandoli ad adorarLo. Da ciò veniva loro la forza per superare le contrarietà e le sofferenze. La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.

Nelle sue Memorie (III, n. 6), Suor Lucia dà la parola a Giacinta appena beneficiata da una visione: «Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?». Grazie, fratelli e sorelle, di avermi accompagnato! Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e i persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati. Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio.

Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno. Nel “chiedere” ed “esigere” da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato (Lettera di Suor Lucia, 28 febbraio 1943), il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24): lo ha detto e lo ha fatto il Signore, che sempre ci precede. Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce.

Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo sentinelle del mattino che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, quello che brilla a Pasqua, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore.

FATIMA – Benedizione delle Candele

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Cari pellegrini di Maria e con Maria!

Grazie per avermi accolto fra voi ed esservi uniti a me in questo pellegrinaggio vissuto nella speranza e nella pace. Fin d’ora desidero assicurare a quanti vi trovate uniti con me, qui o altrove, che vi porto tutti nel cuore. Sento che Gesù vi ha affidati a me (cfr Gv 21,15-17), e abbraccio e affido a Gesù tutti, “specialmente quelli che più ne hanno bisogno” – come la Madonna ci ha insegnato a pregare (Apparizione di luglio 1917). Ella, Madre dolce e premurosa di tutti i bisognosi, ottenga loro la benedizione del Signore! Su ciascuno dei diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente, su ciascuno degli esclusi e abbandonati ai quali viene negato il futuro, su ciascuno degli orfani e vittime di ingiustizia ai quali non è permesso avere un passato, scenda la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).

Questa benedizione si è adempiuta pienamente nella Vergine Maria, poiché nessun’altra creatura ha visto risplendere su di sé il volto di Dio come Lei, che ha dato un volto umano al Figlio dell’eterno Padre; e noi adesso possiamo contemplarlo nei successivi momenti gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi della sua vita, che rivisitiamo nella recita del Rosario. Con Cristo e Maria, noi rimaniamo in Dio. Infatti, «se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale e provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Paolo VI, Discorso durante la visita al Santuario della Madonna di Bonaria, Cagliari, 24 aprile 1970). Così ogni volta che recitiamo il Rosario, in questo luogo benedetto oppure in qualsiasi altro luogo, il Vangelo riprende la sua strada nella vita di ognuno, delle famiglie, dei popoli e del mondo.

Pellegrini con Maria… Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la “via stretta” della croce donandoci l’esempio, o invece una Signora “irraggiungibile” e quindi inimitabile? La “Benedetta per avere creduto” sempre e in ogni circostanza alle parole divine (cfr Lc 1,42.45), o invece una “Santina” alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo? La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?

Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il Vangelo – che sono perdonati dalla sua misericordia! Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso su di Sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò il peccato, ma ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato (cfr 1 Gv 4,18). «Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In Lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. […] Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di Lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 288). Possa ognuno di noi diventare, con Maria, segno e sacramento della misericordia di Dio che perdona sempre, perdona tutto.

Presi per mano della Vergine Madre e sotto il suo sguardo, possiamo cantare con gioia le misericordie del Signore. Possiamo dire: La mia anima canta per Te, Signore! La misericordia, che ha avuto verso tutti i tuoi santi e verso l’intero popolo fedele, è arrivata anche a me. A causa dell’orgoglio del mio cuore, ho vissuto distratto dietro le mie ambizioni e i miei interessi, senza riuscire però a occupare alcun trono, o Signore! L’unica possibilità di esaltazione che ho è questa: che la tua Madre mi prenda in braccio, mi copra con il suo mantello e mi collochi accanto al tuo Cuore. E così sia.

FATIMA – Papa Francesco in videomessaggio: Carissimo popolo portoghese…

Mag 13, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

«Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace»

Carissimo popolo portoghese,

mancano ormai pochi giorni al mio e vostro pellegrinaggio fino ai piedi della Madonna di Fatima: giorni, questi, vissuti in lieta attesa del nostro incontro nella casa della Madre. So che mi volevate anche nelle vostre case e comunità, nei vostri villaggi e città: l’invito mi è arrivato! Inutile dire che mi piacerebbe accoglierlo, ma non posso! Fin d’ora ringrazio la comprensione con cui le diverse Autorità hanno accettato la mia decisione di limitare la visita ai momenti e agli atti abituali in un pellegrinaggio al Santuario di Fatima, che fissa l’appuntamento con tutti ai piedi della Vergine Madre.

Infatti è nella funzione di Pastore universale che vorrei comparire davanti alla Madonna, offrendole l’omaggio dei più bei “fiori” che Gesù ha affidato alle mie cure (cfr Gv 21,15-17), ossia i fratelli e le sorelle di tutto il mondo redenti dal sangue di Lui, senza escludere nessuno. Ecco perché ho bisogno di voi tutti uniti a me; ho bisogno della vostra comunione – fisica o spirituale, l’importante è che venga dal cuore – per comporre il mio omaggio floreale, la mia “rosa d’oro”. E così, formando tutti “un cuore solo e un’anima sola” (cfr At 4,32), vi affiderò alla Madonna, chiedendoLe di sussurrare a ciascuno: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà fino a Dio” (Apparizione di giugno 1917).

Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace”: così recita il motto di questo nostro pellegrinaggio, e in esso si racchiude tutto un programma di conversione. Sono lieto di sapere che, a questo momento benedetto che corona un secolo di momenti benedetti, vi siete preparati con intensa preghiera. Questa allarga il nostro cuore e lo prepara a ricevere i doni di Dio. Vi ringrazio per le preghiere e i sacrifici che quotidianamente offrite per me e di cui ho tanto bisogno, perché sono un peccatore tra peccatori, “un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito” (Is 6,5). La preghiera illumina i miei occhi per sapere vedere gli altri come Dio li vede, per amare gli altri come Egli li ama.

Nel suo nome, verrò in mezzo a voi nella gioia di condividere con tutti il Vangelo della speranza e della pace. Il Signore vi benedica e la Vergine Madre vi protegga!

Papa Francesco in videomessaggio: Caro popolo d’Egitto…

Apr 28, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

In occasione della sua visita al Paese (28-29 aprile), il 25/04/2017 Papa Francesco ha trasmesso un videomessaggio al popolo egiziano. “Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace”.


Riportiamo di seguito il testo del videomessaggio che papa Francesco ha trasmesso al popolo egiziano a pochi giorni dalla sua visita nel Paese (28-29 aprile).


Caro popolo d’Egitto! Al Salamò Alaikum! La pace sia con voi!

Con cuore gioioso e grato verrò tra pochi giorni a visitare la vostra cara Patria: culla di civiltà, dono del Nilo, terra del sole e dell’ospitalità, ove vissero Patriarchi e Profeti e ove Dio, Clemente e Misericordioso, l’Onnipotente e Unico, ha fatto sentire la Sua voce.

Sono davvero felice di venire come amico, come messaggero di pace e come pellegrino nel Paese che diede, più di duemila anni fa, rifugio e ospitalità alla Sacra Famiglia fuggita dalle minacce del re Erode (cfr Mt 2,1-16). Sono onorato di visitare la terra visitata dalla Sacra Famiglia!

Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per avermi invitato a visitare l’Egitto, che voi chiamate “Umm il Dugna”! / Madre dell’universo!

Ringrazio vivamente il Signor Presidente della Repubblica, Sua Santità il Patriarca Tawadros II, il Grande Imam di Al-Azhar e il Patriarca Copto-Cattolico che mi hanno invitato; e ringrazio ciascuno di voi, che mi fate spazio nei vostri cuori. Grazie anche a tutte le persone che hanno lavorato, e stanno lavorando, per rendere possibile questo viaggio.

Desidero che questa visita sia un abbraccio di consolazione e di incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente; un messaggio di amicizia e di stima a tutti gli abitanti dell’Egitto e della Regione; un messaggio di fraternità e di riconciliazione a tutti i figli di Abramo, particolarmente al mondo islamico, in cui l’Egitto occupa un posto di primo piano. Auspico che sia anche un valido contributo al dialogo interreligioso con il mondo islamico e al dialogo ecumenico con la venerata e amata Chiesa Copto Ortodossa.

Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace e di persone libere e liberatrici, di persone coraggiose che sanno imparare dal passato per costruire il futuro senza chiudersi nei pregiudizi; ha bisogno di costruttori di ponti di pace, di dialogo, di fratellanza, di giustizia e di umanità.

Cari fratelli egiziani, giovani e anziani, donne e uomini, musulmani e cristiani, ricchi e poveri, vi abbraccio cordialmente e chiedo a Dio Onnipotente di benedirvi e di proteggere il vostro Paese da ogni male.

Per favore pregate per me! Shukran wa Tahiaì Misr! / Grazie e viva l’Egitto!

Un musulmano scrive al papa : Caro papa Francesco,…

Apr 28, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

L’ammirazione per la carità mostrata dal pontefice verso i rifugiati musulmani siriani, per il suo spingere all’amore e nel denunciare l’odio. “I nostri ulema non sono così” e non denunciano l’odio di Daesh e non fanno nulla per i cristiani. La richiesta perché nel viaggio in Egitto, spinga il presidente al Sisi e Al Azhar alla riforma dell’islam. Senza di questo Al Azhar rischia di essere l’accademia del fondamentalismo mondiale. 


ASIA NEWS – 28/04/2017 –
Parigi – Un grazie per il coraggio ad andare in Egitto, nonostante gli attentati terroristi e per l’impegno di pace che il pontefice svolge nel mondo. Sono i primi sentimenti espressi nella lettera che presentiamo, scritta a papa Francesco alla vigilia del suo viaggio in Egitto. L’autore è Kamel Abderrahmani, giovane musulmano algerino, noto ai lettori di Asia News. La lettera esprime “ammirazione” per il gesto del Papa ad accogliere rifugiati siriani musulmani e si domanda come mai gli imam islamici non compiono alcun gesto verso i cristiani. Il giovane esprime anche una richiesta a spingere Al Azhar e le istituzioni musulmane a modernizzarsi: anzitutto condannando la violenza e riformando l’insegnamento sunnita, che porta alla violenza ; poi a condividere la vita con cristiani e membri delle altre religioni per rendere possibile una coesistenza mondiale nella pace.


Caro Papa Francesco,

prima di iniziare questa lettera, mi presento. Mi chiamo Kamel Abderrahmani, e sono un giovane musulmano algerino, studente in una università francese da circa due anni e mi interesso enormemente alle questioni di bruciante attualità che scuotono la vita degli uomini. Io cerco con i miei modesti contributi che pubblico sul sito di AsiaNews.it, di contribuire alla pace e all’avvicinamento religioso fra cristiani e musulmani, in occidente come in oriente.

Nonostante le difficoltà incontrate, la mancanza di mezzi e la mia penosa situazione personale e finanziaria, non smetto di credere in un mondo migliore, dove noi non possiamo che vivere in armonia, in pace e in piena fraternità.

All’inizio di questo mese, sono stato invitato a Roma dal mio amico, il p. Bernardo Cervellera, ed è grazie a lui che ho appreso della Sua intenzione di effettuare una visita in Egitto, alla fine del mese di aprile, non solo per incontrare i fedeli cristiani copti, ma anche gli alti responsabili musulmani dell’istituzione di Al Azhar.

E’ una bella notizia, viste le inquietanti condizioni in cui vivono oggi i copti, questi copti che continuano a resistere non solo agli attentati commessi dai pazzi di Allah, ma anche alla negazione dei loro diritti (come l’interdizione a costruire chiese) di cui sono oggetto da parte del governo egiziano. Vi è anche il problema della coesistenza messa a dura prova dall’attivismo islamista.

Tutti sanno che i copti e i musulmani hanno sempre coabitato insieme: una coabitazione pacifica durata per secoli, prima dell’avvento dell’islamismo devastatore che ha finito per essere una seria minaccia a tale vivere insieme. Questa situazione non è che un esempio di quanto vivono tutti i cristiani d’oriente. Tutti abbiamo visto le esecuzioni degli Yazidi in Siria e in Iraq, torturati, spinti all’esilio, almeno quelli che hanno potuto.

E’ un crimine, un disastro commesso davanti agli occhi del mondo, una cosa che Lei ha denunciato e condannato con fermezza, al contrario dei miei correligionari che non hanno fatto nulla. Non hanno levato nemmeno un dito per denunciare questo crimine contro l’umanità e contro Dio. E cosa più grave, anche Al Azhar, l’istituzione ufficiale che rappresenta l’islam, non ha osato prendere posizione in modo chiaro. Eppure questa istituzione si trova in una buona posizione per denunciare Daesh o anche scomunicarla; ma invece di ciò essa continua a considerare questi barbari come musulmani! Ma la barbarie può avere una religione? Si può convivere con il terrorismo? Io sono musulmano, ma questa istituzione, ai miei occhi e a quelli di milioni di musulmani, ha perduto ogni credibilità.

Ciò di cui io sono certo, caro Papa, è che l’odio non è innato; esso è inculcato e insegnato dai nostri teologi ed è qui tutto il problema. La maggioranza delle istituzioni musulmane, in effetti, continuano a considerare i cristiani e gli ebrei come dei miscredenti e ciò appare come un dare carta bianca ai “soldati di Allah” per infierire sui cristiani e tutti coloro che non la pensano come loro. Estrapolando, sono rimasto inebetito da una preghiera che l’anno scorso è stata fatta alla Mecca durante il ramadan, in cui l’imam ha pregato per Daesh e contro i “miscredenti” ebrei e cristiani. Tutto ciò è allucinante!

Mentre Lei accoglie famiglie musulmane siriane in Vaticano, caro Papa, lo Stato islamico le stermina in nome dell’islam senza che alcuna istituzione ufficiale abbia mai formulato una qualunque condanna. Ho notato che ogni volta che Lei interviene per spegnere il fuoco in Medio oriente, i nostri “ulema [dottori coranici]” intervengono per buttare benzina sul fuoco. Viviamo in un’anarchia teologica che non confessa il suo nome e che si traduce nel rigetto sistematico di coloro che pensano in modo differente. L’islam, caro Papa, ha bisogno di essere ripulito dalla giurisprudenza; esso è talmente malato e diviso che oggi noi abbiamo bisogno di una istituzione come la vostra. Sì, un’istituzione che lo attualizzi, modernizzi e lo strappi dalle mani degli ignoranti e dei barbari.

Rivolgendomi a Lei, caro Papa Francesco, non è per lamentarmi o criticare in modo gratuito le istituzioni musulmane. Lo faccio per trasmetterle la mia scontentezza e la mia collera di fronte a coloro che rappresentano l’islam ufficiale e che di destreggiano con discorsi doppi. Io credo in Lei, pur rimanendo musulmano, ma io non credo in loro! Io sono amante della pace e sogno un mondo in cui le religioni non siano che dei sentieri verso la coesistenza pacifica e la saggezza universale, al contrario dei nostri ulema.

Mi ricordo che una volta Lei ha detto: “La vita si ottiene e si matura nella misura in cui essa è devoluta per donare la vita agli altri. Questa è la missione”. In effetti, Lei ha fatto di questa missione il cuore del Suo impegno, senza timore di nessuno. La prova è che gli attentati che sono avvenuti di recente in Egitto non le hanno fatto paura e Lei ha mantenuto fede al suo viaggio che sarà senza dubbio un messaggio d’amore e di pace fra tutti gli elementi della società egiziana e del Medio oriente, cuore delle religioni monoteiste.

In questo breve viaggio che voi state effettuando con la benedizione del Signore, il musulmano che io sono augura che esso sia portatore di pace e di tolleranza, e soprattutto portatore di un messaggio chiaro al presidente al Sisi, che deve fare di tutto per la libertà di culto, di espressione e per l’autorizzazione alla costruzione di nuovi luoghi di culto cristiani.

Per quanto concerne Al Azhar, spero che Lei potrà convincerli sulla necessità di riformare la giurisprudenza islamica, i programmi insegnati agli allievi di questa istituzione e soprattutto a modernizzare e attualizzare il discorso religioso, dato che quello proclamato oggi non fa che preparare il terreno al terrorismo islamista. In altri termini, Al Azhar deve cessare di essere l’accademia del fondamentalismo nel mondo. Ciò implica una pressione molto forte su al-Sisi e su Al Azhar.

Caro Papa Francesco, da musulmano ammiro il Suo coraggio e la Sua bravura. E d’altra parte, come potrei essere indifferente quando la domenica di Pasqua, davanti a più di 60mila fedeli in piazza san Pietro, nell’occasione della benedizione Urbi et Orbi, Lei ha chiesto l’aiuto di Dio per far finire i conflitti e le guerre nel mondo; per far finire il traffico di armi e le sofferenze sopportate dai più deboli. “Che Egli doni pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra Santa, come pure in Iraq e nello Yemen”, senza dimenticare la denuncia, una volta di più, del dramma della Siria, dove la popolazione civile è “vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte”. Ancora una volta Lei si distacca dai nostri “ulema” per denunciare il vile attentato contro i rifugiati in fuga, che ha avuto luogo il giorno prima nella regione di Aleppo, in Siria, con il pesante bilancio di 110 morti.

Il 14 di questo mese, al Colosseo, Lei ha mostrato uno spirito molto critico verso tutti i crimini che si commettono un po’ ovunque nel mondo. “Vergogna per tutte le immagini di devastazioni, di distruzioni e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita; Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato di donne, di bambini, di immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te”, ha detto in occasione del Venerdì Santo.

Ammiro le Sue prese di posizione, esse sono giuste, umane, sagge. Esse ispirano l’amore verso le persone, verso i cristiani del mondo intero e verso la nobile istituzione che Lei rappresenta, il Vaticano.

Caro Papa Francesco, mi rivolgo a Lei in un linguaggio semplice e con un cuore sincero, pieno di fede e di speranza in Lei e nel Suo desiderio di propagare la pace in questo mondo. Il suo carisma, la sua saggezza, la sua alta spiritualità e sincerità mi fanno sperare in un mondo migliore, un mondo fraterno.

La saluto, e che Dio la benedica, l’accompagni e l’aiuti in tutto ciò che Lei intraprende per il bene dell’umanità!

Kamel Abderrahmani

Parigi 20 aprile 2017

Le odierne piaghe d’Egitto

Apr 28, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

Il Paese che papa Francesco va ad incontrare è afflitto da un’economia fallita, da sovrappopolazione, corruzione, inquinamento, terrorismo e fatalismo. Ma è sede di un tesoro molto più grande della sua plurimillenaria storia: il cuore gioioso del suo popolo.
Nel Libro dell’Esodo, nel Vecchio Testamento, Dio infligge all’Egitto dieci castighi per punire il Faraone che ha impedito agli ebrei di lasciare il Paese e per convincerlo a lasciarli partire. Tra le calamità che Yahweh ha inflitto agli egiziani, notiamo le più estreme: l’acqua del Nilo trasformata in un fiume di sangue; sciami di locuste abbattutesi su tutta la terra; il Paese caduto nelle tenebre e, alla fine, la più terribile, la morte dei primogeniti d’Egitto. Questi duri castighi nel loro rigore colpiscono la nostra sensibilità. Ora, l’Egitto affronta dei flagelli altrettanto devastanti che lasciano il visitatore in preda a tristezza mista a impotenza.
Perché il popolo egiziano è afflitto da simili piaghe? Potrà mai guarirne e recuperare la sua buona salute?

La demografia: senza dubbio una delle maggiori fonti di povertà e instabilità del Paese. La popolazione sfiora i cento milioni e ha un tasso di crescita di più del 2.5%. Il Cairo, quella megalopoli la cui popolazione è stimata intorno ai 20 e i 23 milioni, attira ogni anno centinaia di migliaia di nuovi arrivi dalle regioni rurali. Alessandria, seconda città per importanza, si sbriciola sotto il peso di una popolazione di quasi sette milioni, triplicata in 50 anni. L’Egitto si frantuma dappertutto, le infrastrutture non sono sufficienti per le necessità. Le famiglie numerose sono ancora considerate benedette e la loro prosperità si misura per il numero di bambini. Fattori religiosi e culturali difficili da cambiare.

Il fallimento dell’economia: l’Egitto dipende in gran parte dall’aiuto dei Paesi stranieri, in particolare degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita, del Qatar e di alcuni Paesi del Golfo, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e di altre organizzazioni internazionali. Le tre fonti importanti di guadagno sono il turismo (11% del Pil), il petrolio, il gas naturale e il Canale di Suez. Ora, la caduta considerevole del prezzo del petrolio, la riduzione del turismo a seguito degli attacchi terroristici jihadisti e il rallentamento degli scambi commerciali tra l’Europa e l’Estremo oriente hanno portato una riduzione delle entrate e influito in maniera negativa sull’economia del Paese. Le ripercussioni sono gravi in particolare sul sistema sanitario e dell’istruzione, e le finanze sono insufficienti per rispondere ai bisogni. Le scuole e gli ospedali pubblici sono carenti. Come insegnare a degli allievi che sono accorpati a più di 80 per classe? O ancora come retribuire in maniera adeguata medici e altri professionisti sanitari con delle risorse finanziarie limitate, quando questi possono ottenere stipendi più generosi nei Paesi del Golfo? A seguire di un’importante svalutazione della lira egiziana, un’inflazione galoppante del 40% e un tasso di disoccupazione ufficiale che si aggira intorno al 12,5% (senza dubbio ben più elevato fra i giovani), le prospettive economiche non sono incoraggianti. La crisi che attraversa il Paese da più di quattro anni, rischia di perdurare e costituire la piaga più importante dell’Egitto d’oggi.

Lo scarto tra ricchi e poveri: esiste una classe abbastanza ristretta che si è arricchita in modo considerevole da una ventina di anni in Egitto. È questa ad avere i mezzi per acquistare le proprietà costruite nelle comunità chiuse al Cairo, sulla riva del Mar Rosso o lungo la costa mediterranea. Al contrario, la grande maggioranza dei giovani vivono ancora con i loro genitori, non possono permettersi di comprare un appartamento e di sposarsi. Questo scarto fra ricchi e poveri va aggravandosi e un’ondata di disperazione è facile da percepire fra i giovani, che siano diplomati o meno. Se conosci qualcuno che ti possa aprire una porta per accedere a un lavoro, il tuo avvenire è assicurato. Altrimenti, finisci per unirti alla massa di disoccupati che si aggirano per le vie delle grandi città.

La corruzione: è obbligatorio corrompere qualcuno per ottenere quel che si vuole in Egitto. Tutto ha un prezzo e dovete passare la bustarella a chi ve lo fa ottenere. Un poliziotto vi sposta da uno spazio in divieto di sosta? Una decina di lire e chiuderà gli occhi. Volete ottenere un contratto per costruire una strada, una fabbrica, un canale di irrigazione? Niente di più semplice. Qualche milione e si ha il contratto in mano. In seguito, si trova l’appaltatore che farà il lavoro a metà del prezzo. Ci sono anche buone possibilità che il sub-appaltatore abbia a sua volta un sub-sub-appaltatore che intraprenderà il progetto per un quarto della somma iniziale. E così di seguito. Non stupisce che da anni, gli imprenditori formano un’oligarchia che corrompe il potere e vice-versa. Un’alleanza incestuosa che non inganna nessuno. Questa corruzione ha portato alla rivoluzione del 2010 e alla caduta di Mubarak. L’arrivo del maresciallo Al-Sisi nel 2013 non ha eradicato questa cancrena che erode il Paese.

L’erosione dei valori e del rispetto: uno dei risultati della corruzione è l’emergere di una disaffezione generale al potere e alle altre istituzioni che costituiscono le fondamenta sociali. Oggi, è chiaro che un sentimento egocentrico disilluso sta prendendo il sopravvento, ciascuno difende con ferocia quello che possiede, a discapito di quello che univa gli individui nel passato. Le rivoluzioni successive del 2010 e del 2013 non hanno risposto alle aspettative del popolo e in qualche modo hanno rafforzato quest’attitudine scoraggiata di non avere il potere di cambiare niente. Questo fa sì che venga meno il rispetto per quelli che fino a quel momento erano i valori del Paese: solidarietà sociale, orgoglio di appartenenza, famiglia e lavoro.

Il terrorismo e il fondamentalismo: questa crepa sociale ha permesso l’insediamento di ideologie che nutrono le tensioni interne. Movimenti di rivendicazione religiosa come i Fratelli musulmani e i salafiti occupano al giorno d’oggi un posto importante nella vita del Paese. Queste ideologie seminano discordia nelle comunità religiose e fomentano il terrorismo. In molti casi, sono finanziate dai Paesi arabi che invidiano all’Egitto la sua posizione strategica e la sua influenza in quella parte del globo: vogliono a tutti i costi ridurne la portata. Essi sono aiutati dai Paesi occidentali che hanno sempre sostenuto la necessità di Dividere per governare. Serie di attentati hanno ridotto il turismo a zero e i media occidentali hanno trasmesso quest’informazione a ripetizione, rovinando sul piano economico il Paese. Il turista per sua natura è una creatura prudente che evita i rischi, preferisce scegliere destinazioni in apparenza più sicure. Tuttavia Il Cairo non è più pericoloso di Parigi, Londra, Madrid, Stoccolma, Bruxelles o Orlando in Florida. Un viaggio in Egitto nell’aprile del 2017, ci permette di affermare che il Paese è sicuro; ha una lunga tradizione di tolleranza e pacifismo. È tempo di bloccare l’ingresso sul territorio di stranieri che predicano l’odio con il pretesto della religione, dei principi geopolitici o dell’aiuto internazionale.

L’inquinamento e il deserto: l’Egitto si batte contro due forze che lo assalgono di fronte. L’attività umana, l’industria e il traffico nelle città più grandi sono la causa di gravi problemi di inquinamento che minacciano la salute e il futuro del Paese stesso. Inoltre, lo scarico dei rifiuti nel Nilo aggrava la precaria situazione dell’acqua potabile. Malgrado tutti gli sforzi di decongestionare la capitale e i grandi centri urbani nel costruire delle città satellite, le soluzioni sembrano arrivare troppo tardi con pochi impatti positivi. In più, dimentichiamo molto spesso che l’Egitto è un Paese desertico e, malgrado tutti i mezzi per colonizzare il deserto, la lotta è iniqua e la natura riprende rapida il suo corso. Al Cairo, un lavoro quotidiano è compiuto per pulire la città e rimuovere la sabbia deposta dai venti. Un autentico lavoro di Sisifo, da ricominciare in eterno.

Il fatalismo: se c’è una caratteristica culturale dominante nell’egiziano, essa è l’accettazione del proprio destino in silenzio. Egli riconosce una mano divina che dirige il suo destino in tutte le cose. Egli si sottomette per sua volontà con abnegazione e insieme riconoscenza. Perché la sua fede è la sua guida suprema. Punto di rivolta o dubbio sulla sua sorte: tutto arriva per volontà divina. Quindi non solo è inutile opporsi, ma, al contrario, è necessario rassegnarsi con riconoscenza. Questo atteggiamento comporta due conseguenze, una lama a doppio taglio. Da una parte, visto che è sottomesso al suo destino, l’egiziano rimane di buon umore anche se immerso nella peggiore delle calamità. Egli si fa carico della sua situazione, convinto di non poter far niente per cambiarla e che Dio non lo lascerà cadere. Per lui, il momento presente è un dono del cielo. Dall’altra parte, l’egiziano non farà mai grandi sforzi per tentare di modellare e padroneggiare il proprio destino. Egli si sottomette e lo accetta in anticipo. Egli si rimette ad istanze superiori che, se non sono divine, hanno assunto poteri temporali. Con tutte le derive e gli abusi che questi ultimi possono commettere. Per sfortuna, la storia dell’Egitto è piena di questi leader che hanno abusato di questa inclinazione fatalista del buon popolo.

Questa lista delle piaghe che affliggono l’Egitto è senza dubbio lontana dall’essere esaustiva. Essa è il risultato di quanto si può osservare in modo sommario quando si visita questo meraviglioso Paese e si è interessati un minimo alla sua situazione.
Molto più che la sua storia e il suo passato glorioso, molto più che i monumenti che sconfiggono l’immaginazione e il tempo, molto più che il suo ruolo determinante nell’evoluzione della civiltà umana, la reale ricchezza dell’Egitto sono gli egiziani. Il loro carattere è alle fondamenta generoso, buono e tollerante. Ma oggi, l’egiziano è malato e il suo corpo è coperto da piaghe. Egli spera che esse guariscano, un giorno, per poter infine pianificare un avvenire fatto di giustizia, di sicurezza e prosperità.
Guy Djandj *Nativo egiziano, emigrato in America del nord, viaggia di frequente fra il Canada e l’Egitto.
(dal sito ASIANEWS – giornale on-line del P.I.M.E. Pontificio Istituto Missioni Estere) 28/04/2017

Intervista a Padre Samir in occasione del viaggio di Papa Francesco in Egitto (28-29/04/2017)

Apr 28, 2017   //   by mauro   //   Riflessioni  //  No Comments

“Il viaggio apostolico avrà anche un importante aspetto ecumenico… e sarà certo di sostegno e incoraggiamento per i cristiani egiziani, che soffrono per la violenza dei gruppi islamici fondamentalisti”

Pubblichiamo l’INTERVISTA AL GESUITA SAMIR KHALIL SAMIR di GIUSEPPE RUSCONI apparsa il 27 aprile 2017 su www.rossoporpora.org
(trascrizione integrale espressamente autorizzata dal Dott. Giuseppe Rusconi, che ringraziamo per la gentile concessione)


Ad ampio colloquio con il noto gesuita islamologo egiziano sull’imminente viaggio apostolico di papa Francesco in Egitto. Chi e quanti sono i copti? Copti ortodossi e cattolici. La progressiva islamizzazione dell’Egitto, anche grazie ai soldi dell’Arabia Saudita. Nasser e il capo dei Fratelli Musulmani. Al-Azhar, il Corano della Mecca e quello di Medina. Le Crociate, atto di reazione. Fondamentalisti? Musulmani veraci. Le attese per quanto dirà il Papa.
In un palazzo all’angolo di piazza Santa Maria Maggiore – là dove inizia via Carlo Alberto che porta verso piazza Vittorio – trova ospitalità un’istituzione particolare, fondata cent’anni fa da Benedetto XV: è il Pontificio Istituto Orientale, “sede propria di studi superiori nell’Urbe riguardanti le questioni orientali”. Affidato da Pio XI nel 1922 ai Gesuiti, resta in tali mani anche nel nostro 2017. E’ dunque lì che troviamo un gesuita assai conosciuto, un islamologo di (buona) fama internazionale cui vogliamo chiedere lumi sull’importante viaggio apostolico che papa Francesco farà in Egitto domani e dopodomani: è padre Samir Khalil Samir. Nato il 19 gennaio del 1938 al Cairo, gesuita dal 1955, è da 43 anni docente al Pontificio Istituto Orientale e da 31 anche presso l’Université Saint- Joseph di Beirut, dove ha fondato e dirige il Centre de Documentation et de Recherches Arabes Chrétiennes (CEDRAC). Settantanove anni ben portati, barbetta bianca, occhi vispi e indagatori, padre Samir – che tra l’altro è stato collaboratore di primo piano del segretario speciale nel Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente (10-24 ottobre 2010), molto apprezzato da Benedetto XVI – ci riceve in una stanzetta al primo piano. E la chiacchierata sarà lunga. Ne riferiamo qui sotto, ricordando che papa Francesco incontrerà nella prima giornata il presidente egiziano al-Sisi (con discorso di ambedue), il grande imam dell’Università di Al-Azhar (con discorso di ambedue), il papa copto Tawadros II (con discorso di ambedue) e sarà salutato la sera da 300 giovani; nella seconda giornata sono invece previste la messa nello stadio dell’aeronautica militare (25mila posti), il pranzo con i vescovi egiziani e l’incontro con clero e seminaristi di tutto l’Egitto (discorso del Papa). Poi il ritorno a Roma.


I COPTI: CHI E QUANTI SONO?
Padre Samir, incominciamo dalle definizioni. Chi sono i cristiani copti?
Il termine ‘copti’ viene dall’arabo (pronuncia dell’Alto Egitto) ‘gipti’, che rimanda evidentemente a ‘Aegyptoi’, gli egiziani. Quando nel 639 l’Egitto è stato invaso dai musulmani della Penisola arabica, essi hanno chiesto agli abitanti: “Chi siete?” E loro: “Egipti”. E’ poi caduta la ‘e’ e il termine per gli occidentali è diventato ‘copti’.
Quanto ha appena detto porta a concludere che gli egiziani erano cristiani…
Sì, erano tutti cristiani. La parola ‘copti’ è rimasta, anche se in Occidente oggi la gente non pensa più al rapporto tra ‘copti’ e ‘egizi’. La storia dimostra dunque che i copti sono infinitamente più egiziani di chiunque altro e, da questo punto di vista, i musulmani sono degli ‘intrusi’ in Egitto, venuti dopo. Anche i musulmani lo sanno e lo riconoscono. Addirittura c’è un piccolo movimento intellettuale di musulmani – ne ho conosciuti un paio – che si definiscono musulmani gipti per indicare che i copti fanno parte della loro storia. La lingua copta è del resto un’evoluzione dell’egizio faraonico.
Quanti sono oggi i copti in Egitto?
Si stima – non abbiamo dati precisi – che i copti corrispondano a circa il 10% della popolazione; oggi sarebbero dunque poco più di 9 milioni.

COPTI ORTODOSSI E COPTI CATTOLICI
I copti sono cristiani: quanti gli ortodossi, quanti i cattolici?
Quando si dice ‘copti’, si pensa ai copti ortodossi, che sono in grande maggioranza. Nel XVIII secolo incominciarono ad esserci anche copti cattolici, oggi circa 200mila, diventati tali prima sotto l’influsso dei francescani, missionari nell’Alto Egitto, poi dei gesuiti e altri ordini.
Che differenze ci sono oggi tra copti cattolici e ortodossi?
Quasi nessuna. La liturgia è letteralmente identica, esclusa la menzione del Papa, nella parte della Messa in cui ciò è previsto. Addirittura fino a 30 anni fa circa, quando la Congregazione per le Chiese orientali ha pubblicato un messale liturgico copto-cattolico, abbiamo sempre utilizzato i libri copto-ortodossi stampati al Cairo.
Teologicamente non esiste la minima differenza: quando si dice che i copti ortodossi sono monofisiti, è più una questione di terminologia che di dogma. La differenza sta solo nella funzione del papa di Roma, riconosciuto come primus inter pares, ma non come primate di tutti i cristiani.
Ci sono matrimoni misti cattolico-ortodossi?
Sì, è qualcosa di usuale. Non dà problemi. L’uso in tutto l’Oriente è che ci si sposa nel rito del marito. Certo per i copti ortodossi c’è qualche influsso orientale maggiore rispetto ai copti cattolici, più sensibili agli influssi latini: ad esempio i copti ortodossi praticano in genere più rigorosamente il digiuno; i copti cattolici festeggiano alcuni santi occidentali più recenti.

1860: E VENNERO DA LIBANO E SIRIA…
Altri cristiani in Egitto, oltre ai copti?
Fino agli Anni Sessanta del XX secolo, in Egitto era assai forte l’influenza dei cattolici caldei, armeni, siro-cattolici, e soprattutto maroniti e melchiti. Oggi no.
Quando sono arrivati in Egitto?
Nel XIX secolo, soprattutto dagli attuali Libano e Siria – allora un solo Paese, chiamato Siria – dopo l’attacco dei drusi nel contesto della guerra del 1860 tra drusi e maroniti della Montagna libanese. Gli esuli più ricchi e colti sono venuti al Cairo e ad Alessandria: era l’epoca del califfo Isma’il Pascià detto “il Magnifico’, che aveva studiato in Francia e favoriva l’apertura dell’Egitto all’Occidente, all’Europa.
Per noi è stato come un Rinascimento. Ad esempio due esuli da Libano e Siria, i fratelli greco-cattolici Bishara e Salim Taqla hanno fondato nel 1875 un grande quotidiano, esistente ancora oggi: il famoso Al-Ahram, “Le piramidi”. L’industrializzazione del cotone è stata promossa dalla famiglia siriana Boulad e via dicendo.
Si può immaginare che essi contassero anche in campo politico…
E’ una conseguenza logica: gli esuli avevano acquisito anche un influsso rilevante in ambito politico e collaboravano tra l’altro strettamente con i re Fouad e Faruk. Le scuole in Egitto erano in gran parte cattoliche, grazie tra l’altro alla venuta dalla Francia dei Fratelli delle Scuole Cristiane e, più tardi, dei Gesuiti; per le ragazze c’erano le Scuole delle Dame del Sacro Cuore, quelle della Madre di dio e quelle di Nostra Signora degli Apostoli. La cultura francese era dominante nell’ambito culturale egiziano, mentre la politica era sotto l’influsso inglese.

NASSER E IL CAPO DEI FRATELLI MUSULMANI
Venne poi la rivoluzione del 1952, promossa col favore popolare in nome della lotta alla corruzione e di impronta anti-britannica, da un gruppo di ‘Liberi ufficiali’ guidati da Nasser e Naguib, cui seguì l’abolizione della monarchia e nel 1954 il ‘golpe’ di Nasser, che fece mettere Naguib agli arresti domiciliari…
In questi sessant’anni e più l’Egitto è molto cambiato. Nasser non era islamista, un po’ lo era il suo successore Sadat, che ha introdotto l’articolo 2 della Costituzione sulla sharia islamica come fondamento del diritto vigente in Egitto, oltre ad aver incoraggiato i Fratelli Musulmani. Poi l’influsso saudita si è accresciuto con i successori di Sadat. Già negli ultimi decenni del secolo scorso, colpivano gli osservatori le modifiche nell’abbigliamento: grande tunica per gli uomini e velo per le donne. A quest’ultimo proposito è noto che le organizzazioni musulmane danno volentieri una certa somma alle famiglie perché le ragazze si vestano all’islamica.
Le racconto, sempre in materia di velo, un episodio di cui è stato protagonista Nasser, durante un incontro con il capo dei Fratelli musulmani, potente organizzazione fondata al Caito nel 1928. Nasser, capo di una rivoluzione popolare, era interessato a buoni rapporti con i Fratelli musulmani, che pure avevano una forte base popolare. Nel corso del colloquio, l’interlocutore chiese a Nasser di imporre l’obbligo del velo. Allora Nasser si scosse e gli disse: “Ma come, tu non sei riuscito a imporre il velo a tua figlia universitaria e pretendi che io lo imponga a dieci milioni di donne egiziane?” E il colloquio finì.

I SOLDI DELL’ARABIA SAUDITA
Si può presumere che, nonostante la deposizione del presidente Morsi (legato ai ‘Fratelli musulmani’) e la presa di potere dei militari con Al-Sisi, oggi l’influsso dell’Islam sia ancora aumentato in Egitto…
Sì, perché l’Arabia Saudita inonda sempre l’Egitto di soldi destinati al sostegno della causa islamista-wahabita. Pensi che oltre centomila contadini sono emigrati in Arabia Saudita, dove svolgono altri lavori, per mantenere la famiglia. Quando tornano, impongono le usanze saudite, sottoposti come sono stati al lavaggio del cervello. E’ evidente poi la pressione dell’Arabia Saudita sul Governo, che si traduce con un continuo rafforzarsi della presenza islamica nei mezzi di comunicazione e nella scuola: annunciatrici con il velo, un fiume di trasmissioni religiose e di film sulla vita di Maometto durante il mese del Ramadan, l’islamizzazione ogni anno di più dei libri di testo, degli esempi grammaticali tratti dal Corano, dello studio a memoria (di pagine del Corano), perfino nelle scienze matematiche. L’Islam progredisce a piccoli passi, ma a tutti i livelli. Molto anche attraverso le prediche degli imam con i megafoni, di cui Nasser aveva vietato l’uso.

AL-SISI, MUSULMANO PRATICANTE CHE VORREBBE DISTINGUERE DI PIU’ TRA FEDE E POLITICA
L’attuale presidente al-Sisi non si presenta come un musulmano fondamentalista…
Posto lì dopo il golpe dell’esercito, Al-Sisi appare come un musulmano praticante, ma che non intende mescolare la sua fede con la politica. Penso che voglia cambiare le cose, ma non può farlo in breve tempo, considerate le forti resistenze delle organizzazioni islamiche e anche dell’università di Al-Azhar. A quest’ultima nel dicembre 2014 aveva chiesto una rivoluzione culturale nell’interpretazione odierna del Corano e in materia di atteggiamento verso le donne.
Su al-Azhar torneremo dopo. Intanto, padre Samir, ci dica quanto pesa all’interno dell’islamizzazione dell’Egitto, l’islam che si definisce comunemente fondamentalista…
Pesa molto, è forte, perché si fa parte del popolo: per il Ramadan ad esempio le organizzazioni islamiste organizzano cene con la distribuzione di minestra per tutti. Oppure si aiutano finanziariamente le famiglie in difficoltà. Gli islamisti citano il Corano ad ogni frase. E’ evidente allora che la gente ritiene che quelli siano “ i veri musulmani”. Si presentano al popolo, non agli intellettuali: per il Ramadan organizzano cene con distribuzione di minestra, cose simboliche e concrete.

QUANTO SONO MUSULMANI GLI ISLAMISTI?
Ma quanto sono musulmani i musulmani fondamentalisti?
Sono di certo musulmani, considerati dalla gente anzi come i ‘più musulmani’, perché applicano alla lettera le norme della tradizione islamica. Per esempio il venerdì, all’ora della preghiera, è impossibile camminare per le vie del Cairo: tutti i marciapiedi sono occupati da musulmani in preghiera, come a viale Jenner a Milano. O davanti alle case. Mi ricordo di essere passato in mezzo a loro, dicendo: “Il marciapiede è fatto per tutti”.

AL-AZHAR, IL CORANO E LA SUNNA
Torniamo ad Al-Azhar…
Non è prima di tutto un’università in senso occidentale, perché il suo compito è quello di formare gli imam. E’ insomma una grande facoltà di teologia islamica. L’aspetto più problematico e più grave è che negli anni i contenuti dell’insegnamento non sono cambiati: i libri sono sempre quelli del XIV secolo. I libri di base restano i manuali di sette secoli fa e il Corano è di 14 secoli fa. Tutto quello che fa l’Isis si trova nel Corano o nella Sunna, cioè la raccolta dei fatti e dei detti della vita di Maometto.

CORANO E VANGELO
C’è chi replica: Ma se il Corano risale a 14 secoli fa, per il Vangelo si deve risalire di venti…
La differenza fondamentale è nei contenuti dei due testi. Nel Vangelo non c’è un passo in cui si dica: “Dovete uccidere qualcuno”. Anzi, se uno ti dà uno schiaffo, devi porgere l’altra guancia. Il Corano è invece pieno di violenza. Inoltre nessun cristiano penserà ad applicare letteralmente ogni gesto di Cristo, ma cercherà di ripensarlo per oggi; mentre questi musulmani vogliono riprodurre materialmente tutte le parole e i fatti del loro fondatore.

CORANO DELLA MECCA E CORANO DI MEDINA
C’è anche una prima parte del Corano piuttosto pacifica…
Sì, è la parte che riguarda la permanenza di Maometto alla Mecca, quando voleva farsi accettare: in quella parte i suoi discorsi sono morbidi, accattivanti per tutti. Nei primi due anni di Medina, Maometto intrattiene buoni rapporti con tre tribù ebraiche di lingua araba; impara, assimila e traspone…ad esempio il digiuno del Ramadan in origine era di un solo giorno, quello del Yom Kippur ebraico; l’orientamento della preghiera era Gerusalemme, non la Mecca, ecc… Poi Maometto, che aveva adottato anche elementi del Vecchio Testamento, propone agli ebrei di riconoscerlo come profeta. Al loro cortese rifiuto, scatta la vendetta.
Ed è da quel momento che la violenza entra nel Corano…
Infatti, prendendo a pretesto una presunta fuga di informazioni ebraica su di lui a beneficio dei nemici della Mecca, Maometto massacra, nel febbraio 627, la più importante delle tribù ebraiche, i Banu Qurayzh: da seicento a ottocento sgozzati, secondo gli storici musulmani. E poi le guerre si susseguiranno.
Insomma, quando si cita il Corano a proposito di non violenza in materia di fede, ci si riferisce solo alla prima parte, quella della Mecca. Quando si afferma che l’islam è una religione di pace, ci si riferisce solo alla prima parte. Ma per dare un’informazione oggettiva si deve conoscere tutta la storia di Maometto; e ciò non sempre si riscontra in chi si avventura in giudici assoluti e irenici sull’islam.
Nel Corano ci sono violenza e non-violenza, come ho mostrato in un libretto che porta questo titolo. Così come nell’islam globalmente inteso. Vuoi perseguire l’una? Prendi un versetto à la carte’. Vuoi perseguire l’altra? Prendi anche tu il tuo versetto à la carte. Nessuno sarà deluso.

PAPA FRANCESCO? MI HA RICEVUTO PER MEZZ’ORA
Padre Samir, ha incontrato papa Francesco per parlare dell’argomento?
Sì, lunedì 4 giugno 2016. Per mezz’ora. Il Papa era seduto a Santa Marta nel suo piccolo appartamento. Mi ha detto subito che voleva assolutamente ‘ricucire’ lo strappo con Al-Azhar, che aveva sospeso ogni contatto con il Vaticano negli ultimi anni di Benedetto XVI, autore della famosa Lectio magistralis “Fede, ragione e università – Ricordi e riflessioni”, tenuta il 12 settembre 2006 a Ratisbona. La ‘Lectio’ suscitò, da gente che non ne aveva neppure letto il testo, una montagna di proteste e decine di atti di violenza. Perciò, dopo l’attentato alla bomba in una chiesa copta di Alessandria (notte del primo gennaio 2011, 21 morti e 79 feriti), papa Benedetto XVI ha chiesto al governo egiziano di “prendere misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose”. Subito dopo, l’imam di Al-Azhar aveva deciso di rompere le relazioni con il Vaticano.
Si può evincere da ciò che papa Francesco è disposto a tutto pur di ricucire lo ‘strappo’?
Sì, il suo scopo è quello di fare di tutto per riconciliarsi pubblicamente con il mondo musulmano. Per lui tutte le religioni sono religioni di pace e tutte le religioni hanno i loro fondamentalisti. Lo si evince anche da certe sue considerazioni fatte a braccio, rispondendo alle domande dei giornalisti sull’aereo papale. Come quando, di ritorno dal viaggio apostolico in Polonia, mise sullo stesso piano la violenza dei fondamentalisti musulmani con quella di chi in Italia, Paese cattolico, uccide la fidanzata o la suocera…. Il fatto è che il Papa ha conosciuto l’Islam tramite un bravo iman di Buenos Aires…

LE CROCIATE: REAZIONE A UN ATTO DI AGGRESSIONE ISLAMICA
Lei ci ha detto raccontato prima dell’intervista di un episodio accaduto un mese fa in Tunisia…
A margine di una conferenza tenuta a Tunisi il 24 marzo scorso, un interlocutore mi ha rinfacciato l’esistenza di una violenza cristiana, facendomi l’esempio delle Crociate. E’ un esempio sbagliato, perché le Crociate non furono un atto di iniziativa cristiana, ma furono provocate da una decisione del sultano di Egitto, al –Hakim bi-amr Allah, che nell’anno 1009 aveva ordinato al suo segretario cristiano melkita di scrivere una lettera ai governatori di tutte le province – che si spingevano fino in Siria – perché facessero demolire tutte le chiese, a cominciare da quelle di Gerusalemme. Il 18 ottobre 1009 la basilica del Santo sepolcro fu distrutta e fu ricostruita dagli imperatori bizantini e completata sotto Costantino Monomaco nel 1048. Altre decine di chiese furono parzialmente distrutte in Siria e Palestina, ciò che suscitò la risposta delle Crociate.
Non si può dimenticare che all’epoca il pellegrinaggio a Gerusalemme, al Santo Sepolcro, per i cristiani era un atto molto importante per la remissione dei peccati…
Certamente. Scoperti gli effetti dell’ordine del Sultano, i pellegrini arrivati a Gerusalemme e poi rientrati in Europa, diffusero la notizia. Naturalmente ci vollero anni perché la notizia circolasse e giungesse alle orecchie del Papa. Allora nacquero le Crociate, da intendere prima di tutto come – ripeto – atto di reazione all’aggressione musulmana. Le Crociate erano l’espressione di un atto difensivo, corretto se inserito nell’etica dell’epoca.

L’ISIS E’ PIENAMENTE MUSULMANO: BASTA OSSERVARE LA BANDIERA…
Si associano spesso i cristiani alla colonizzazione…
E io osservo: “Ma che dite? Voi passate dalla religione alla politica! In effetti Cristo non ci ha mai detto: Andate e combattete. Voi invece lo fate in nome di Allah”.
Dite che l’Isis non è musulmano? Considerate allora un po’ la sua bandiera. E’ nera come quella di Maometto. Porta una scritta: “Non c’è altro Dio all’infuori di Allah; e Maometto è il messaggero di Allah”. Il credo musulmano è questo. Sotto vedete una spada, come quella che c’è anche nella bandiera saudita. Più musulmani di così … Del resto tutte le organizzazioni fondamentaliste hanno un loro imam, che stabilisce se giuridicamente un certo atto è lecito oppure no.
Faccio ancora un esempio. Quando l’Isis ha catturato un pilota giordano, l’ha messo in una gabbia e l’ha bruciato vivo. Al-Azhar ha reagito sostenendo che quell’atto non era islamico, perché c’è un detto di Maometto che stabilisce che il castigo con il fuoco è proprio di Allah. Purtroppo c’è anche un altro detto, dello stesso Maometto. Vengono da lui con due uomini sorpresi mentre compivano un atto sessuale tra loro. E lui “Bruciateli e buttate i corpi nel deserto”. Questa varietà di possibili citazioni, opposte tra loro, per l’islam è una tragedia.

SPERO CHE PAPA FRANCESCO PARLI DELLA CITTADINANZA DEI CRISTIANI
Che cosa ci si può aspettare dalla visita del Papa in Egitto, domani e dopodomani?
Per quanto riguarda l’incontro con il presidente Al-Sisi, come detto buon musulmano, ma anche desideroso di distinguere la sfera religiosa da quella politica, mi aspetterei che il Papa insistesse sulla necessità che i cristiani in Egitto siano considerati dei cittadini come tutti. Da anni chiediamo che la cittadinanza prevalga sull’appartenenza religiosa e speriamo che questa volta qualcosa si muova in tal senso.
E per quanto riguarda il discorso che terrà presso l‘università di Al-Azhar?
Penso che farà un discorso soprattutto sul tema della non violenza. Spero che si riferisca anche alla necessaria distinzione da fare tra politica e religione. Si deve riuscire a far capire che Al-Azhar parla per i suoi, non per l’intero Egitto.
Il viaggio apostolico avrà anche un importante aspetto ecumenico…
… e sarà certo di sostegno e incoraggiamento per i cristiani egiziani, che soffrono per la violenza dei gruppi islamici fondamentalisti. Papa Francesco nella visita sarà accompagnato dal patriarca Bartolomeo e l’incontro con il papa copto-ortodosso Tawadros – con il quale i rapporti sono già molto buoni – si prospetta sotto i migliori auspici per rafforzare la collaborazione concreta tra fratelli.
Come vede, per natura sono ottimista. Spero naturalmente di non dovermi correggere poi!

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